Rassegna Stampa

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31/03/20 19:00 | Corriere di Siena-Mulinacci: “L'importante è pagare gli stipendi”
Corriere di Siena-Mulinacci: “L'importante è pagare gli stipendi”

“C’è speranza di ripartire, anche perché significherebbe un’attenuazione della situazione attuale. La realtà, purtroppo, è un’altra”. Così Lorenzo Mulinacci, presidente del Siena Club Fedelissimi, fa il punto della situazione sul campionato di serie C al momento bloccato dall’emergenza Coronavirus. “Difficile pensare – aggiunge – che si possa riprendere facilmente dopo uno stop così lungo. C’è semmai da capire come terminare questa stagione. Ho paura che come spesso avviene nel calcio ci sia grande confusione, con interessi personali che prevaricano quelli collettivi. Chi è in fondo alla classifica vorrà l’annullamento del torneo, chi è in testa cristallizzare la situazione attuale. La soluzione più probabile potrebbe essere bloccare le retrocessioni e garantire le promozioni, questo porterebbe a tornei numerosi il prossimo anno in tutte le serie, ma sarebbe la soluzione più indolore”.

Il Siena è alle prese anche con altro: il 16 marzo non sono stati pagati gli stipendi.

“Mi sono tornati gli incubi del passato, credo che la peggiore cosa che possa capitare a una società sia quella di non pagare gli stipendi. Non solo per gli emolumenti ai calciatori, che comunque non guadagnano poco, ma per il segnale brutto che si dà. In questi casi quando una società non paga gli stipendi le strade sono due: fallimento o cambio di proprietà”.

Quindi non l’hanno convinta le parole di Anna Durio che in qualche modo ha rassicurato sul futuro?

“Lo sapremo a breve, visto che si è parlato di una normalizzazione della situazione a fine mese. Ci siamo, vedremo se questa scadenza sarà rispettata o se si dovrà aspettare ancora”.

La preoccupazione è più per il futuro che per il presente?

“Assolutamente. Sarà una stagione complicatissima per tutti, ancora più complicata per il Siena visto che si devono pagare gli stipendi. Una penalizzazione in questo campionato inciderebbe poco, non siamo in zona retrocessione e non andremo in serie B. Il problema viene per il prossimo campionato. Se c’è da fare un passo indietro, possiamo anche farlo: come tifosi siamo disposti a abbandonare qualche sogno, ma i sacrifici li devono fare tutti. Giocatori e dirigenti compresi. Non mi pare che il rapporto monte stipendi/risultati sia stato confortante”.

Che posizione assumerete come Fedelissimi?

“Siamo consapevoli della situazione di emergenza e delle priorità che sono ben altre,. A questo uniamo il rispetto verso Anna Durio che ha peso tanti soldi propri, se bene o male lo vedremo, ma sono stati soldi suoi. Il futuro però ci preme”. (Alessandro Lorenzini)

Fonte: Corriere di Siena

 

 
31/03/20 14:44 | La Nazione - Selvaggia De Luca: “Mio padre era malato. L’Ac Siena era linfa vitale”.
La Nazione - Selvaggia De Luca: “Mio padre era malato. L’Ac Siena era linfa vitale”.

