Non c’ha fermato la pioggia, ma la neve?

Il tifoso, per definizione, non può definirsi creatura razionale. Quello delle “piccole” poi ancor meno: nella maggior parte dei casi sostiene una squadra senza grossi nomi in rosa, è meno tutelato rispetto ai supporters di blasoni più nobili, la sua bacheca dei trofei prende la polvere. Al massimo può gioire per una salvezza. Però chi sostiene la compagine della sua città lo fa perché questa porta sui campi di calcio una storia, simbolo di un popolo, nel nostro caso, sanguigno, lezzo, polemico e fiero insieme.

E pigro? Anche. Perché i dati parlano chiaro. Sono tremila i biglietti venduti per la partita di domani, traguardo storico per la Robur, che si gioca la possibilità, o parte di essa, di approdare alla finale di Coppa Italia, apice mai raggiunto nella sua secolare e travagliata vita. Tremila spettatori, senza contare ospiti e accrediti, in uno stadio che può contenerne quindicimila non sono niente in genere, figurarsi per un appuntamento simile.

Le tensioni che regolano i rapporti fra esponenti della società sono note; i risultati non certo felici del mercato invernale, nonostante i giudizi, così come certe interviste molto recenti, si contraddicano, lo stesso; la condizione di certi giocatori e la posizione in classifica non regalano sonni tranquilli ai tifosi. Ma questi non sono alibi.

Domani sera siate tifosi davvero, irrazionali e appassionati: rinunciate alla Rai, alla cena frettolosa per piazzarsi sul divano, alle pantofole e al calore casalingo.

Munitevi di sciarpa, calzamaglia, calzettoni, cappotto, guanti e colbacco, se l’avete. E di voce, tanta voce.

Chiamate gli amici di sempre ed entrate allo stadio tutti insieme. Perché, nonsuccedemasesuccede, per esultare, è sempre meglio rotolarsi sui gradoni diacci della gradinata o della curva che alzarsi di scatto dalla poltrona, ribaltare coperta e tazzina del servito bòno, berciare e discutere poi con moglie e vicini, no?

(geierre)

 

fonte: Fedelissimoonline