Rassegna Stampa

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21/04/19 19:30 | La Nazione – Dolci: “Il Siena può dare fastidio a tutti”.
La Nazione – Dolci: “Il Siena può dare fastidio a tutti”.

Ricaricata dalla vittoria con la Carrarese, la Robur ha ancora due ostacoli da superare: il Novara e il Piacenza. Per recuperare altro terreno e presentarsi ai play off nella forma migliore e con il dovuto ritardo: a parlare il diesse bianconero Giovanni Dolci.
Una vittoria fondamentale, quella di giovedì.
«Sì, perché è servita a riscattare subito la sanguinosa sconfitta con l’Albissola e perché è arrivata contro una squadra forte e ben allenata, da play off. Dopo il ko i ragazzi hanno reagito: sono stati sul pezzo tutta la settimana e dimostrato che se in campo fanno quello che sanno fare possono dare fastidio a chiunque».
Alle squadre di alta classifica sicuramente…
«E’ vero abbiamo perso punti principalmente con le squadre che stanno in basso, ma questo dimostra quanto il campionato sia complicato, molto di più della passata stagione. Non ci sono risultati scontati».
Ora il Novara, che lei conosce bene, poi il Piacenza.
«Ero in Piemonte quando la squadra ha centrato la promozione dalla C alla A, mi porto dentro tanti ricordi, ma per me sarà una gara come le altre. Complicata: loro hanno già conquistato i play-off, ma vorranno finire il meglio possibile, per arrivare carichi agli spareggi e vendicare una stagione disputata in parte sotto le aspettative. Per quanto riguarda il Piacenza, tanto dirà lo scontro diretto di martedì. Può ancora succedere di tutto e non è escluso che gli emiliani al Franchi si giocheranno la B: massima attenzione quindi».
Due nomi, Gliozzi e Contini: loro in B ci andranno di sicuro, è d’accordo?
«Hanno abbondantemente le qualità per farlo. Che Ettore sarebbe esploso ne ero sicuro, per questo l’abbiamo voluto a tutti i costi. Ha grandissime potenzialità: aveva solo bisogno di trovare l’ambiente adatto. Nikita lo seguivo da quando giocava nella Primavera del Napoli, ho sempre intravisto in lui grandi doti. Ora sono venute fuori».
Aramu, rinnoverà?
«Il Siena è in continuo contatto con l’agente».
Nota di merito, però, anche a un ragazzo, l’unico cresciuto in bianconero, che piano piano è riuscito a emergere: Romagnoli.
«Mirko è stata una piacevole sorpresa. Lo abbiamo tenuto perché credevamo in lui e l’anno scorso lo abbiamo girato in prestito al Rimini, dove peraltro ha fatto molto bene vincendo il campionato, per farsi le ossa. E’ un ragazzo serio che si applica e che merita di giocare. Ed è anche la dimostrazione dell’ottimo lavoro che dall’avvento della famiglia Durio-Trani sta facendo il settore giovanile: regalare un ottimo giocatore alla prima squadra è motivo di soddisfazione. Non sempre succede: lavori, lavori e poi non ottieni nulla».
Squadra giovane, quella di quest’anno…
«Rispetto allo scorso anno abbiamo deciso di abbassare l’età dell’organico. E i ragazzi, dopo un’estate turbolenta, sono cresciuti in maniera esponenziale. A parte qualche scivolone hanno disputato un’ottima stagione, anche grazie al lavoro, eccellente, che Mignani sta portando avanti da due anni».
I tanti gol presi?
«Ripeto, questa è una squadra diversa rispetto a quella dell’anno scorso, più propensa alla fase offensiva: i 53 gol fatti, gli 11 rigori assegnati, sono il segno che giochiamo prevalentemente nell’area avversaria; conseguentemente, qualcosina, concediamo. Pur lavorando sempre e con molta dedizione sulla linea». (Angela Gorellini )

Fonte: La Nazione

 

 
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12/04/19 16:43 | La Nazione - Pedrelli: “Scontri diretti decisivi”
La Nazione - Pedrelli: “Scontri diretti decisivi”

Una sconfitta, con l’Arzachena, per ricordare quanto sia difficile questo campionato. Una vittoria, quella con l’Olbia, per rilanciarsi. Un poker di partite da vincere, per salire sul palcoscenico dei play off tra gli attori principali. Tanti cross tenuti al caldo, da sfornare nel momento migliore: Ivan Pedrelli.

