Noi ci crediamo

Una frase semplice, spesso utilizzata a sproposito, ma non nel caso del Siena. Sì, noi ci crediamo, perché la squadra, la banda Beretta, ci ha trasmesso grande fiducia, fin dall’inizio, fin dalla prima penalizzazione, un handicap che pesa e peserà sulla coscienza di tanti.
Il nostro orgoglio, la nostra iniezione di fiducia arriva solo da quel gruppo che difende i nostri colori, su cui è stato detto e scritto di tutto e di più, ma mai abbastanza per esaltare la grandissima stagione che stanno disputando.

Lavorare con impegno durante la settimana, lottare in campo fino all’ultima energia, tra mille difficoltà e altrettante umiliazioni, non è così semplice e quando una parte della fatica viene puntualmente annullata, lo è ancora di meno.

Spesso ci siamo chiesti come sarebbe stata la situazione se non avessimo avuto un gruppo di uomini veri che a ogni legnata ricevuta si sono rialzati e hanno ripreso a camminare come se niente fosse successo.

Una squadra così meriterebbe lo sguardo benigno della dea bendata, ma nell’anno in cui nessuno ci dà una mano, anche lei si è distratta.
Pazienza, faremo solo con le nostre forze, con il nostro impegno, con quella determinazione propria di uomini con la “U” maiuscola che, nelle difficoltà, riescono a moltiplicare le forze, guardare avanti e raggiungere l’obiettivo.

Rimane l’amarezza nel dover constatare che la Robur che è sempre più sola, che per salvare una storia di 110 anni dobbiamo solo sperare e credere nella squadra e nell’amore dei tifosi, sperando che, alla fine, qualcosa rimanga tra le mani e non si volatilizzi, triturata dai mille problemi che ogni giorno si presentano. In questo momento delicato, i tifosi della Robur sono chiamati a moltiplicare il sostegno alla squadra e lo diciamo pur sapendo che non sarà necessario nessun appello.

Chi viene chiamato a giocare difende la nostra voglia di non morire, rappresenta il nostro spirito, il nostro orgoglio. Dobbiamo scendere in campo con loro, fargli sentire il nostro affetto e la nostra riconoscenza, far capire a tutti gli avversari che davanti non hanno squadra, ma un’intera città che non vuole subire ulteriori umiliazioni oltre a quelle che ha già dovuto sopportare.

Parlare di altro, in questo momento serve a poco o nulla. Noi ci crediamo. (NicNat)

Fonte: Il Fedelissimo