Sono passati 13 anni dalla scomparsa di Paolo De Luca, l’uomo che forse più di tutti ha segnato la storia della Robur, quando ancora si chiamava Ac Siena. Nel giorno dell’anniversario dell’addio al presidente ‘dei sogni’ parla la figlia Selvaggia, rimasta legatissima a Siena e ai ricordi che la sua famiglia ha vissuto. «Il 30 marzo 2007 ci fu il passaggio di quote societarie e mio padre si spense il giorno dopo, quando la squadra era a Reggio Calabria (vinse 1-0, ndr). Non avrebbe mai voluto cedere la società. Provava per essa un amore viscerale, filiale. Decise di vendere solo dopo aver appreso il deciso peggioramento delle sue condizioni di salute. Aveva in mente tanti progetti, che per l’epoca è meglio chiamare ‘visioni’, come quello di uno stadio moderno, innovativo». Paolo era un uomo visionario. A lui si deve la prima storica promozione in A della Robur. Eppure la sua famiglia era arrivata a Siena quando le cose non andavano per il verso giusto. «Ricordo che acquisì la società alla fine del 2001. Lo fece sia per il forte legame che già aveva con la città, frequentata anni prima per motivi di salute di mio fratello, sia perché amava il calcio. Gli erano state proposte altre situazioni ma non era convinto. Solo Siena gli fece capire che era il momento giusto. La squadra era ultima in B, ma conquistò la salvezza dopo una clamorosa rimonta conclusa con la vittoria di Genova. Lo stesso stadio dove un anno dopo conquistò la A. Non ero presente per motivi di studio ma ricordo l’attesa di quei momenti, i nostri riti scaramantici, visto che mio padre lo era molto, prima delle gare e tanto altro. Una partita che mi è rimasta nel cuore è quella di Modena, nel maggio 2004: il 3-1 volle dire salvezza. La prima di una lunga serie». Il legame con la città non si è estinto dopo la scomparsa di suo padre e la cessione della società. «A Siena, dove poi ho vissuto tra il 2012 e il 2014 insieme a mio marito Simone (Farelli, ex portiere bianconero, attualmente al Pescara con lei nella foto), sono stata sempre benissimo. In quei due anni mi sono goduta la città e ho rifrequentato tante persone alle quali sono tutt’ora legata. Impossibile non avere uno spazio per Siena nel cuore della mia famiglia, visto l’affetto della gente, anche se negli anni c’è stato qualche episodio di ingratitudine. Mio padre non si è arricchito con il Siena, anzi. Rispetto alle stagioni successive sponsorizzazioni e diritti tv erano oltretutto di minore entità. Lui era un passionale e tutto ciò che ha fatto lo ha fatto per il bene della Robur. A una cosa sicuramente il Siena gli è servito: a non mollare nonostante l’aggravarsi della malattia. Era diventata la sua linfa vitale. In molti per fortuna l’hanno capito e continuano a testimoniarcelo con messaggi di stima e affetto. Come ad esempio l’ex segretario Stefano Osti e altri amici che ogni 31 marzo, a parte oggi per ovvi motivi, vengono a Napoli per l’anniversario della scomparsa». (Guido De Leo)

Fonte: La Nazione


 

 

 
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20/03/20 11:02 | La Durio parla, i Fedelissimi rispondono, i social rumoreggiano: cosa accadrĂ ?
La Durio parla, i Fedelissimi rispondono, i social rumoreggiano: cosa accadrĂ ?

http://m.nove.firenze.it/la-presidente-durio-parla-i-fedelissimi-rispondono-i-social-rumoreggiano-cosa-accadra.htm

 
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17/03/20 23:16 | Metropolitan Magazine - La Robur Siena di Chiesa: orgoglio della cittĂ .
Metropolitan Magazine - La Robur Siena di Chiesa: orgoglio della cittĂ .

https://metropolitanmagazine.it/robur-siena-e-enrico-chiesa/

 
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15/03/20 17:10 | La Nazione - L’ex Robur d’Urbano “Lo sport saprà ripartire”.
La Nazione - L’ex Robur d’Urbano “Lo sport saprà ripartire”.

La frase «Un ricordo da pelle d’oca che all’improvviso risuona come un inno della riscossa» accompagna, su Fb, il video dell’Inno di Mameli che risuona prima della partita Italia-Brasile della Coppa del Mondo di Pallavolo del 2015. Più in basso Giorgio D’Urbano è in una foto insieme a Gianluca Colonnello, altro italiano ed ex Robur, con cui condivide l’avventura all’Aek di Atene, davanti a una pizza: «Per sentirci a casa, dai Italia!» il messaggio. «In momenti come questo viene fuori lo spirito patriottico, un sentimento di unione. L’inno riassume i ricordi di una vita, le emozioni vissute, i sacrifici e la gioia, un sogno che diventa realtà« dice l’ex preparatore atletico del Siena.

Da sportivo a 360 gradi che effetto le fa vedere lo sport, tutto, fermarsi?
«Sono sbigottito. Siamo di fronte a un qualcosa che non era mai accaduto prima. Neanche nel 2009, con la Suina, e io ero proprio a Siena, la situazione era così estrema. Leggo e sento notizie terribili, bollettini di guerra, vorrei spegnere tutto e fingere che non sia vero».

Come ne verrà fuori lo sport?
«L’aspetto economico, in questo momento, va lasciato da parte, altrimenti non se ne vene fuori. Per quanto riguarda l’aspetto agonistico, lo sport fa parte della vita di ognuno di noi, come la musica, come l’arte e ripartirà alla grande perché è nel dna di tutti, di chi lo guarda o di chi lo pratica».

