Non paga gli assegni di mantenimento: pesante condanna per Bachini

I riflettori si riaccendono sul livornese che giocava nella Juventus insieme a Zidane, che nell’Udinese serviva assist da applausi per i piedi di Bierhoff, che nel Brescia manovrava la plancia del centrocampo insieme a Roberto Baggio. Ma ancora una volta – come quando nel 2005 fu trovato recidivo alla cocaina in un test antidoping dopo Lazio-Siena e fu squalificato a vita – per Jonathan Bachini le luci illuminano un dramma.
Di mezzo c’è la famiglia, la separazione, l’ex moglie con le tre figlie. A novembre dell’anno scorso il calciatore era stato citato in giudizio per non aver pagato loro gli alimenti. E ora è arrivata la sentenza: una condanna a tre mesi di reclusione, 300 euro di multa e pagamento delle spese processuali.
Il giudice ha concesso all'ex nazionale il beneficio della sospensione condizionale della pena a patto che Bachini adempia ad una serie di obblighi. A partire dal risarcimento a cui è stato condannato: 81mila euro da versare alla moglie costituitasi parte civile per assegni non pagati alle figlie e altri 10mila euro per danni morali, oltre a spese legali, rivalutazione Istat e interessi che matureranno dalla sentenza al saldo.
A emettere il verdetto il tribunale di Udine, sezione distaccata di Cividale. Bachini, che non si è presentato in aula, controreplica al Tirreno: «La storia non è ancora finita, il ricorso è già pronto e sono convinto che dimostrerà la verità e cioè le mie ragioni. La mia ex moglie pretende di fare la bella vita in quanto moglie di calciatore, ma non funziona così. Se vuole più soldi di quelli che le spettano vada a lavorare come sta già facendo. Ho sempre pagato quello che dovevo e quello che ho guadagnato in carriera appartiene a me e alle mie figlie, non a lei».
In realtà in aula il difensore del calciatore ha puntato soprattutto sul suo stato d’indigenza, ma il giudice nelle sue motivazioni ha replicato che se «è vero che l’imputato dal 2006 percepisce redditi irrisori, è altresì vero che sino a quella data aveva percepito redditi stratosferici, propri di un calciatore di alto livello. Ritenere che di quel patrimonio nulla oggi sia rimasto non è credibile». Aggiungendo: «Anche se così fosse non potrebbe parlarsi di incolpevole stato di indigenza, da un lato perché le sventure professionali nelle quali è caduto Bachini sono a lui imputabili, dall’altro in quanto l’imputato è un uomo di soli 38 anni, sano e in forze, dal che pare inverosimile che non sia riuscito a trovare un’alternativa lavorativa».
Fonte: Il Tirreno