Pane, amore e tanto fango …di Daniele Magrini

È finito nel fango. Locuzione che oggi, nella giornata dell’esonero a sorpresa dalla Roma, si attaglia perfettamente a Mourinho. Anche perché quando casca uno Special One, fa ancora più rumore. E verrebbe di disquisire un pochino sul fatto che nel calcio meno ci si considera uno “speciale” e meglio è. Ma lasciamo stare Mou al suo destino e poco ci importa anche del suo sostituto De Rossi. Perché il babbo Alberto, pur avendo giocato nel Siena, ha sempre dichiarato di avere Livorno nel cuore. E quindi se lo tenga. In realtà, ciò che da queste parti, dalla periferia dell’impero calcistico, si accosta di più alla frase “è finito nel fango”, è la conclusione del “tri-ciclo” vincente del Siena. Più della Lastrigiana poté la mota, vien voglia di mettere subito in chiaro. E se quel tiro di Achy, nel finale, non fosse stato ribattuto da un difensore, sarebbe arrivato un altro successo.

Ma paradossalmente il pareggio a Lastra a Signa, avrà pure il sapore acre del fango, ma sa anche di vigorosa genuinità. Chi ha visto la partita avrà ben in mente un paio di cose accadute quando ancora si era sullo 0-0: prima uno slalom di Candido con salto di tre lastrigiani, con tiro di poco alto e poi, una sontuosa triangolazione bianconera: Boccardi, velo di Galligani, palla a Candido che la restituisce a Galligani con conclusione alta di poco. Ecco, se nel mondo la meritocrazia avesse un senso, la partita doveva finire lì. Vittoria al Siena per rispetto del gioco del calcio. Invece c’è stata la svistarella difensiva, il gol dei locali e qualche minuto di tribolazione.

Poi, ecco subito l’unica cosa pulita della partita: lo stacco sontuoso di Lollo che salta e insacca di testa senza nemmeno schizzarsi, per il pareggio subito riconquistato.

In sostanza, anche domenica si è avuto la riprova che il Siena sa calarsi nelle asperità della categoria: sa annaspare nel fango con animo nobile, dispensando anche qualche scampolo di bel gioco. È la dimostrazione che tutto l’ambiente bianconero sa mangiare pane e salame, senza spocchia. E non è poco. I tifosi l’hanno capito, dispensando un ruspante entusiasmo a tratti commovente. Se nel prossimo doppio turno ravvicinato il Siena dovesse battere Firenze Ovest e Sinalunghese, si potrebbe già pensare di chiudere i conti a primavera appena iniziata.

Che ci starebbe anche bene con la metafora del risveglio del calcio bianconero, alle prese con il tentativo di risollevare la testa lontano da avventurieri e pirati d’occasione. Chissà. Per ora, continuiamo con orgoglio e umiltà, a immergersi nel fango. Con la leggerezza di chi, comunque, sta mandando bene a memoria la frase di Gandhi: “La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”. Se vogliamo parafrasare in senso bianconero: “La vita non è aspettare che passi Montanari, ma imparare a triangolare in mezzo al fango”.

Fonte: FOL – ph. Lastrigiana ASD