Domani l’Albissola: che ci dice?
«E’ facile dire che sulla carta certe partite sono facili, ma nella realtà non è così. Queste squadre contro di noi danno sempre qualcosa in più, a maggior ragione quando giocano in casa. Quindi dovremo andare là motivati al massimo e convinti di noi stessi».

Secondo posto possibile?
«Al primo posto possono ambire solo Entella e Piacenza e lo scontro diretto tra le due potrebbe essere decisivo. Per il resto è bagarre. Noi dobbiamo crederci: ci sono ancora diversi scontri diretti da giocare, basta poco per salire e scendere. Tante squadre puntano allo stesso obiettivo, compreso l’Arezzo che domani si prenderà i tre punti riposando. Ma anche noi ci siamo».

Avvertite, a questo punto, un po’ di stanchezza?
«Dopo il tipo di campionato che ci siamo trovati a disputare, penso sia fisiologico. Abbiamo giocato a ritmi altissimi, il clima non ci sta dando una mano. E’ freddo, poi è caldo, poi è di nuovo freddo: non è facile prepararci. Ma di energie ne abbiamo ancora, dobbiamo buttarle tutte in queste quattro partite che rimangono. Poi inizierà il mini-ritiro prima della nuova tappa del nostro cammino che speriamo inizi il più tardi possibile. Anche ci fosse da aspettare tanto pazienza, preferisco guardare gli altri in tv e magari giocare qualche amichevole».

Ci sono tante squadre forti anche negli altri gironi che ambiscono alla B…
«I play off sono un campionato a parte, in cui si azzera tutto e si ricomincia. In ballo ci sono tante cose, le motivazioni, le ansie, le pressioni. Non conta solo il valore tecnico di una squadra, per quanto, naturalmente, sia importante».

Lei è esperto di play off…
«Li ho giocati con il Bologna, con il Benevento, tre volte, con l’Aquila, con il Foggia. Praticamente con tutte le squadre in cui ho militato. Mi sono sempre fermato in semifinale però… Speriamo stavolta sia quella buona».

Siamo ancora in attesa del suo gol…
«E’ vero ne segno due all’anno, di solito, e uno l’ho realizzato a Livorno. Speriamo arrivi presto, anche se con questo sistema mi viene più difficile: devo dare ampiezza e crossare più che andare per vie centrali. Diciamo così: spero di fare più cross possibili, che siano decisivi per tagliare il traguardo». (Angela Gorellini)

Fonte: La Nazione


 

 

 
12/04/19 16:26 | Tuttosport - D'Ambrosio:"L'impresa per la città"
Tuttosport - D'Ambrosio:"L'impresa per la città"

Il fatto di avere un fratello-gemello più famoso non lo ha mai condizionato. Anzi, per Dario D’Ambrosio, le imprese di Danilo, ora all’Inter, costituiscono uno stimolo per continuare a migliorarsi da capitano ed elemento indispensabile del Siena del tecnico Mignani.
«A prescindere dagli oneri che gravano sulle spalle di un capitano, un giocatore deve sempre assumersi le proprie responsabilità dentro e fuori dal campo. Il comportamento è fondamentale sia per te stesso che per i compagni». 

Ma che capitano è D’Ambrosio? E come si rapporta con i più giovani? 
«Penso normale. In una squadra poi l’età conta relativamente. Un ragazzo, con la sua spensieratezza e il suo entusiasmo può darti una mano in un modo così come un “esperto”, con la sua maturità, può dartela in un altro. Ripeto, la cosa più importante è come ti comporti. In questo calcio moderno anche i ragazzi vengono responsabilizzati, a volte sin troppo. Io penso che bisogna dare tempo ai giovani di crescere e sono convinto che per loro sia meglio disputare un anno di più in Serie C che fare subito il salto in B o in A. Naturalmente a patto che si tratti di un vero talento». 

