Mastronunzio: mi sono commosso, pronto a dare tutto per la Robur

C’è un’immagine dell’Arena Garibaldi che va oltre l’importanza delle statistiche e dei tre punti. E’ il minuto dodici di Pisa-Siena quando i bianconeri si stringono a centrocampo attorno ad un compagno in lacrime. “Sembravo un bambino” – si confessa Salvatore Mastronunzio, bomber di professione che non segnava dall’ottobre del 2011. Millecinquecento interminabili giorni di prigionia – tra inchieste, interrogatori e sentenze discutibili – spazzati via da un grande gesto atletico. Perché nonostante tutto, il know-how di un campione resta. “Questi movimenti, questi gol, in questi anni non li ho mai persi. Sono sempre stati miei”.

Salvatore, il gol al Pisa, la corsa a centrocampo, le mani sulla faccia, le lacrime. C’è in tutto questo l’immagine del riscatto, della rinascita tramite un campo di calcio?

Sicuramente. Dopo anni passati in questo modo non era semplice rimettersi in gioco a 36 anni. Domenica è arrivato il benedetto gol che mi ha emozionato. Sembravo un bambino, quasi fosse il primo tra i professionisti. Ha un sapore speciale, sono corso a centrocampo e non c’ho capito più nulla.

Pesoli un paio di settimane fa ha detto di essere stato stroncato dal calcioscommesse, sia sportivamente (aveva raggiunto l’apice calcistico), sia umanamente, con diversi conoscenti che iniziarono a girarsi dall’altra parte. Tu come l’hai vissuta la squalifica?

E’ stata una mazzata. Arrivavo da anni importanti, avevo fatto bene ad Ancona e avevo vinto un campionato a Siena. Non è stato semplice assorbire la botta. La famiglia ovviamente è sempre dalla tua parte, ma come dice Pesoli spesso la gente ti volge le spalle. Invece io sono stato fortunato ad avere un procuratore che è come un fratello. Mi è rimasto sempre vicino, mi ha stimolato e salvaguardato per poter tornare a giocare.

Come ti sei tenuto impegnato in questo periodo di inattività?

Ci ho messo un po’ per assorbire la squalifica ingiusta. E’ stata dura, mi sono chiuso in me stesso e non ho fatto nient’altro. Ho rincominciato ad allenarmi pensando ad uno sconto forte del Tnas, poi giù di nuovo nel baratro. Ufficialmente mi sono allenato nell’ultimo anno, ad aprile ho chiamato un preparatore atletico a Roma che mi ha aiutato tanto. A Trapani poi è arrivata la conferma che stavo bene e non potevo mollare.

Dopo Trapani sembrava fatto l’accordo con l’Ancona, poi invece è arrivata la Robur.

I matrimoni si fanno in due, se ad Ancona non è arrivato l’accordo vuol dire che non c’era la volontà da entrambe le parti. Col Siena è stata una trattativa difficile, poi però con la volontà di tutti si è chiusa per il meglio.

A Siena il tuo è un ritorno. Stagione 2010/11, l’anno di Conte e la promozione in A: Mastronunzio parte in quinta, fa nove gol poi però finisce in panchina.

Ho dei ricordi positivi, abbiamo vinto confermando l’obiettivo iniziale che non era affatto scontato. La rosa era importante, chiunque giocava era di livello. La seconda parte ho giocato meno, ma ho contribuito lo stesso alla promozione. Quando si vince va sempre bene.

Che idea ti sei fatto della Robur attuale?

E’ un bel gruppo, sono ragazzi umili che mi hanno accolto benissimo. Il mister è preparato, lo staff è importante e il presidente ha la voglia di puntare in alto. La vittoria di Pisa chi ha dato maggior sicurezza dei nostri propri mezzi, sicurezza che forse prima mancava un po’. Adesso il derby con l’Arezzo ci dirà se siamo sulla strada giusta.

I tifosi adesso possono riprendere a cantare “Il gol della Vipera”.

Lo hanno cantato a Pisa, è stato un enorme piacere, non me l’aspettavo. Spero di ripagarli sul campo, possiamo toglierci grandi soddisfazioni. A tutti non si può piacere, ma io sono così, umile e sereno. Quello che ho pagato, anche se ingiustamente, l’ho pagato, poi ognuno la pensa come vuole. Non ho mai venduto una partita. Ma adesso penso solo al campo, al Siena e a chiudere al meglio questa stagione. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo