La storia di oltre un secolo è custodita dal Museo Robur. L’ennesima iniziativa del Siena Club Fedelissimi, che mira a raccoglie fotografie, documenti, cimeli e testimonianze della gloriosa avventura bianconera, è stata definita da Nicola Natili come un regalo alla città. Il direttore del Fedelissimo online, in un’intervista rilasciata a La Nazione di Siena, ha raccontato dello stato del progetto (di pochi giorni fa l’inserimento della stagione 2009/10), le emozioni che emergono sfogliando vecchie immagini oltre che una riflessione sul passato, presente e futuro della Robur. “Per la raccolta del materiale, il Museo Robur è a buon punto. Nella fotogallery sono state da poco inserite le stagioni dal 2009 al 2012, come sempre ricche di foto, documenti. E memorabilia, cimeli bellissimi, particolari a anche sconosciuti, che ci sono arrivati dal patrimonio di Alfio Pistolesi, segretario storico del Siena, colui che ha scelto la divisa e lo stemma della Robur, ispirandosi alla Juventus, allora modello da seguire. La famiglia di Alfio ha deciso di donarci il materiale del suo archivio, non posso che ringraziarla. Come ringrazio Lorenzo Mulinacci e Mario Lisi che, come dei “manovali”, stanno dando alla causa una mano preziosissima. E grazie a tutti coloro che ci hanno sostenendo numerosi e continueranno a farlo”. “Abbiamo ricevuto tanti consensi – aggiunge Natili – e questo ci ripaga di tutti gli sforzi compiuti, anche economici. Stiamo parlando di di un progetto la cui realizzazione è stata dispendiosa. Ma lo abbiamo fatto con passione: un piacere che tanti tifosi si rivedano nelle foto, che gli ex tesserati ci congratulino, che i sostenitori più giovani si facciano un’idea di quello che era il calcio a Siena, cos’era il tifo a Siena”.
“Sfogliando le vecchie foto non nego che mi sia spesso commosso, che mi abbia preso la malinconia. Il calcio è inevitabilmente cambiato: un tempo i giocatori erano vicini ai tifosi, vivevano con i tifosi, si vestivano “in borghese”, come loro; prima delle partite, per esempio, uscivano dal Chiusarelli, dove andavano in ritiro, e facevano una passeggiata per il Corso… C’era un attaccamento diverso. Lo dimostrano anche i numeri: in passato si festeggiavano le 100 presenze di un giocatore in un club, oggi siamo sulle 30. Il calcio era della gente. A Siena, poi, la tifoseria ha risentito tanto delle vicende societarie che l’hanno investita, inevitabilmente. Scarseggiano i giovani e siamo portati a vivere di ricordi”.
Lo storico tifoso bianconero e direttore del Fedelissimo Online conclude soffermandosi sull’attualità. “Non riesco a dare un giudizio (alla proprietà svedese, ndr), perché il gruppo ha importato a Siena un modo di fare calcio che non conosciamo. Apprezzabile tutta l’attenzione che mettono nel giovanile e nel femminile. Poi nel calcio sono sempre i risultati che contano. E la speranza è che la Robur, dopo la scorsa stagione, la peggiore degli ultimi anni, possa non dico vincere il campionato ma farsi valere. Innegabile però l’impegno che il gruppo svedese ci ha messo fino a oggi”.
Fonte: Fol