I dpcm non vietano l’attività fisica all’aperto, tante persone escono di casa per praticarla: è d’accordo?
«Il problema è che è arrivato un messaggio sbagliato all’inizio: si è parlato di un’influenza come le altre, che colpisce solo gli anziani... Viviamo in periodo in cui non c’è rispetto per niente e per nessuno, quando invece, come insegna lo sport ‘dovremmo ragionare con il noi e non con l’io’. Una corsa all’aria aperta si può pure fare, basta che vengano rispettate le disposizioni. Ma da un popolo che passa con il rosso, non dà la precedenza sulle strisce, butta le cicche per terra, pensa ‘tanto muoiono solo i vecchi’ cosa c’è da aspettarsi? Poi per carità non è un discorso generalizzato».

In Grecia com’è la situazione?
«Scuole e università chiuse, tutti in casa senza muoverci. Il campionato è fermo, da oggi abbiamo sospeso gli allenamenti».

Un messaggio da chi la sua battaglia con la malattia l’ha vinta?
«Ho vinto perché sono stato rigorosamente attento alle regole e alle prescrizioni, anche se in una giornata di sole mi sarebbe piaciuto uscire. E perché sono sempre stato ottimista». (Angela Gorellini)

Fonte: La Nazione


 

 

 
15/03/20 10:09 | Le prime pagine de La Nazione e Corriere di Siena.
 
14/03/20 16:50 | La Nazione – Carignani: “Robur, situazione assurda. Ripartire sarà difficile”.
La Nazione – Carignani: “Robur, situazione assurda. Ripartire sarà difficile”.

Mentre continuano ad arrivare notizie su calciatori risultati positivi al Coronavirus – tra questi anche l’ex centrocampista della Robur Albin Ekdal, oggi in forza alla Sampdoria, colpito insieme ai compagni di squadra Gabbiadini, La Gumina, Colley e Thorsby – continua a regnare l’incertezza su quello che sarà il futuro del calcio. «Non ricordo di non essere potuto andare allo stadio per una cosa del genere – dice l’avvocato Massimo Carignani, esperto di diritto sportivo, tifoso bianconero – Neanche negli anni 70’ quando ci fu l’epidemia di colera che coinvolse principalmente il Sud dell’Italia. E neanche, più recentemente per la Sars». C’era paura, ma oggi è tutta un’altra cosa. Il Paese, tutto il Paese, si è fermato, lo sport si è fermato e si è fermato anche il calcio. Inerme di fronte al Covid-19, che non guarda in faccia a nessuno. E che non dà certezze su quello che sarà. Per l’avvocato, a seconda che gli eventi si evolvano in maniera positiva o negativa, sono due le soluzioni. «Se nelle prossime due-tre settimane l’emergenza dovesse, almeno, rientrare, il campionato di serie C riprenderà da dove si è interrotto per durare fino al 30 giugno: si giocherebbero quindi regolarmente sia i play off che i play out. Pe recuperare le partite non disputate e da recuperare le squadre dovrebbero scendere in campo tre volte alla settimana, praticamente. E questa è l’ipotesi, a quanto leggo e sento, verso cui è orientata la Lega Pro per difendere il più possibile l’aspetto sportivo. Anche se mi domando quanto possa essere vantaggioso per le società, considerando le spese e i pochi introiti: anche se le porte fossero aperte, dubito che negli stadi ci sarà il pienone. E comunque si parlerebbe di un campionato falsato: impossibile che le squadre possano rimanere in forma da gennaio a luglio». «Se invece l’emergenza dovesse proseguire – continua l’avvocato Carignani – non è escluso che la stagione si fermi a dove è oggi, alla 27ma giornata. Per salvaguardare il più possibile la meritocrazia, il Monza nel girone A, il Vicenza nel girone B e la Reggina nel girone C, potrebbero essere direttamente promosse, dalla seconda alla decima potrebbero giocarsi i play off, nella parte bassa si giocherebbero i play out compresa però l’ultima classificata. Ma ripeto, a oggi, la serie C farà di tutto per portare a termine la stagione». Sul futuro, in ogni caso, ci sono tante nubi. «Quello che è successo – chiude Carignani – avrà sicuramente dei contraccolpi a livello economico anche il prossimo anno, ci saranno società che non riusciranno a rispettare le scadenze. E’ comunque probabile che la Federazione adotterà delle norme meno stringenti». (Angela Gorellini)

Fonte. La Nazione


 

 

 
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