Lei ha vissuto la doppia delusione della scorsa stagione. Il Siena l’ha superata? 
 «Ci hanno tolto, con il mancato ripescaggio, una cosa che ci spettava di diritto. Ma questa brutta esperienza fa parte ormai del passato e noi dobbiamo pensare a conquistare la promozione sul campo. Basta parlare di quel che è stato e dei torti subiti, il rischio di crearsi un alibi è forte. Ma questo non può succedere perché squadra, staff tecnico e società formano un gruppo compatto con in testa l’idea di fare sempre il massimo». 

Che differenze ci sono tra il Siena attuale e quello dello scorso anno? 
«Nella stagione scorsa l’organico era formato da molti giocatori d’esperienza, adesso ci sono molti giovani e il tecnico può contare su due giocatori per ogni ruolo. In sostanza direi che siamo più completi. Poi, a fine campionato, vedremo quale sarà stato il verdetto del campo. Certo è che stiamo lottando in un girone molto competitivo, più duro degli altri due della C. Ci sono avversarie di grandissimo valore e ogni partita è una battaglia. Ma noi abbiamo consapevolezza nei nostri mezzi, possiamo battere chiunque e non abbiamo paura di nessuno. Fondamentale per il nostro futuro sarà chiudere il più in alto possibile così da affrontare i playoff nella posizione migliore». 

E a che punto è la carriera di capitan D’Ambrosio che a ottobre ha rinnovato col Siena fino al 2021? 
«Lavoro per crescere sempre. Con l’età ho acquisito una fiducia che primo non avevo ed ho imparato che nei momenti difficili bisogna allenarsi con ancora maggiore intensità per ritrovare serenità e forza. Non ho rimpianti, ho sempre fato ciò che ritenevo giusto per me,e sono contento della mia carriera. Questo è il mio quarto anno nel Siena e mi trovo a casa mia. La città poi è fantastica, mia moglie Teresa, e il mio figlioletto Alessandro, qui stanno benissimo. Ho 30 anni e sinceramente non ho mai pensato a quello che potrà essere il mio futuro dopo il calcio attivo. Sono concentrato unicamente sul mio lavoro e sulla mia squadra. L’importante è cercare di evitare gli infortuni perché tolgono sempre qualcosina». 

La Serie C sta stretta al Siena. 
 «L’ho sempre pensato, soprattutto adesso dopo l’avvento della nuova dirigenza. Dietro di sè questo club ha una storia importante e la città possiede un fascino unico. Insomma il Siena starebbe meglio qualche categoria più in sù. Speriamo di centrare l’impresa, questa città ultimamente ha davvero sofferto troppo».

Fonte: Tuttosport

 

 
12/04/19 16:21 | Tuttosport - Mignani: "Noi più forti di prima"
Tuttosport - Mignani: "Noi più forti di prima"

Michele Mignani guarda avanti senza dimenticare il passato. Dopo una stagione intensa, la scorsa, passata tra grandi soddisfazioni e un’incredibile delusione finale, ne sta portando a termine un’altra, altrettanto faticosa e “sudata” con la speranza di centrare un’impresa. 

«Meglio non parlare dell’obiettivo che tutta Siena attende, molto meglio sottolineare come questa squadra sia più che determinato nel raggiungere il massimo risultato possibile che le permetteranno le proprie possibilità. Troppo importante per noi, per la società, per la piazza il momento che stiamo vivendo. Soprattutto dopo l’esperienza dell’estate scorsa. Abbiamo dovuto gestire un doppio tremendo contraccolpo non solo psicologico per la finale playoff persa col Cosenza e per il mancato ripescaggio in B che ci spettava per regolamento».  

Come siete riusciti a superare queste avversità?
 «E’ stato difficile per tutti. L’estate si è rivelata una lunga agonia, tant’è che abbiamo cominciato giocare ai primi di ottobre e gli strascichi si sono protratti per un po’. Non è facile restare fermi a lungo tra l’incertezza del futuro. Per fortuna il gruppo ha capito che nessuno del Siena aveva responsabilità, i ragazzi hanno sopportato il momento e si sono compattati. La cosa più difficile è stata, quando siamo potuti tornare in campo, ritrovare il ritmo partita e adeguarci alle avversarie che erano partite prima di noi. Poi siamo cresciuti, sono arrivati risultati gratificanti e ora eccoci di nuovo a combattere per un grande risultato». 

