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Nardi: “Isco il mio idolo. Col gioco di Bellazzini non mi sono mai sentito così libero”

Maledetto dischetto. “Di tre rigori che ho tirato, il primo in Coppa l’ho trasformato, gli altri due no”. Niccolò Nardi torna sugli errori dal dischetto, quello col Tau (replicato da Somma) e quello col Terranuova. “Devo però dire che se è vero che i penalty li sbaglia chi li tira, e domenica avrei dovuto alzare di più la palla, ci sono anche i portieri validi – spiega a La Nazione – credo comunque di essere stato bravo a riprendermi subito, a rimanere in partita più che con il Tau. Anzi, a spingere ancora di più”. E così, è arrivata la perla del 2-0. “Sono andato sulla palla convinto, per fortuna è entrata. E’ figlio di uno schema provato in allenamento”.

I gol di Nardi, capocannoniere del girone, sono per la sua ragazza, Margherita. “Anche l’esultanza, con il cuore e la ‘M’ è per lei. Sono un ragazzo tranquillo, aperto, disponibile. Non ho hobby particolari, quando sono libero, esco con Margherita. Ho in mente di riprendere a studiare: sono diplomato, vorrei laurearmi. La mia vita è il calcio, ma un piano B ci vuole. Il mio idolo è sempre stato Isco, ma mi piace molto anche Bellingham, per la sua attitudine, la sua energia, è un centrocampista atipico. La numero 10? Me la sono aggiudicata all’asta…”.

Livorno in D da protagonista, poi in C con Carpi e Pianese, adesso di nuovo la quarta serie. “L’anno scorso ho attraversato un brutto momento, soprattutto nella seconda parte. Avevo bisogno di ritrovarmi. Ho parlato tanto con mister Bellazzini e ho capito che era la scelta giusta: mi sono subito rivisto nel suo gioco, non mi sono mai sentito così libero. Credo che calcisticamente sia un genio. Fuori dal campo una bellissima persona. E comunque, pur in D, stiamo parlando di Siena…”.

La forza della Robur è il gruppo, sostiene il trequartista bianconero. “Siamo compatti nello spogliatoio e amici fuori. I ragazzi più esperti, mi ci metto pure io che, se non così navigato, un po’ di ossa me le sono fatte, hanno da subito aiutato i più giovani, qualcuno alla prima esperienza, ad ambientarsi. Questa unità si vede anche in campo”.

I tifosi possono stare sereni? “Assolutamente sì. E l’appello che faccio loro è di continuare a starci vicini. Capisco che all’inizio il nostro modo di giocare può non convincere, ma se già adesso si intravede qualcosa, con il tempo ci sarà da divertirci”.

Fonte: Fol