Panariello:”Il Siena? Può giocarsela con tutti”

«Per fare un palazzo serve l’architetto, ma servono anche gli operai»: è una frase che ripete spesso, Aniello Panariello. No, non è facile rimanere fuori, ma se la Robur è dov’è, è anche grazie alla sana competizione che anima il gruppo. Lui ce la mette tutta: si allena e studia per la Laurea specialistica in Economia, studia e si allena, giovedì, a poche ore dal triplice fischio di Pistoiese-Siena ha dato un esame e ha preso 30. E 30 lo dà anche al Siena. Per la lode, però, c’è da aspettare ancora un po’. 

A Pistoia, un bel riscatto… 
«Sì, abbiamo giocato una bella partita, è un mattoncino in più. Abbiamo creato tanto, anche nella ripresa, con le ripartenze. Dopo il 2-1, con loro che hanno iniziato a spingere, ci siamo dovuti un attimo riprendere, ma non abbiamo davvero mai rischiato. Abbiamo conquistato tre punti importantissimi, dopo le due sconfitte. Anche se, sinceramente, la prestazione non è mai mancata». 

Avete già affrontato le squadre di alta classifica senza demeritare, pure il derby è stato equilibrato… 
«Credo che adesso inizino a delinearsi i reali valori. Il Livorno, il Pisa e l’Alessandria, benché un po’ indietro, sono le corazzate, l’Olbia e la Viterbese due buone squadre. Noi siamo lì, ma siamo partiti senza proclami, cercando di farci forti piano piano. Vogliamo crescere senza guardare troppo lontano, ma consapevoli di potercela giocare con tutti». 

Livorno, Siena e Pisa hanno le tre migliori difese del girone: che significa? 
«In questa categoria le compagini più forti sono quelle che al primo errore ti puniscono. Per questo la fase difensiva deve essere impeccabile e partecipata, gli attaccanti cioè devono essere i primi difensori e viceversa. Non è un caso che molte partite siano decise da palle inattive». 

Il ‘difensore’ Mignani cosa cosa ha dato a questa Robur? 
«Organizzazione nelle due fasi e una precisa idea di gioco. E a ognuno di noi consapevolezza e responsabilità. Sa di avere davanti uomini oltre che calciatori e si rapporta con rispetto dandoci la possibilità di agire senza condizionamenti. Poi sta a noi». 

Quanto è dura stare fuori?
«Pesa non giocare, ma è anche uno stimolo a dare di più: devi essere pronto quando ti capita magari l’unica occasione. L’importante è che ci sia sempre rispetto, che la competizione sia sana. Tra noi c’è un rapporto bellissimo». 
Il Pontedera? 

«Avversario insidioso. Ogni anno partono per salvarsi e giocano per non perdere. La loro filosofia è mettere giovani promettenti a fianco degli esperti ‘giusti’ e non è un caso che molti ragazzi, come Santini o Settembrini siano oggi in categoria superiore. Non sarà facile, ma se saremo quelli di sempre…». (Angela Gorellini)

Fonte: La Nazione