Campionato falsato, dunque... 
«E’ nato male e con il passare del tempo si sono aggiunte situazioni particolari come quelle relative alla Pro Piacenza, alla Lucchese e al Cuneo. Sembra che non ci siano certezze e allora è meglio cercare di andare avanti, pensando partita dopo partita e a vincere il più possibile.  

E’ un Siena parecchio diverso, questo, rispetto a quello passato. 
«L’attuale organico mi offre maggiori soluzioni tecnico e tattiche. Ora ci muoviamo con più velocità verso la porta avversaria, l’anno scorso eravamo più lenti perché palleggiavamo di più. Caratteristiche dei giocatori diverse, insomma, perché abbiamo cambiato molto. Decisioni sempre prese in accordo con la società e, ricordiamoci, adottate in un momento in cui non sapevamo se dovevamo competere in B o in C. Però sono soddisfatto della crescita di questo gruppo e del lavoro svolto. Un difetto? Segniamo tanto, è vero, finora abbiamo realizzato più di 50 reti ma subiamo troppo. Ed è su questo aspetto che dobbiamo lavorare e migliorare. Però, voglio precisare che a questa squadra non manca nulla. Come tutti i collettivi deve solo crescere e affinare le proprie qualità». 

Sta per iniziare il vostro vero campionato... 
«Già, sta per chiudersi la regular season e stanno per partire i playoff dove ci saranno tutte le migliori squadre della C. E’ cruciale riuscire a scalare posizioni il più possibile. Evitare le prime partite è comunque un vantaggio. Sarà durissima, prevedo battaglie infinite. Noi saremo pronti». 

E Mignani a che punto è del suo percorso di tecnico? 
 «Sinceramente sono contento di ciò che sto facendo anche se, naturalmente, ho l’ambizione di crescere professionalmente. Il miglioramento individuale può avvenire tramite lo studio, l’esperienza e le conoscenze che soltanto il lavoro garantisce. A Siena mi trovo molto bene. Per la Serie C questa piazza è davvero tanta roba. Spero di restare qui ancora a lungo». 

Cresce Mignani e cresce il Siena... 
«Ma è più importante ciò che sta succedendo nel nostro ambiente bianconero. Il percorso avviato è quello giusto, la società si sta consolidando e la programmazione sta procedendo come stabilito. Tra le cose che più mi colpisce di questa realtà è la coesione che esiste tra tutte le componenti del club. Io e Vergassola, il mio vice e grande amico, conoscevamo già bene il Siena perché quei colori li abbiamo indossati a lungo. Siamo tornati felici di ritrovare vecchi amici e una piazza che ci ha sempre sostenuto ma la nuova dirigenza ha saputo creare una vera e propria famiglia dove ognuno di noi ha il suo posto ed ha idee chiare su cosa fare». 


Fonte: Tuttosport

 

 
12/04/19 16:15 | Tuttosport- Durio: "Siena torna dove eri"
Tuttosport- Durio: "Siena torna dove eri"

C’è una donna vera al vertice del Siena dall’estate 2016. Un’elegante signora ligure cresciuta ad Avegno, località vicina alla rivierasca Recco, tenace, caparbia, volitiva, con la capacità di affrontare un problema, di trovarne la soluzione e di trarne la giusta esperienza. D’altronde Anna Durio lavora insieme con il marito Michele Trani nella loro Teknoship (azienda specializzata nelle riparazione navali con sede principale a Civitvecchia), un settore tutt’altro che semplice in cui muoversi e, tanto per non farsi mancare niente, ha voluto entrare nel pazzo mondo del calcio. 
«Io ho sempre lavorato. Fin da quando andavo a scuola. Ero attratta dal mare, volevo frequentare il Nautico ma papà si oppose. Però in officina, nautica, sapevo sempre cosa fare. Allora non era come adesso, le donne avevano meno possibilità di affermazione rispetto agli uomini. Ma io mi sono sempre sentita un po’ “maschiaccio” e ho sempre cercato di seguire le mie aspirazioni. Il calcio? L’ho fatto per mio figlio, per Federico, che ha un’incredibile passione per questo sport, passione che è riuscito a trasmettere anche a me. Dico la verità, non ho mai praticato attivamente lo sport, facevo solo tanta ginnastica a scuola. Ma il calcio, ovviamente, l’ho sempre seguito. Io ero, e un po’ lo sono rimasta, filo sampdoriana. Ma ora il mio cuore è tutto per il Siena». 

