Mulinacci: “Troppo attaccamento verso questo club, non potevo abbandonarlo”

Nella tarda serata di giovedì sera, le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo hanno visto l’approvazione della lista presentata dalla commissione elettorale e il conseguente ritorno di Lorenzo Mulinacci in veste di presidente del Siena club Fedelissimi. La sua parentesi alla guida del club di cui è stato uno dei fondatori, che proseguiva ininterrottamente da oltre trent’anni, si era interrotta nel febbraio scorso lasciando non poco dispiacere nell’ambiente bianconero. Con lui abbiamo ripercorso la stagione appena archiviata e dato uno sguardo al prossimo futuro, soffermandosi anche sull’attività dello storico club che solo pochi mesi fa ha festeggiato 50 anni di storia.

Lorenzo, le tue dimissioni dello scorso febbraio avevano lasciato una ferita aperta nell’ambiente.

«Avevo deciso di dare le dimissioni dopo un periodo difficile a livello personale, non ero più in grado di portare avanti l’associazione. Ma l’avevo fatto anche per cercare di stimolare un dialogo all’interno del club».

Come si è arrivati al tuo ritorno in sella da presidente?                         

«Nel momento in cui Alessandro (Silvestri, ndr), che ringrazio per aver guidato egregiamente il club in questi mesi, ha deciso dopo un lungo periodo di riflessioni di farsi da parte, la commissione elettorale è tornata alla carica e mi ha messo alle strette. Per la passione e l’attaccamento nei confronti di questa associazione, che ho contribuito a fondare, non me la sono sentita di abbandonarla e alla fine ho accettato di fare il presidente».

Sulle tue dimissioni aveva pesato anche il fallimento della scorsa estate?

«Indubbiamente sì, il secondo fallimento nel giro di sei anni ha influito in senso negativo. Ed anche i risultati altamente deludenti di quest’annata hanno contribuito a farmi maturare questa decisione. Però l’aspetto interno è quello che aveva inciso maggiormente».

Hai menzionato la stagione appena trascorsa, che ha visto il club contestare in più occasioni la società.

«Nei miei 52 anni in cui ho seguito il Siena non avevo mai subìto umiliazioni come Badesse e Sinalunga. Per questo, nell’occasione in cui siamo potuti tornare allo stadio (contro il Montevarchi, ndr), abbiamo deciso di contestare apertamente la società per quanto visto quest’anno. Come tifoso ritengo giusto che le contestazioni avvengano nei luoghi consoni, ovvero allo stadio, piuttosto che in incontri privati tra tifosi e dirigenza. Siamo tifosi, quindi è giusto esternare gioie e incazzature sulle tribune dello stadio. Abbiamo ritenuto opportuno fare questa contestazione a chiusura di un campionato pessimo, alzando la voce nei riguardi di chi credevamo responsabile di questa annata disastrosa. E vorrei aggiungere una cosa».

Prego.

«Noi abbiamo il nostro modo di essere tifosi, rappresentiamo il Siena club Fedelissimi e coloro che la pensano come noi. Non abbiamo intenzione di mettere bocca nella gestione degli altri gruppi, non l’abbiamo mai fatto e mai lo faremo. Pertanto pretendiamo che gli altri tifosi facciano altrettanto, non accetteremo mai che altri giudichino il nostro comportamento. Noi non facciamo comunicati per attaccare qualcuno, ma per affermare le nostre idee».

Tornando ai risultati dell’assemblea, tanti sono stati i messaggi di vicinanza e di affetto a seguito del tuo ritorno.

«Ne ho ricevuti tantissimi. Sia nel momento in cui ho dato le dimissioni, per non parlare di quando sono tornato in carica come presidente. Centinaia di messaggi, di semplici tifosi ma anche di giocatori e persone che hanno fatto la storia del Siena. Mi vengono in mente Perotti, Ravazzolo, Cavallo, Papadopulo, oltre che tantissimi tifosi di curva e gradinata. Mi hanno fatto piacere, è inutile nasconderlo. Non sono vanitoso, ma non è scontato ricevere tutto questo affetto e questi attestati di stima».

È ormai cominciata la nuova stagione, cosa ne pensi della linea intrapresa dalla società?        

«Dalla fine della stagione la società si sta muovendo benissimo, non sta sbagliando una mossa nell’organigramma societario. Ora bisogna vederla all’opera sulla campagna acquisti. Per il momento, ha fatto molto piacere riabbracciare persone che fanno parte della storia del Siena come Perinetti, Negro, Causarano e Tosoni».

Si ripartirà in un clima di fiducia quindi.

«Con il 30 giugno è finita una stagione, dal 1° luglio ne è iniziata un’altra. Per noi quanto successo nella stagione 2020/21 è azzerato. Dopo la non iscrizione per mano della Durio, che è stata l’unico presidente con cui avevamo instaurato un rapporto umano, abbiamo deciso di tornare a giudicare le proprietà solo per i risultati sul campo. Speriamo che i prossimi possano essere grandiosi, sicuramente invece delle urla riceveranno applausi».

L’accoppiata Perinetti-Gilardino come la vedi?

«Le fortune degli allenatori dipendono anche da chi hanno intorno. Quando un allenatore si sente solo o non è appoggiato dal responsabile della gestione sportiva va in difficoltà. Io mi meraviglio ancora come Gilardino sia potuto tornare dopo quanto dettogli da Grammatica e Bellandi, due dirigenti che hanno messo la faccia solo nelle presentazioni di turno, mentre dopo le pessime figure in giro per la provincia hanno sempre lasciato la squadra in balia dei tifosi. Ad ogni modo, per Gilardino avere al fianco uno come Perinetti sarà un’altra cosa. È un direttore che storicamente riesce a mettere l’allenatore a proprio agio e a dargli consigli giusti».

In chiusura, quali sono le idee in cantiere del club per i mesi a venire?

«La priorità è riprendere in mano l’organizzazione del cinquantesimo anniversario, nei prossimi 3-4 mesi è l’impegno più grosso da portare avanti. Doveva avvenire a ottobre scorso ma ovviamente è stato rinviato a causa del Covid. L’obiettivo è festeggiarlo quest’anno nello stesso periodo. Poi si spera di poter tornare allo stadio più o meno nella normalità e riprendere la nostra vita di tifosi, anche con le partite in casa e trasferta che ci sono mancate tantissimo».

Per farlo potreste essere costretti a traslocare per la prima volta dalla gradinata.

«Non sappiamo ancora chi debba occuparsene tra società e comune, in ogni caso se non verranno terminati i lavori in gradinata i Fedelissimi saranno costretti dopo 51 anni di vita ad abbandonare il luogo storico in cui sono nati e trasferirsi in curva». (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol