OGGI SU “LA STAMPA”: VIAGGIO A MOGGI-CITY

C’era una volta Moggi-City, e forse c’è ancora. Calciopoli 1 ha costretto al maquillage anzitutto due società, Juve e Siena. Da una parte la Triade, dall’altra la squadra-Gea. Calciopoli 2 sembra dimostrare che non molto è cambiato. Luciano Moggi vive e lotta in mezzo a loro. Tesse i fili, smuove i portaborse, ordisce vendette. E ha ancora la fissa del Siena. Nei verbali, al telefono con l’ex vicepresidente senese Claudio Mangiavacchi, ipotizza addirittura un acquisto della società («servirebbe uno tipo Abramovich»). Lucky Luciano è nato a Siena (Monticiano), conosce la città – e i suoi gangli di potere – come pochi.
I suoi concittadini, però, non amano parlare di lui. Placida nella sua indubitabile bellezza, la città si sforza di vivere la vigilia di Juve-Siena come fosse una partita normale. I tifosi ostentano tranquillità. «Siamo stati 94 anni nelle fogne», ricorda Simone Taddei, fondatore di uno dei primi Siena Club. «Poi siamo carambolati in B e di colpo in A. Come potevamo, durante lo strapotere Gea, porci problemi etici?». E Moggi? «Non mi interessa. Preferisco pensare alla salvezza, non dimentico che fino a pochi anni fa giocavamo con il Poggibonsi». Gli fa eco Simone Cresti, membro della goliardica Brigata Cinta Senese (la razza suina locale). «Non vorrei che ormai Moggi si intercettasse a prescindere, per fare notizia».
Però l’entusiasmo latita. «Siena non è Firenze, la Juve è un’avversaria come tante. La nostra priorità è il Palio. Poi ci sono quelli che seguono la Mens Sana e i calciofili che rinfacciano al Monte dei Paschi di essersi interessato al calcio solo quando le cose giravano bene». Il Siena Calcio, due anni fa, è cambiato. Non ci sono più Luigi De Canio, Antonio Conte, Giorgio Perinetti. Il vulcanico ex presidente Paolo De Luca è morto a marzo. Il nuovo presidente, Pier Luigi Fabrizi, è a Milano e si dice irreperibile. In sua voce parla Roberto Zanzi, direttore generale, con toni quasi stizziti: «Il cordone ombelicale con la Juve è stato totalmente reciso. Basta con questa storia».
D’accordo, ma Moggi continua a parlare di Siena (e Mangiavacchi non venne immediatamente allontanato). «Mangiavacchi non ha incarichi da tempo. Moggi parla di Siena per motivi territoriali. Le intercettazioni non hanno rilevanza penale, casomai sono inopportune». Meno diplomatico Carlo Petrini, accusatore bene informato del calcio italiano. Anche lui è nato a Monticiano. «Ho visto Moggi l’estate scorsa al Bagno Il Golfo di Follonica. Vestito male, sembrava un povero vecchio. Mi ha detto: “Però, i tuoi libri…”. Ha ammesso che qualcosa di vero c’era. Moggi è ancora il re del calcio. Fortunatamente è scivolato nella buccia di banana della sua arroganza. Siena? Perinetti era suo autista a Torino, De Canio prova a piazzarlo da tutte le parti. Alla nuova società dico di stare alla larga da lui, Moggi non è un uomo, ma una catastrofe».
La biografia di Moggi è “Un calcio nel cuore”, l’ultimo libro di Petrini “Calcio nei c…oni”. Questione di centimetri. «Il suo testo è pieno di bugie, fossi nei giornalisti che l’hanno scritto mi vergognerei». Uno che di Siena si intende è Stefano Argilli, oggi alla Cremonese. Nel 2005, con un gol all’ultima giornata, salvò la squadra in cui militava da anni. Pochi giorni dopo, gli rescissero il contratto. «Non mi volle la Gea», ripete come un anno fa, quando fu tra i pochi a rompere il muro di omertà, inimicandosi la società (De Canio lo bollò come «persona scorretta») e parte della città. «Ai giudici ripetei quelle che non erano prove, ma opinioni radicate. Nello spogliatoio percepivamo la mano lunga della Gea, ma le intercettazioni svelarono una situazione peggiore di quanto pensassi». Stupito da Calciopoli 2? «Era impossibile che tutti i delfini di Moggi prendessero le distanze. È un’inchiesta che fa bene, tiene alta l’attenzione, l’Italia ha l’abitudine di indignarsi sul momento e dimenticare tutto il giorno dopo».
Argilli ha residenza a Siena. «Qualcuno non mi parla ancora, ma un mese fa ho visto Siena-Empoli in curva e il clima era cordiale. La nuova società ha cambiato tutto, perfino i segretari: gliene va dato atto. Prendono ancora qualche giocatore in prestito dalla Juve, ma lo fanno tutti». Su Calciopoli non vuole esporsi nessuno. «Non conviene. Negli spogliatoi passo ancora per quello che ha criticato il calcio dall’interno. All’inizio era sgradevole, adesso no». Ha mai rincontrato De Canio? «L’ho rivisto in tv, parla un inglese orrendo. È quello che ne è uscito peggio, per tutti è l’uomo Gea. È andato a ripulirsi in Inghilterra da Briatore, ma come fai a ripulirti con Briatore?». Domenica c’è Juve-Siena. «Preferisco pensare alla Cremonese. Da senese, con la Juve ho giocato sei volte e ci ho sempre perso». Coincidenza? Qui Argilli sorride. (
ANDREA SCANZI)
Fonte: La Stampa