Mezzaroma: «Il Siena salvo è un messaggio di vero amore»

Presidente Mezzaroma ieri mattina è stato personalmente in Via Allegri a depositare la documentazione?
«Sì siamo andati per sistemare tutto adesso aspettiamo fiduciosi. Poi abbiamo avuto una serie di riunioni allargate visto che dobbiamo recuperare rapidamente il tempo impegnato per salvare la società».

Ha fatto firmare il nuovo allenatore Mario Beretta?
«La sua firma come quella dei nuovi collaboratori. Accolgo con entusiasmo Beretta e rivolgo un particolare benvenuto a Mignani. Ci fa piacere averlo con noi e seguire questo percorso di continua crescita. Abbiamo scelto due simboli: Beretta e Mignani. È un atto d’amore da parte di tutti e che viene rappresentato anche dall’entusiasmo con cui si sono messi gioco».

Ricomincia da qui Massimo Mezzaroma. Ha salvato il Siena, trovando la quadra col Monte dei Paschi, attraverso anche la mediazione del sindaco Bruno Valentini. La grande paura è passata. Ieri è stata un’altra giornata frenetica : per l’ammissione alla Serie B e per cominciare a programmare la nuova stagione. Alle ore 17.13 sul sito del club è arrivata l’ufficializzazione di Beretta (scelta largamente prevista) con lo staff (vice Maz Canzi, collaboratore tecnico la bandiera Michele Mignani, prepratore dei portieri il confermato Marco Savorani). Mezzaroma quanto è stata faticosa questa operazione di salvataggio?
«Moltissimo. Abbiamo affrontato un percorso tutto in salita tra momenti di cupa angoscia e disperazione. Siamo andati vicini a far sparire 109 anni di storia e sarebbe stato un atto criminale. Ho combattuto perché non accadesse, trovando tanti alleati. In questa esperienza ho visto la parte buona del calcio con molti addetti ai lavori impegnati nel fare la propria parte. C’è stato un ampio coinvolgimento per non far sparire il Siena».

Deve dire grazie a qualcuno?
A me stesso. Dopo aver investito in questa società 10 milioni di euro, ora ce ne ho messi altri cinque. Pochi o tanti che possono essere, sicuramente sono un’enormità in questo momento dove la crisi morde . Aumentano le responsabilità e me le sento addosso. Esco rafforzato dalla convinzione che bisognerà tenere ancora più aperti gli occhi sui numeri e la salubrità aziendale, senza dimenticare naturalmente il risultato sportivo. Non voglio più vivere un momento così. Ho avuto paura di non riuscire ad arrivare sino in fondo e non me lo sarei perdonato».

Deve invece rimproverare qualcuno? (ride… poi tace un attimo)
«Non mi piace la dietrologia ma nel passato anche recente ci sono delle situazioni pure per mie colpe ed errori. Facciamo così: il passato è meglio buttarselo alle spalle. Si sa che le vittorie hanno sempre tanti padri, mentre le sconfitte sono orfane».

Si poteva evitare in qualche modo la penalizzazione in arrivo (5-7 punti)?
«No, sinceramente il percorso è stato travagliato. C'era da recidere un cordone ombelicale con tante situazioni tutte sulle spalle del Monte dei Paschi. La banca stavolta si è comportata con noi come farebbe con una qualsiasi azienda a cui viene chiesto che l'azionista fornisca impegni e garanzie».

L'ostacolo maggiore che ha trovato in queste settimane di estenuanti trattative con la banca, le istituzioni, i tesserati?
«Ho fronteggiato, soprattutto il pensiero, di alcuni convinti che io stessi giocando una partita personale di basso livello. Qualcuno ha pensato che volessi mercanteggiare. Io invece costruisco case, faccio un mestiere concreto e guardo sempre in faccia la realtà. Giuro che ho detto la verità e ho badato alla concretezza. Poi, per fortuna, quanti si sono imbattuti in questa situazione si sono resi conto dei fatti e che quello che andavo dicendo era tutto vero. Il rischio era reale, così come c'erano degli impegni che mi volevo prendermi e che alla prova dei fatti mi sono preso. Altrimenti non saremmo qui».

Aspettando l'iscrizione si è parlato comunque molto di mercato: avete trovato in giro gente disponibile a dare una mano o a temporeggiare per vedere gli sviluppi?
«Ci sono stati dei presidenti di Serie A che hanno capito e hanno aiutato. Hanno dimostrato che non è tutto brutto nel mondo del calcio. Ci sono dei fiordi dove si annidano acque limpide».

Ieri Mps ha confermato che non sarà lo sponsor della Robur ma che mette a disposizione – come recita un comunicato – linee di credito per anticipazioni introiti della Lega idonee consentire l'iscrizione al campionato considerato l'apprezzabile impegno finanziario sia nell'immediato che nel futuro, della famiglia Mezzaroma, ché forma parte integrante di un piano riequilibrio economico-finanziario che nell'ultima versione fornita appare adeguato. Come sono i suoi rapporti con la banca?
«Come quelli di un qualsiasi cliente che deve portare in acque più tranquille una barca che sta in acque molto burrascose, increspate in passai anche da comportamenti di chi era Mps all'epoca».

Se ne sono sentite tonte: ci sono possibilità che lei passi la mano?
«Non è primaria per me l'esperienza nel calcio. Faccio altro e sono appassionato del mio lavoro. In quest'ultimo periodo ho dovuto trascurare e chiedere alla mia famiglia un passo avanti perché mi sono dovuto concentrare sulla Robur. Vorrei tornare a pensare prioritariamente alla mia attività. Se ci fosse qualcuno disponibile con maggiore entusiasmo e risorse, io non sarei un problema».

Cosa dovranno attendersi i senesi?
«Di tornare un po' al calcio all'antica. Non esistono più i sovradimensionamenti dell'ultimo decennio. Ci vorranno lo spirito senese e la migliore continuità».

Sul campo ripartirete da Beretta: perché?
«In tre anni di presidenza ci siamo incrociati tante volte e per diverse ragioni è mancato il tempo giusto. Stavolta c'è stata da entrambi la volontà di costruire qualcosa di solido. Lui ha grandi stimoli. C'è bisogno di chi ama la Robur come la ama lui».

Che squadra nascerà?
«Dovrà essere una giusta alchimia tra gioventù ed esperienza con stimoli e fame per conquistarsi il presente e il futuro».

Ovviamente la farà con Antonelli al fianco…
«Certo. Ha una gran voglia quanto la mia».

Fonte: Corriere dello Sport Stadio