Neglia: ” Voglio rimanere qui a lungo e raggiungere la B con il Siena”

Un’intervista fuori dall’ordinario. Samuele Neglia rompe i luoghi comuni nello stesso modo in cui ha rotto il tabù di quel fastidioso zero nella classifica marcatori. È cresciuto nell’oratorio, un’usanza che prima era tradizione e adesso solo romanticismo. Ha firmato il primo contratto da professionista con una società che due giorni dopo è fallita. E poi, altra cosa rarissima, riesce ad alternare scuola e lavoro (e la riforma di Renzi non c’entra nulla). “Infatti in questo momento stavo studiando Antropologia Culturale – scherza Neglia, quando risponde al telefono alla vigilia della trasferta di Piacenza – ma tanto fra poco devo prepararmi per l’allenamento, quindi andiamo con l’intervista”. E allora si comincia.

Samuele, partiamo dalla partita con l’Arzachena.
Sapevamo quanto fosse delicato l’impegno di Olbia, sia per lo stop invernale e sia per il campo ostico a livello logistico. È un po’ più stretto, ci sono meno spazi e quindi bisogna adattarsi. Dopo i primi minuti si è messa pure in salita, ma siamo stati bravi a recuperarla.

È arrivato anche il tuo primo gol in bianconero.
Sono soddisfatto perché è arrivato in un momento importante e ha portato i tre punti. Ma niente dedica particolare. Sono felice per me e per il gruppo, che ha creduto in me.

Hai rotto una vera e propria maledizione. Tante volte sei arrivato a sfiorare la rete, come a Pisa.
Anche con l’Arzachena, all’andata, sono andato a due centimetri dal palo su azione simile a quella di sabato. In qualche circostanza sono stato sfortunato, in altre potevo fare meglio, ma parlare di quello che è stato conta poco, bisogna archiviare e ripartire.

Ci sono poi le due partite con la Lucchese. In casa, sul cross di Damian, eri dietro a Cristiani. A Lucca, sul traversone di Sbraga, sei arrivato dopo Rondanini. In entrambe le occasioni ti hanno ‘soffiato’ il gol.
È vero, sono sempre arrivavo secondo. Non mi era mai capitata una cosa del genere.

In compenso sei già arrivato a cinque assist. Li riepiloghiamo?
Il primo con l’Arzachena, poi con Gavorrano, Carrararese, Viterbese e Arezzo.

E adesso finalmente il primo gol. Hai mica scritto una lettera a Babbo Natale?
(Ride, ndr). Veramente la scrivevo tutti i sabati, ma forse non era mai arrivata.

Quando hai giocato, lo hai sempre fatto da titolare. Dalla panchina sei entrato solo due volte. Perché?
Vero, l’ho notato anche io. Ma il mister fa le sue valutazioni, è il suo mestiere e legge meglio di chiunque le partite. Io mi metto a disposizione.

Prendiamo questa tua nuova posizione, da centravanti. È azzardato dire falso nove? Alla Mertens?
Sì e no. Anche perché il sistema di gioco del Napoli è molto diverso dal nostro.

In lista è arrivato Santini e non c’è più Campagnacci.
Reputo Alessio un ottimo giocatore e un grande professionista. Spero possa trovare la sistemazione degna per il suo nome, se lo merita.

Quando comincia a giocare a pallone Samuele Neglia?
Ho iniziato tardi, a 13-14 anni, prima giocavo all’oratorio con i miei amici. Ho fatto quattro anni nelle giovanili della Salernitana, due negli Allievi e due in Primavera, poi sono andato in prestito in D a Sapri. La Salernitana mi contrattualizzò ma fallì dopo un paio di giorni. Da svincolato, scelsi la Paganese e andò bene, vincemmo i playoff di C2. All’inizio giocavo e fui chiamato anche per degli stage in Nazionale di Lega Pro. Poi è arrivato l’infortunato alla schiena e la seguente operazione. Sono rientrato solo all’ultima partita.

Poi Melfi e infine Viterbo.
A Melfi, in C2, giocai tutto l’anno da mezzala. Poi scesi in D, a Viterbo, rifiutando qualche squadra di categoria superiore. A Viterbo sono stato bene. Sia con i tifosi, sia con la piazza e sia con la società. Mi vogliono tuttora bene e non posso che parlarne bene.

32 reti, tante giocate, applausi, il premio di calciatore rivelazione dell’anno. Come mai te ne sei andato?
Avevo percepito che era finito un ciclo. E poi se ti chiama il Siena, con tutto il rispetto per la Viterbese, è impossibile dire di no.

Assieme a Panariello, sei uno dei rarissimi calciatori che riescono ad abbinare il calcio allo studio.
Studio Psicologia, ad aprile ho l’ultimo esame del secondo anno. Conto di laurearmi ad aprile 2019. Sono iscritto all’Università telematica Uninettuno, un consorzio della Sapienza che organizza corsi online. Una cosa molto seria. La materia mi piace, è stimolante.

Anche gli esami li fai online?
No, l’anno scorso li facevo a Roma, adesso a Siena, al Polo Tecnologico.

Se ti laurei nel 2019, ad occhio dovresti essere ancora nel Siena, visto che hai altri due anni e mezzo di contratto. Il tuo futuro è in bianconero?
Lo spero. Voglio rimanere qui a lungo e raggiungere la B. Giocare nel Siena è un prestigio e anche una fortuna, la società è seria e al tempo d’oggi non è così scontato. Basta vedere Modena e Vicenza.

Per chiudere, un messaggio ai tifosi?
Dico solo una cosa. Gol o non gol, ci metterò sempre il massimo impegno come ho fatto fino ad ora. Spero di ripetere se non migliorare quello che ho fatto a Viterbo. Indosso una maglia che rappresenta la passione della gente. Il calcio regala felicità alle persone, ai tifosi, sarebbe bello fare qualcosa di importante per loro. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo