Mezzaroma: “Roma-Siena? Siena è la mia squadra, per me conta solo il bianconero”

Domenica ci sarà Roma-Siena ed è inevitabile che i mass media romani si affannassero a raccogliere le dichiarazioni di Massimo Mezzaroma, presidente del Siena e figlio di Pietro che, 17 anni fa, rilevò la Roma da Giuseppe Ciarrapico, insieme a Franco Sensi. Presto le strade dei due imprenditori si divisero e domenica,  a distanza di ann,i il destino ha voluto che i figli dei due imprenditori si trovassero come avversari. Massimo Mezzaroma ha rilasciato a LaRoma24.it una lunga intervista che vi proponiamo integralmente.

Presidente Mezzaroma, domenica col suo Siena affronta la Roma. Vive la stessa attesa delle altre volte?
«Per noi è una sfida salvezza, quindi come tutte le altre. Ormai le nostre partite sono tutte uguali, servono per mettere insieme punti preziosi per restare in serie A».

Sì, ma stavolta c’è di mezzo la Roma…
«Roma è la mia città, ci sono nato e cre­sciuto. E quando cresci a Roma a un certo punto devi fare una scelta: seguire o no il calcio, ed è difficile restare insensibili».

Mezzaroma e Sensi: lo sa che per i tifosi giallorossi è un binomio che conta parec­chio?
«Sì, lo so. Ancora una volta è Sensi contro Mezzaroma… (ride, ndr). Scherzi a parte, Roma-Siena è anche la sfida tra i figli dei due imprenditori romanisti che, ormai di­ciassette anni fa (nel 1993, ndr), presero a cuore le sorti del club giallorosso».

E qual è oggi il rapporto tra voi?
«Con Rosella è ottimo. Non un rapporto profondo e assiduo ma veramente buono».

Vi conoscete da anni: lei a quell’epoca di­ventò consigliere e responsabile del setto­re giovanile della Roma…
«Vero, anche se Rosella nel ‘93 era meno presente. La storia dei nostri padri è quella di due caratteri forti che, inevitabilmente, a un certo punto si scontrarono. Ora c’è que­sta sfida tra i figli: noi siamo più… assenna­ti (ride ancora, ndr), e il duello è solo spor­tivo, quello del campo insomma».

Allora tornare all’Olimpico non le farà al­cun effetto?
«La differenza tra la Roma e il Siena è che il Siena ora è la mia squadra, mia in senso vero e proprio visto che ne sono il proprie­tario. Quindi per me ora conta solo la causa bianconera. Sarò emozionato per le aspetta­tive legate alla mia squadra».

Causa importante, si è preso una gran bella responsabilità lo sa?
«Dai tempi di mio padre alla Roma non sono più andato allo stadio in maniera assi­dua, non pensavo un giorno di poter rientra­re nel calcio, un mondo che non mi affasci­nava. Ma l’impegno che ho preso con il Sie­na e i suoi tifosi è serio, l’ho fatto mio fin dal primo giorno. E’ un progetto affascinante in cui credo, per questo ho accelerato la chiu­sura dell’affare: avrei voluto chiudere an­che prima».

E’ partito con la squadra ultima in clas­sifica. Non pensa sia un progetto difficile già in avvio?
«Ero preparato alle difficoltà ma per ca­rattere mi piacciono le sfide, amo giocar­mela. Devo dire che ho ricevuto una gran­de accoglienza, ho trovato una piazza ani­mata da grande passione per la propria squadra. La tifoseria è molto “calda”, ragio­na molto con il cuore. Ora però, ci vorrà an­che un po’ di razionalità perché i club di cal­cio sono aziende vere e proprie e i conti al­la fine hanno tanti zeri: serve equilibrio ge­stionale. Sono abituato a costruire i palazzi e se le fondamenta non sono buone… Io cer­co un progetto capace di durare negli anni».

E il piano per lo stadio?
«Qui il calcio è inteso ancora alla vecchia maniera, si va allo stadio con la famiglia, a fare il tifo con tranquillità e questo spirito mi piace. Sto lavorando per costruire qual­cosa di importante per la gente. E poi il cam­po di allenamento per la squadra. Un piano che parla anche di qualità della vita del pub­blico senese, indipendentemente dalla serie in cui giocheremo l’anno prossimo».

A proposito: come si salva il Siena?
«Ho chiesto a tutti di ridurre al massimo il margine di errore, ci vogliono serenità, applicazione e tanta attenzione. Non ho fat­to grandissime promesse, sono stato me stesso e parlato di cose concrete come lo spirito di gruppo. Certo che ci vorrebbe an­che un po’ di fortuna visto che ne abbiamo avuta poca finora».

Perché?
« Non siamo mai riusciti a schierare la squadra titolare, al primo errore veniamo puniti, domenica a Roma saremo senza cen­trali difensivi. Anche la fortuna fa la sua parte».

Ma se non fa risultato a Roma Malesani salta?
«Nel calcio per dare la scossa si cambia il tecnico perché cambiare quindici giocato­ri è più difficile. Io non amo cambiare in corsa. A Roma sarà un esame duro per noi: vorrei vedere un bel cambio di marcia, poi valuterò. Piuttosto sarebbe importante chiudere domani (oggi, ndr) qualche affa­re al mercato di Milano».

Ma è vera questa storia che da ultimi in classifica vi siete sentiti rispondere “no” da qualche giocatore?
«Nel calcio, come nella vita, servono gli attributi. E comunque ho usato i rifiuti per spronare i miei: “Questi ci hanno detto no perché ci credono spacciati, dimostriamo­gli chi siamo!”».

Torniamo alla Roma: che cosa ha porta­to Ranieri per la rinascita?
«Arriva un momento in cui bisogna cam­biare. E in più credo che Ranieri si sia por­tato una dose di entusiasmo enorme. Ricor­do quando nel ‘93 con mio padre e Sensi fa­cemmo firmare Mazzone, vidi gli occhi di Carlo: credo Ranieri provi più o meno le stesse sensazioni a sedere su quella pan­china ».

Lo scudetto chi lo vince?
« L’Inter, ma spero prima dell’ultima giornata visto che giocherà con il Siena (ri­de, ndr)».

E la Champions?
« Tifo per un’italiana, servirebbe al no­stro calcio. Posso dire però che tra quelle in gioco a Siena si fa poco il tifo per la Fio­rentina…».

Fonte: Fedelissimo Online