Mucciarelli: “A Siena tre anni significativi. Io un cavallo pazzo? Per me era un complimento”

Era una squadra divertente e prolifica quella che nella stagione 1989/90 impose la sua supremazia e riportò la Robur in Serie C1. Uno dei principali attori di quella cavalcata fu Simone Mucciarelli, che grazie anche a mister Perotti trovò il contesto ideale per esprimersi al meglio. «Il ricordo più bello che ho di Siena è sicuramente la vittoria del campionato, anche se tutti e tre gli anni in maglia bianconera hanno significato qualcosa – rivela l’ex attaccante a RadioSienaTv, durante la trasmissione Minuto per minuto –. Il sistema di gioco portava più persone ad offendere, quindi, oltre agli attaccanti di ruolo come me e De Falco, riuscivano ad andare a rete anche tanti altri. Io e Franco (De Falco, ndr) per caratteristiche ci integravamo molto bene. Uno più alto, l’altro piccolo e scattante. Come calciatore ho sempre puntato molto alla concretezza, per me era più importante che la squadra vincesse che io segnassi. Poi se vincevamo e facevo gol era anche meglio. E quella Serie C forse ora varrebbe la B attuale, il livello tecnico era più alto».

Sul fatto che le cronache dell’epoca spesso lo considerassero un “cavallo pazzo”, Mucciarelli ci scherza su: «Per me era un complimento, perché volevo vincere e dimostrare quello che volevo. In certe partite potevo sembrare quello che non ero, ma per me era un complimento». Una carriera, la sua, della quale non porta particolari rimpianti: «La categoria superiore forse mi è mancata, però avrei potuto fare anche molto meno. Tutto sommato sono soddisfatto di quello che ho saputo fare nella mia carriera». Sollecitato al riguardo, l’ex bianconero torna anche sulla partita persa contro il Catanzaro all’ultima giornata, che chiuse con qualche polemica la stagione successiva alla promozione: «Penso che con il tempo si sia appianato tutto e che i tifosi abbiano capito quello che è successo. Parlare di chi non c’è più mi dispiace anche, ma io imputo tutti i problemi che ci sono stati alla società di quel momento, noi giocatori avevamo la coscienza a posto. La squadra parte sempre per fare un buon campionato, in quanto neopromossa magari c’erano delle remore. Ma dietro ad una grande squadra ci vuole anche una grande società, e probabilmente in quel momento la società non era all’altezza della squadra». Ancora oggi Mucciarelli è in contatto con i compagni dell’epoca: «Ogni tanto qualcuno lo sento. Andrea Pepi lo vedo spesso, con gli altri anche grazie ai social scambiamo qualche messaggio. C’era l’idea di fare un ritrovo, purtroppo la situazione di adesso non lo permette. Ma ci sarà tempo». (J.F.)

Fonte: Fol