Pagliuca: un direttore d’orchestra che abbandona il palchetto e suona con i suoi ragazzi

Ci sono due tipi di allenatori, quelli che gestiscono una squadra e altri che la costruiscono e ne fanno parte attiva. Non è un’osservazione audace e nemmeno fuori dalla realtà, è sufficiente concentrare l’attenzione sui tanti allenatori che si sono succeduti sulla panchina del Siena negli ultimi anni e tutto sarà più chiaro. Guardiamo al presente e quindi a Guido Pagliuca. Il tecnico della Robur ha plasmato una squadra a sua immagine e secondo il suo credo calcistico: mai fermi, sempre sul pezzo, lavoro settimanale basato sull’insieme e sui dettagli, metodico e maniacale nel preparare la partita e studiare gli avversari ma, soprattutto, sempre accanto alla squadra quando scende in campo, che sia un allenamento, un’amichevole o una partita con i tre punti in palio. Non è un direttore d’orchestra che sale sul palchetto con la bacchetta in mano ma ne fa parte attiva, è uno dei musicisti che suonano nella banda, che ha in mano lo strumento più importante, quello che dà i tempi e crea le armonie. E il carattere? Beh, secondo me non esiste un bel carattere o un brutto, si tratta solo di averlo o meno. Ritorno ancora una volta alle parole di Danilo Nannini su un attaccante che segnava spesso ma era molto focoso, adattabili a pennello a Guido Pagliuca: “Non cerco il marito alla mi’ figliola, ma uno che mi faccia vincere le partite”. Ma questa è un’altra storia che dovrà essere vissuta fino in fondo. (Nicnat)

Fonte: FOL