Oltre i numeri

Il finale di stagione della Robur è costellato di numeri. Le più che probabili griglie playoff di qualche settimana fa hanno lasciato spazio alle griglie playout. Tra addizioni, sottrazioni e calcoli vari, la sostanza dice che al Siena mancano 4 punti per conquistare la salvezza matematica. Ma, se dovessero continuare i “regalini” delle dirette concorrenti, potrebbero bastarne di meno.
E scivolare al quintultimo posto, sotto al quale da ottobre in poi i bianconeri non sono mai andati, non per forza costringerebbe gli uomini di Scazzola a disputare i playout. Il regolamento, infatti, prevede che in caso ci siano almeno 9 punti a separare penultima e quintultima lo spareggio non si gioca e va in D la squadra peggio classificata.
In pratica in questi ultimi 270’ il Siena può salvarsi se fa un punto in più della Lupa Roma e al massimo uno in meno della Racing Roma. Sempre che la Robur non sprofondi ancora più giù, il che complicherebbe ulteriormente le cose.
Discorsi di questo tipo, in ogni caso, non fanno altro che certificare il fallimento pressoché totale dell’operazione Scazzola. Chiamato a dicembre, quando la situazione, per quanto poco entusiasmante, pareva ancora sotto controllo. Con il chiaro intento, da parte della dirigenza, di far cambiare marcia alla squadra e appostarsi stabilmente in zona playoff.
Il risultato è che, comunque vada, Scazzola sarà il peggiore fra i quattro allenatori che hanno affollato la panchina del Franchi in queste due stagioni di terza serie.
A dirlo, a proposito di numeri, è una media punti (0,94) da zona retrocessione.
Che rimarrà più bassa di quella di Atzori (1,30), Carboni (1,38) e Colella (1,27) anche in caso di filotto improvviso di tre vittorie consecutive, con cui l’ex Pro Vercelli arriverebbe a quota 1,25.
Al di là dei numeri, c’è la netta sensazione che neanche quest’anno il gioco sia valso la candela. Cambiare tecnico molto presto lungo la stagione (a inizio dicembre), se la classifica non piange, porta benefici a brevissimo termine. Ma a lungo andare la scossa si attenua e in bocca rimane l’amara percezione che, come recita il detto, “si stava meglio quando si stava peggio”. (Giovanni Marrucci)

Fonte: Il Fedelissimo