Maximiliano Ioele: “Ho avuto paura, ma le coltellate allo stadio ci stanno”

Il quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport ha intervistato il tifoso ferito da una coltellata dopo il derby capitolino.

Dall’intervista apprendiamo che le coltellate allo stadio fanno parte del gioco, un rituale che in alcune tifoserie viene considerato parte integrante del proprio modo di essere tifosi.

 

Sdraiato sul letto 31 del reparto di Osservazione Breve Chirurgica del Gemelli, al 7° piano dell’edificio N, un gladiatore tatuato sulla tibia e una sciarpa giallorossa sul comodino, non vorrebbe parlare Non è per lo spavento, né per il fastidio che gli provocano i punti, ma per una questione di principio: gli ultrà non parlano con i giornalisti, nemici quanto le forze dell’ordine.

E Maximiliano Ioele, 22 anni, il romanista accoltellato alla gola dopo il derby, ha il linguaggio e le convinzioni dell’ultrà. Non a caso il suo nome era già noto alla polizia.

 

«Siamo agli antipodi — attacca —. Voi scrivete un sacco di cazzate sul nostro mondo. Non lo conoscete, ma ci date addosso».

 

Squilla il telefono, è il padre Enzo, gli dice che la presidentessa lo aspetta a Trigoria, quando si rimetterà.

 

«Non me ne frega niente, lo sai che la Sensi non la sopporto».

 

Dieci arresti per gli scontri fuori dall’Olimpico, altri sei ieri per gli incidenti in Tevere, un arsenale trovato nell’auto di un tifoso laziale, dieci abitazioni perquisite la notte scorsa. Maximiliano, tu sei il sopravvissuto di una notte di follia. Hai avuto paura di morire?

 

«Sì, per qualche minuto. Ma me la sono cavata».

 

Cosa ricordi di quei momenti?

 

«Tutto, sono rimasto cosciente».

 

Sei stato aggredito alle spalle, quanti erano?

 

«Non lo so, non li ho visti, è stato un attimo».

 

Cosa pensi dei tuoi aggressori?

 

«Niente, che devo pensare?».

 

Potevano ucciderti…

 

«Allora? Dovrei dire che sono infami, pezzi di merda? No, allo stadio le coltellate si prendono e si portano a casa».

 

Perché ti trovavi a Ponte Milvio, in mezzo agli scontri?

 

«E lo vengo a dire a te?».

 

Allo stadio ci tornerai?

 

«Certo, perché non dovrei?».

 

Perché è stato un derby tanto violento? Non avevate firmato un patto di non belligeranza?

 

«Sei poco informato».

 

Il problema è con il gruppo laziale «In basso a destra»?

 

«Questo lo dici tu».

 

Ma tu appartieni a qualche gruppo?

 

«La conversazione è finita».

 

Fonte: Gazzetta dello Sport – A. Catapano