Nelso Ricci, quarant’anni nel mondo del calcio e tanti talenti scoperti

A Carrara dove è nato è per tutti l'Ammiraglio, per l'assonomanza di quel nome poco comune – Nelso – con quello del lord marinaio inglese che si guadagnò fama e ferite sui mari. Nato il 20 marzo del 1948, muove i primi passi nel mondo del football proprio nella sua città natale tra anni Settante e Ottanta negli anni di Corrado Orrico, per poi salutarla per una trentina d'anni. Nel 1985 è a Pontedera in C2, dove un giorno si trova a dover scegliere l'allenatore. C'è un viareggino che allena la Primavera della Sampdoria, dopo esserne stato giocatore, e Ricci scommette su di lui. «Se sono diventato un allenatore professionista lo devo a lui», dirà in seguito Marcello Lippi dopo aver mandato qualche milione di connazionali a festeggiare dentro una fontana il quarto Mondiale dell'Italia e aver vinto tutto il possibile da tecnico della Juventus.
Nell'87 viene chiamato al Siena appena piombato in C2 dal presidente Max Paganini, e che ormai da decenni sogna la serie B persa proprio nell'anno in cui il nuovo direttore sportivo nasceva sotto le Apuane. Sarà un sodalizio lunghissimo, cambieranno le società ma Ricci rimarrà sempre al suo posto. La C1 arriva nel 1990, poi dieci anni di seguito in terza serie con qualche salvezza rocambolesca. Nel 1999 arriva Giambattista Pastorello a capo di una nutrita cordata di imprenditori e il ds chiama Antonio Sala ad allenare una squadra che vincerà quell'anno campionato e Coppa Italia di categoria.
Il trionfo arriva nel 2002-2003, dopo due anni tribolati in serie B. La panchina affidata ancora a Giuseppe Papadopulo, Ricci scova alcuni giocatori che faranno parlare di sé a lungo tra i quali Tiribocchi, Pinga e Rodrigo Taddei. Quest'ultimo gliel'ha segnalato il figlio che ha un'agenzia di giocatori in Sudamerica e manda al padre delle cassette per visionarlo. In Brasile gioca da mediano e viene considerato un giocatore atipico e non bello da vedere dai suoi connazionali. Ricci lo porta a Siena dove diventa un'ala devastante.
Diciotto anni insieme, il rapporto tra il dirigente carrarese e il Siena finisce nel 2005, mentre arriva la chiamata da Aldo Spinelli che lo porta al Livorno neopromosso in serie A. La prima cosa che tenta di fare è convincere Igor Protti a fare un altro anno, ma non c'è niente da fare. La seconda è comprare una certo Paulo Betanin detto Paulinho, attaccante in quota under 20 carioca, anch'esso segnalato dal figlio che sta in Sudamerica. Nell'aprile del 2007, dopo una brutta sconfitta contro il Palermo, Spinelli licenzierà Ricci che in estate riuscirà a vendere Diamanti al West Ham per una cifra altissima dopo una trattativa estenuante che vedrà il proprio epilogo a fine mercato.
A centocinquanta chilometri da Livorno c'è Grosseto e un altro presidente dal carattere non facile come Piero Camilli. Il primo anno è un 13° posto, il secondo alla squadra maremmana vengono associati sostantivi come "miracolo" e "favola". Alla fine saranno playoff, sconfitti proprio dal Livorno. Ma Ricci non ci sarà già più, dimessosi il 25 marzo 2009 in disaccordo con il presidente per l'esonero di Ezio Rossi, che Camilli fa fuori per riprendersi Elio Gustinetti che aveva a sua volta esonerato il 15 febbraio.
Un'altra parentesi a Livorno e poi l'avventura nella sua Carrara, dove ritorna ufficialmente il 21 luglio 2010 a trent'anni di distanza per la nuova società di Mian, Buffon e Lucarelli. Centra subito la promozione in Prima Divisione, costruendo una buona squadra fatta soprattutto di giovani, nonostante il "tradimento" di Riccardo Zampagna che dopo due mesi di campionato annuncia l'addio al calcio, lasciando i gialloazzurri quando è appena iniziata la bagarre contro un ostico Carpi allenato da Stefano Sottili, che è il nome che Ricci vuole per la Carrarese 2011-2012. «In primis chiedo scusa a Nelso Ricci», dirà il bomber umbro nella sua lettera di commiato.
«Se lavoriamo con intelligenza tra due o tre anni possiamo essere in B», disse all'inizio di questa nuova avventura. «Non vedo prospettive professionali», le parole pronunciate oggi nella sala stampa del "Dei Marmi" di Carrara, dopo aver portato la Carrarese a giocarsi un posto nei playoff con talenti del calibro di Sasha Cori e Cristiano Piccini.
Una lunga attesa aspettando che la Carrarese si dotasse di un quadro societario solido, poi la decisione odierna di separarsi proprio quando sembra arrivare la settimana giusta per regalare finalmente certezze alla compagine apuana. Da domani potrebbe essere già tempo di un'altra avventura.
Fonte: cittadellaspezia.com