Massimo Losi indica la strada da seguire «Essere promossi in A significa salvezza»

Stavolta abbiamo parlato con uno dei fondatori del Siena Club Fedelissimi, nonché eccellente cuoco quando nella sede di via Mencattelli mette a tavola amici e giocatori. Svelati i gusti di alcuni personaggi

E' stato uno dei fondatori dei Fedelissimi: Massimo Losi è da sempre un grande tifoso della Robur e la sua più grande passione, la cucina – nata seguendo le orme del papà – l'ha messa a disposizione del club bianconero: è lui il cuoco che `sminestra' in cucina, quando la sede di via Mencattelli si apre a serate in amicizia e cene con la squadra, fornendo manicaretti degni di Masterchef. Abbiamo chiesto a lui, oggi, cosa si aspetta per il Siena dal 2014. «L'auspicio è quello di tornare in serie A – ha detto -, perché la promozione, a mio parere, è l'unica salvezza per il club. Pensare di rivivere quello che abbiamo passato l'estate scorsa mette paura. I ragazzi hanno tutte le carte in regola per riuscirci: arrivare tra le prime due è difficilissimo, anche se è giusto sperare sempre anche nelle imprese più complicate, ma giocarsela ai play off, benché a otto squadre siano più impegnativi degli altri anni, è più che alla portata. La squadra non è forse la più forte della serie B, ma grazie al grande lavoro di Beretta sta facendo molto bene: il ritocco potrebbe essere un portiere alla Pegolo». "Il mister mi piace moltissimo – ha poi aggiunto Losi -, è la persona ideale nel posto giusto. E' riuscito a compattare lo spogliatoio nonostante l'ambiente disastrato, nonostante le penalizzazioni continue e le mille difficoltà. Ha saputo amalgamare alla perfezione i giovani con i giocatori di più esperienza e motivare anche uomini come Giacomazzi per farli apparire in campo ragazzini. Esemplare la crescita di Rosseti: il ragazzo è forte davvero, farà tantissima strada». Qualche curiosità sulla Robur e la cucina… «C'è stato nel corso degli anni qualche allenatore che ha chiesto un certo tipo di alimentazione – ha svelato -, lo stesso Beretta, inizialmente. Il discorso esula da Conte, che non mangiava praticamente niente… Da parte dei giocatori mai nessun problema: soltanto Kharja in quanto musulmano, seguiva una dieta specifica. Alla fine mangiò il suo e anche i piatti che avevo preparato per gli altri…».
Angela Gorellini
Fonte: La nazione