Ma come concilia la sua attività di imprenditrice a quella di presidente? 
 «Con la... macchina. Mi sposto quasi tutti i giorni tra Civitavecchia, dove c’è la nostra sede operativa principale, l’altra è a Palermo, Recco, dove abbiamo la sede legale, e Siena. Nella vita finché ce la si fa bisogna darsi da fare. A seguire società e squadra c’è comunque mio figlio, lui è vice presidente. E poi c’è il nostro staff». 

Torniamo alla scelta di entrare nel mondo del calcio. 
 «Federico, da piccolo, giocava nel Golfo Paradiso. Io aiutavo la società con la sponsorizzazione e piccoli sostegni. Poi sono entrata nel Rapallo-Bogliasco e da vice presidente ne sono diventata, come si dice, il patron. Cinque anni di buona Serie D, poi mi sono accorta che quella categoria mi stava un po’ stretta e allora io e la mia famiglia abbiamo cominciato a guardarci un po’ in giro alla ricerca di un club che ci potesse garantire delle soddisfazioni e un percorso importante. Ma non è stato facile lasciare il Rapallo, comunque». 

Perché il Siena? 
 «In quel periodo abbiamo ricevuto parecchie proposte inerenti l’acquisto di un club da tutta Italia. Alcuni tifosi del Genoa, miei conoscenti, mi proposero addirittura di rilevare il club da Preziosi. Eravamo stati chiamati da influenti persone di Carrara e di Cuneo. Insomma, non c’era che l’imbarazzo della scelta. Venimmo a conoscenza della situazione del Siena, del fallimento vissuto, e in quel periodo al vertice del club c’era Ponte. Ci incuriosimmo e trovammo l’aggancio per intervenire grazie a Coppola, che era stato un giocatore del Bogliasco. Il Siena in D aveva numeri importanti e grande entusiasmo. Cogliemmo l’occasione e decidemmo di entrare in questo club. Io, per mentalità e per quella tradizione di noi donne liguri, mi sento portata per lavori di amministrazione, di gestione. D’altronde è risaputo che in una famiglia le palanche (i soldi) è meglio che le gestisca la donna. E io ho immaginato la società come un bambino, da accudire in tutto, e il Siena, per me, è diventato una famiglia». 

Un figlio dirigente, problemi? 
 «Federico ha 23 anni e lo conosco molto bene. Non aveva un gran futuro da giocatore e lui stesso se ne era reso conto in fretta. Ma, osservandolo, mi sono accorta quanto sia preparato e bravo nell’occuparsi di questione di calcio e intuire le potenzialità in un calciatore. Anzi, vi dirò, sono entrata nel calcio anche perché sono convinta che lui possa fare molto bene in questo mondo». 

Non dev’essere stato facile affrontare l’inizio. 
 «La situazione a Siena era drammatica. Il fallimento del Monte dei Paschi, terza banca d’Europa, ha avuto conseguenze devastanti, in ogni settore, e saltò anche la Mens Sana, storica formazione di basket. Insomma, la città era molto provata e depressa. Noi abbiamo raccolto i cocci del club di calcio e abbiamo cercato di rimetterli a posto. Il nostro proposito è quello di salire il più in alto possibile, ma noi non abbiamo la forza economica del vecchio Monte dei Paschi e vedremo fin dove riusciremo ad arrivare».

Il Siena però è rinato
«Dopo tre anni quella scatola vuota che rilevammo inizia a riempirsi. Ora c’è un campo d’allenamento rifatto, nel quartiere Acquacalda. Nuovi spogliatoi e sono stati fatti assieme ad altri piccoli interventi per quel che riguarda le strutture. Poi, finalmente, abbiamo un settore giovanile in crescita, associato a una scuola calcio. Insomma, in questo triennio abbiamo gettato le basi senza l’angoscia del perseguimento a tutti i costi del risultato sportivo. Anche se, però, al termine della scorsa stagione stavamo anticipando i tempi. Abbiamo sfiorato una promozione in B che resta un nostro obiettivo da raggiungere il prima possibile». 

