Mele: “Sono stato tagliato fuori. Abbiamo accettato l’aumento di capitale con tante pressioni addosso”

Lungo ma interessante l’intervento di Pietro Mele su Antennaradioesse. Ecco le sue dichiarazioni:

Sono stato tagliato fuori – “Il giorno dell’assemblea ho consegnato a mano una lettera al presidente, un atto dovuto verso una persona che aveva versato una cospicua somma di denaro nelle casse della Robur di fatto salvandola e si stava procurando una nuova proprietà. In quel momento io ero l’ultimo sopravvissuto nel Cda. Lo statuto prevede che il Cda è operativo con due membri ma non può andare via l’ultimo fino a che non viene ratificato dall’assemblea il passaggio a amministratore unico. Nonostante l’atto formale di dimissioni mai ratificato, Io rimanevo in pieni poteri e responsabilità. Mi è sembrato giusto riprendere il ruolo per capire ciò che è avvenuto. Da quel momento sono stato tagliato fuori dalle vicende societarie, non ho visto chiarezza. C’è stata una situazione di silenziosità nei miei confronti. Mi ritengo il fondatore della società, sono l’ultimo membro del Cda sopravvissuto ma sono stato tenuto all’oscuro di tutto. Ho saputo del preliminare delle cessioni di quote dalla stampa, non sono stato avvertito. Dovevo fare una conferenza stampa per salutare, ne è stata fatta una di cui non sapevo niente”.

Anna Durio – “Bisogna capire cosa si intende per nuova proprietà. Alessandra Amato l’ho vista per la prima volta stamattina, ho chiesto il numero della signora Durio ma non mi è stato dato. La Durio l’avevo già conosciuta nel mese di Ottobre, una persona gradevole e appassionata. Avevo lasciato i miei recapiti perché c’era un primo interessamento. Mi resi disponibile già in quella fase, era un ingresso gradito”.

Ponte – “L’amicizia col presidente? Quando due persone condividono la battaglia si creano dei legami forti. Però dico che a tutela di quelle persone a cui ho ceduto le mie quote, non vedo perché non ci sia la possibilità di vendere tutti. I percorsi vanno vatti insieme”.

I soci di minoranza – “La loro situazione è questa. Il 30 gennaio emerse la necessità di un aumento capitale, unilateralmente deciso dal socio di maggioranza, che doveva essere urgentemente di quella entità. Personalmente penso che l’entità poteva essere diversa. Era stata convocata l’assemblea per il 2, c’era una domenica di mezzo e il lunedi chiesi al notaio Coppini sei mi poteva fare avere una minuta dell’atto, ma mi disse che non era possibile perchè stava ancora aspettando quella di Sallustio, avvocato di Ponte e dimissionario dal Cda. Siamo andati ad accettare l’aumento di capitale con tutte le pressioni addosso. L’aumento è strutturato in due fasi, una parte inscindibile e una scindibile. Colui che ha il 10% per mantenere la stessa quota dovrebbe versare 265mila euro”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol