L’attesa della gara. Quella vera, quella che sale giorno dopo giorno. Come non succedeva da tanto, troppo tempo. Sarà l’avversario, sarà una classifica che fa stropicciare gli occhi anche se solo all’inizio, sarà il fatto che gare così mancavano e ci mancavano da troppo tempo. Non ci sarà Mignani come in quella dolce sera di maggio 2002 o Conte a guidarci dalla panchina come nel 2011 per il poker bianconero, è vero che siamo in D, ma è sempre la sfida tra Siena e Livorno, un classico che abbiamo visto in tutte le serie e che torna domenica come sfida al vertice. Un settore ospiti esaurito, un popolo bianconero che si mobilita e risponde all’appello del proprio condottiero Lamberto Magrini per star vicino alla squadra in una sfida dal sapore antico ma quanto mai piacevole.
Big match, senza sé e senza ma, che sicuramente non deciderà niente comunque vada. Troppo scafati sia Magrini che Indiani per lasciarsi trasportare da facili entusiasmi, troppo esperti per non capire quanto l’importanza della gara vada oltre ai tre punti in palio domenica al Franchi. Vincerla, magari, ma allo stesso tempo non perderla per troppa voglia di portarla a casa (in quanto ci ricordiamo il gol nel recupero di Vantaggiato nella sfida del novembre del 2017 che regalò la vittoria al Livorno e, forse, conti alla mano anche qualcosa di più…).
Novanta minuti da vivere, accanto e con la squadra, con la voce e con il cuore contro un avversario che, ce ne vogliano tutti gli altri, non è proprio come tutti gli altri della classifica. E allora che derby sia, cara Robur, prendo la sciarpa e vengo da te…
Ps statistico, nel 1999, nel 2003 e nel 2011, la vecchia e cara Ac Siena e il Livorno giocavano lo stesso campionato.
Fonte: Fol
