Narduzzo: “Dovremo abituarci ai recuperi. Rigore parato? Avevamo studiato a fondo i loro tiratori”

Il portiere bianconero Davide Narduzzo è intervenuto come ospite alla trasmissione 'C'ero anche io a Grifo Cannara' su RadioSienaTv. Di seguito le sue parole:

Carriera – "Sono andato via di casa a 13 anni, dai 13 ai 19 ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile del MIlan: giovanissimi, allievi, due anni in primavera e l'ultimo anno sono rimasto aggregato alla prima squadra. Poi sono andato a Teramo per tre anni, dove avevamo ottenuto anche una promozione in Serie B poi purtroppo revocata per i fatti che tutti conoscono. Infine sono stato alla Reggiana dove ho avuto un percorso in crescendo: i primi due anni mi sono fatto conoscere giocando anche i playoff, dopo il fallimento sono rimasto in Serie D giocando quasi tutte le partite e poi lo scorso anno siamo saliti in Serie B".

Chiamata – "Quando Grammatica mi ha contattato non ci ho pensato più di tanto, perché questa è una piazza importantissima al di là della categoria. Quando ero più piccolo il Siena l'ho sempre visto in Serie A o in B".

Ambientamento – "Questa è una categoria dove bisogna sapere che ogni squadra che ti affronta lo farà al massimo delle sue possibilità, è inevitabile che sia così. Troveremo campi che in altre categorie non ci sono, non è semplice ma noi dobbiamo fare ciò che dobbiamo fare".

Recuperi – "Chiaramente stiamo vivendo un periodo molto particolare, per cui ci atteniamo alle regole. Non sarà neanche l'ultima volta quindi dovremo farci l'abitudine. La prima volta che ci hanno rinviato la partita eravamo in rifinitura e guardavamo il video dell'avversario; c'è un calo emotivo perché passi dall'essere concentrato sulla partita a dover tornare ad allenarti come tutti i giorni".

Rigore parato – "Con il mister dei portieri ed il match analyst avevamo studiato i loro rigorista insieme ai miei compagni di reparto. Ci eravamo soffermati su Ferretti e su Mazzolli che poi ha calciato: sapevamo che lui tendeva a chiudere la conclusione e quando si è presentato ho pensato a stare fermo e partire al momento giusto. Ed è andata bene".

Tifosi – "Sento tantissimo la mancanza del pubblico. La prima volta che sono entrato in uno stadio vuoto è stato molto triste, perché il calcio è calcio solo con i tifosi. Averli al seguito ti fa sentire un calciatore vero".

Squadra – "Siamo un gruppo di veri uomini e di ragazzi per bene. A differenza delle altre siamo partiti all'ultimo momento, quindi è normale essere un po' svantagggiati all'inizio. Ma se seguiamo il mister arriverà tutto quello che ci siamo prefissati, nel modo e nel momento giusto".

Mister – "Essere allenato da un campione del mondo è qualcosa che capita poche volte nella vita, per questo prendiamo spunto da ogni cosa che dice e lo guardiamo anche nei comportamenti. Si è messo in gioco con una umiltà che non tutti hanno. E' una persona che trasmette i valori umani e insegna calcio".

Uomo solo – "Il portiere è un ruolo che nello sport di squadra ti fa fare un altro sport. Sei l'unico ad usare le mani e a fare cose che gli altri non possono. Da piccolo mi è sempre piaciuto Julio Cesar, pur non essendo simpatizzante interista. Somiglianza con Pegolo? Mi accontenterei di essere un braccio di quello che è lui".

Aspettative – "Vorrei togliermi belle soddisfazioni con i miei compagni, siamo una bella squadra e con il lavoro credo che verremo fuori. Se le cose dovessero andare nel modo che tutti auspichiamo secondo me abbiamo già una buona base che in Lega Pro potrebbe dire la sua". (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol