Neto:”Sono soddisfatto di quello che sto facendo”

Luís, che sarebbe stata dura lo sapevate ancor prima di iniziare…
"Siamo partiti con una penalizzazione pesante e nelle prime partite, a livello mentale, ne abbiamo un po' risentito.
Nonostante questo, siamo riusciti ad azzerare in tempi abbastanza rapidi il -6.
Abbiamo incassato sconfitte immeritate, come contro la Juventus e l'Atalanta. Ma l'atteggiamento è sempre stato quello giusto. Siamo consapevoli dei nostri mezzi, abbiamo personalità e dovremo usarla fino alla fine. Magari poi anche la fortuna, che fino a questo momento non ci ha assistito, ci darà una mano".

La difesa è andata benissimo.
"Il merito non è di noi difensori, ma di tutta la squadra. Si attacca e ci si difende sempre in undici. Se stiamo facendo buone cose è anche grazie al lavoro quotidiano, alla voglia di aiutarci l'un l'altro, di dare non il 100 per cento ma il 130 per cento, di metterci il cuore".

Siena-Genoa, che partita sarà?
"Difficile, come sempre: ogni volta che giochiamo lo è. Ma dobbiamo assolutamente far valere il fattore campo, è soprattutto in casa che dobbiamo costruire la nostra slavezza. Insieme ai nostri tifosi".

La rivelazione della Robur si chiama Luís Neto…
"Sono soddisfatto di quello che sto facendo: ho cercato di sfruttare al massimo l'opportunità che mi ha concesso il Siena.
Giocare in Italia è sempre stato il mio desiderio più grande. Da piccolo seguivo il campionato italiano, Nesta, Maldini, Cannavaro e Couto. Un calcio diverso, bello da vedere".

Che emozione è stata allora affrontare da avversario l'Inter, la Juventus, le big del campionato dei tuoi sogni?
"La cosa che più mi ha impressionato è stata entrare a San Siro. Nelle mura di quello stadio respiri la storia, una sensazione bellissima, unica".

Quali, se ci sono state, le difficoltà maggiori che hai incontrato calandoti in questa nuova realtà?
"In Portogallo giocavo nella difesa a quattro, qua, con mister Cosmi, mi sono trovato a coprire un ruolo nuovo… Anche grazie all'aiuto dei compagni, in particolare Felipe che parla portoghese, mi sono adattato abbastanza velocemente. Il calcio italiano, inoltre, è molto più fisico.
E molto spesso i risultati sono figli di episodi: un errore e vieni punito. La difficoltà maggiore, comunque, è stare lontano dalla mia famiglia".

Sei molto attaccato ai tuoi?
"Sì, tantissimo. La prima volta che sono uscito di casa, a 16 anni, per andare al Madeira, è stata ancora più dura. Ora, tra una videochiamata e una telefonata, con mamma, papà, mia sorella, la mia ragazza, riusciamo a tenerci in contatto. Ma la persona che più mi manca è Jeorge Luís: ha dieci mesi, sono il suo padrino, porta il mio nome. È la mia vita".

Il tuo rapporto con Cosmi?
"Mi ci trovo benissimo, è un grande motivatore. Dalla panchina riesce a trasmetterci tutta la determinazione e la 'cattiveria' possibile. Riesce a trascinarci. Lo ringrazio per avermi dato fiducia fin da subito".

Grazie a quanto di buono stai facendo hai anche conquistato la nazionale maggiore del Portogallo.
"Un'altra grande soddisfazione, un altro sogno realizzato. Poter vestire la maglia del proprio Paese credo sia la cosa più bella che può capitare a un calciatore".

Hai portato in ritiro la maglia della Robur?
"Sì, l'ho regalata al mio amico Bruno Alves".

Che tipo è Cristiano Ronaldo?
"Una gran brava persona, che lavora duramente. Appena arrivato, da bravo capitano, mi ha dato subito qualche consiglio, mi ha detto di stare tranquillo e di godermi la nuova esperienza. Del Siena, del campionato italiano, di come vanno qua le cose, ne ho parlato con Eduardo e Veloso, che hanno giocato proprio nel Genoa".

Il look trasandato, è una scelta mirata alla Mourinho?
"Porto la barba per una vecchia scommessa: al Madeira promisi che non me la sarei tagliata finché la squadra non avesse perso. Il filotto positivo è stato tanto lungo che la barba è cresciuta tantissimo. Alla fine mi ci sono abituato, mi piace. Non sono comunque uno che guarda troppo a queste cose… Diciamo che se esco di casa con qualche capello fuori posto non me ne faccio un problema…".

Perché il numero 13 di maglia?
"Perché i miei preferiti, il 2, il 4, il 33 e il 26 erano tutti presi. Allora ho optato per l'1+3. In Portogallo è il numero che porta sfortuna, come in Italia il 17: ho sfidato la sorte".

Titolo di studio?
"Sono diplomato. Avevo anche iniziato l'Università, l'Isef italiana, ma ho dovuto mollare, non riuscivo a combinare studio e calcio".

Qualche passione particolare?
"Mi piace il cinema, ma qua è dura. Non ci sono sottotitoli e, per quanto l'italiano ora lo capisca abbastanza bene, seguire un film non è proprio semplicissimo. Se non altro è una bella palestra. Per il resto sto a casa, guardo la tv, sto al computer. Non ho piercing e non ho tatuaggi".

Un saluto ai tuoi tifosi?
"Grazie per l'affetto che mi avete dimostrato fin da subito, stateci vicini, la salvezza si raggiunge solo tutti insieme".

Angela Gorellini

Fonte: Il fedelissimo