Già, la finale con il Cosenza finita male anche per colpa di un nefasto arbitraggio nella precedente semifinale contro il Catania. 
«Nel 2016-17 arrivammo undicesimi dopo alcune difficoltà iniziali dovute a tanti fattori, in primis, il dover comporre una squadra in soli quattro giorni. Nel 2017-18, la stagione scorsa, abbiamo chiuso la regular-season secondi dietro al Livorno di un solo punto. Poi il ko con il Cosenza nella finale playoff, senza cinque giocatori squalificati per sanzioni rimediate nella semifinale con il Catania e due titolari a mezzo servizio (Guberti e D’Ambrosio). Quest’anno siamo rimasti appesi a lungo alle decisioni della Figc e all’incredibile situazione che si è verificata». 

Voi avevate titolo per il ripescaggio in B. 
«Sì, e questa situazione d’incertezza ha condizionato la squadra. Che fare affinché questo baillame non si verifichi più? Semplice, fare rispettare quelle regole che già ci sono. Non ne servono di nuove. Inutile statuire delle leggi se poi c’è chi fa come se non ci fossero. Inoltre le fideiussioni devono essere bancarie o fornite da istituti di comprovata solidità. E dovrebbero coprire le spese di tutta una stagione agonistica. Infine, molto pragmaticamente, dico: per guidare un club bisogna avere i soldi, altrimenti non si può fare». 

Un’estate di amarezze... 
 «Dopo tutto quel che ci è successo qualche brutto pensiero mi è gironzolato per la testa. E’ stato un duro colpo per il calcio e lo sport generale. Mi rendo conto di non essere allineata con i tempi che corrono, ma lo sport dev’essere sport, non politica o una mera ricerca di... poltrone. Bisognerebbe dare un bel colpo di spugna e tornare un po’ indietro, quando i valori sportivi contavano molto di più». 

E come ha superato questi momenti causati dai disastri combinati dal commissario? 
«La passione è il sale della vita. E spesso aiuta a superare brutte esperienze e ad andare avanti. Io quando vedo una partita del mio Siena dimentico tutto, poi il giorno dopo torno alla... matematica e ai conti del club. Noi, ora, abbiamo raggiunto un buon livello. Poche realtà, anche di Serie B, sono strutturate come noi, ma si può sempre migliorare e cercare di arrivare al livello successivo. Non abbiamo la potenza economica di altre realtà, ma il percorso di crescita che stiamo facendo è basato su un’attenta programmazione, sul rispetto dei ruoli e sull’unione d’intenti di tutte le componenti. Quest’anno finirà il nostro primo ciclo da dirigenti: dovremo ripartire da qui, alzando l’asticella». 

Dici Siena pensi al Palio... 
«E’ l’istituzione di Siena, la vita di questa città. Poi c’è il turismo. Il Palio, in fondo, è uno sport, una gara incastonata in un fantastico scenario. E proprio lo sport può essere uno dei motori che spinga Siena alla definitiva rinascita. E il mio club intende contribuire. Un piccolo esempio, che però mi riempie il cuore di gioia: tanti giovani tra i 14 e i 20 anni sono tornati a tifare Siena e non più per Juve, Milan, Inter, Samp e Genoa. E’ un bel segnale per il futuro». 

E che desideri ha la presidente per il futuro? 
«Come donna vorrei avere 30 anni di meno. Come madre desidererei vedere realizzati i sogni di mio figlio. Come presidente vorrei crescere e portare il Siena dov’era qualche tempo fa...» 

(Una doverosa precisazione per un passaggio dell’intervista alla presidente, quando si fa riferimento al palio: “È l’istituzione di Siena, la vita di questa città” è effettivamente il pensiero espresso, mentre nel proseguo del discorso c’è stato un misunderstanding con l’inviato di Tuttosport: la presidente ha raccontato il rapporto tra la società ed il mondo delle contrade, non mettendo certamente a paragone lo sport con il palio).

Fonte: Tuttosport

 

 
12/04/19 09:26 | Le prime pagine dei quotidiani locali