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Nicola: “Il Siena mi ha fatto conoscere la Serie A. Allenarla in futuro? Sarebbe una bella cosa”

Ho un legame bellissimo con Siena. A parte la bellezza architettonica della città e i suoi abitanti, è la prima squadra che mi ha dato la possibilità di giocare in Serie A. Un’esperienza bellissima”. Davide Nicola, premiato ieri dall’Aiac Siena con la Briglia d’Oro 2025, torna indietro nel tempo, alla stagione 2004-05, la seconda del Siena in massima serie, iniziata con Simoni e conclusa con De Canio, con quella salvezza raggiunta all’ultimo tuffo, il gol di Argilli con l’Atalanta. “Ricordo di aver incontrato persone straordinarie, come il presidente De Luca, Gigi Simoni che mi ha insegnato tanto, un De Canio giovane, rampante, una società che non ci faceva mancare niente, un grande affetto dei tifosi e una squadra di giocatori davvero interessanti, a partire da Tudor, che oggi allena la Juventus, e poi D’Aversa, Mignani, Chiesa, Flo, Taddei, Falsini… insomma, credo che il più normale fossi io!”.

Vent’anni dopo, la Robur si trova in Serie D. “Se mi piacerebbe allenarla? A me piace allenare in tutti i posti dove provo delle emozioni. Seguo quello che sento dentro. Quindi se nel mio percorso un domani ci fosse questa possibilità, ovviamente per la soddisfazione di entrambi, sarebbe una bella cosa”.

Nicola è stato premiato per la salvezza in A col Cagliari. “Nulla di straordinario – dice – è stata una salvezza normale, voluta ed arrivata con un progetto che ha funzionato in un contesto dove mi sono trovato benissimo, in una terra meravigliosa. Futuro (è vicinissimo alla Cremonese, ndr)? Ad oggi sono sotto contratto con il Cagliari, vediamo quello che succede”.

Nicola ha raggiunto sei salvezze di fila con sei squadre diverse, alcune anche in maniera clamorosa. “Non è un discorso motivazionale, è già un po’ che cerco di spiegare questa cosa alle persone. Non è che passo il tempo a motivare le persone, anche perché lavoro con dei professionisti, atleti di alto livello, sono già persone motivate. Faccio vedere la mia energia e lavoro sulle idee con loro, cercando di rispettarne le caratteristiche, ideando un progetto tecnico-tattico che possa enfatizzarle”.

Sul riconoscimento dell’Aiac Siena “l’effetto è straordinario – aggiunge l’allenatore – pperché quando ti premiano vuol dire che qualcuno ti ha apprezzato. Però bisogna essere anche coscienti del fatto che un premio rappresenta sempre il lavoro di molti, non solo dei mister. A chi lo dedico? Ormai diventa sempre più lungo l’elenco: la mia famiglia, gli amici, il mio staff che è una seconda famiglia e soprattutto gli attori principali, i giocatori ovviamente, e la società che mi ha permesso di avere questa avventura. Io credo che ognuno di noi da solo possa fare davvero poco, e questo non lo dico per falsa modestia. So riconoscere il mio lavoro e i meriti, ma so perfettamente che da solo farei davvero poco o nulla”.

Nicola tocca anche altri argomenti. Dal mondiale per club (“ormai il mondo pretende da ognuno di noi sempre di più, bisogna capire quanto questo di più sia davvero utile”) alla Nazionale di calcio. “Sono contento che sia arrivato un uomo che ha passione, che la gente ha saputo conoscere per questa lealtà e veridicità di come si pone. Gli si sta chiedendo qualcosa di incredibile ed è proprio per questo che lo ammiro, per il fatto che abbia accettato. Perché io avrei fatto lo stesso. A un certo punto devi credere che a muoverti non siano solo contratti o progetti”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol