Noi non dimentichiamo: ciao Paolo

Cinque anni fa ci lasciava Paolo De Luca, il Presidente del sogno, della Lucida Follia.

Paolo De Luca è stato un grande presidente, un napoletano che ha dimostrato di amare questa nostra contraddittoria città molto di più di tanti senesi.

Un folletto tutto ingegno ed energia che pensava tutti i giorni, alla sua Robur, una società che gli era stata tirata addosso perché nessuno la voleva.  Era un peso la Robur, un peso che aveva “osato” riconquistare la serie B e riaffacciarsi nel calcio che conta, scavalcando gerarchie ben consolidate e ormai accettate dai più.

La Robur non era un vanto, essa rappresentava un problema. Nelle dinamiche spesso incomprensibili che nascono nel nostro “paesone” la inaspettata scalata ricorda molto da vicino il vecchio film  “Teorema”, di Pier Paolo Pasolini, che dipinge tutti i disagi di una “perfetta” famiglia medio-borghese sconquassata dall’arrivo di un ospite inatteso che fa saltare tutti gli equilibri esistenti.

L’attesa di molti era quella di un repentino ridimensionamento e il loro desiderio stava per realizzarsi in quel campionato 2001-2002 in cui la Robur, già retrocessa, fu consegnata nelle mani dell’ingegnere napoletano. Chi meglio di lui, non senese, per riaccompagnare il vecchio sodalizio nella categoria che gli era stata “concessa”, quasi ritagliata su misura?

Ma da qualche parte era scritto che non doveva finire così e che i migliori anni della nostra vita sarebbero stati quelli a venire.

Prima la salvezza miracolosa, poi il trionfo di Marassi, l’apoteosi del Rastrello, la serie A.

L’ingegnere napoletano aveva compiuto il miracolo, aveva realizzato ciò che mai nessuno aveva osato sognare, rompendo definitivamente quegli equilibri prestabiliti e già parzialmente saltati con la promozione in serie B.

Fosse successo in una qualsiasi altra città dello stivale lo avrebbero portato in trionfo, in palmo di mano, eletto al ruolo di semidio. A Siena no.

Nessun riconoscimento civico, qualche formale ringraziamento, ma niente di più. All’uomo della lucida follia rimase solo il grande affetto dei tifosi.

Paolo De Luca non era un santo, né lui si sentiva tale. Era un uomo il cui destino si incrociò, per uno di quei casi strani della vita, con quello della Robur. Si nnamorò repentinamente e come spesso amava ripetere: “quando ti innamori a 60 anni sei disposto a fare follie”. Lucide follie.

Di lui non ricordiamo solo i risultati ottenuti, che pure sono importantissimi, ma la sua filosofia, il suo modo di affrontare la vita, la sua serena visione del mondo che lo circondava, il tutto alimentato da un’inesauribile volontà di non porsi limiti.

Ci ha regalato un sogno e avrebbe voluto insegnarci a sognare. Abbiamo preso il sogno, rinunciando al resto. (nn)

Fonte: Fedelissimo Online