Mario Beretta all’incontro tra San Miniato e Cagliari Calcio. “Siena seconda casa, avere un’affiliata qui mi riempie di gioia. L’anno del fallimento? Ho smesso di allenare anche per questo motivo”

Esattamente due anni fa, il 13 ottobre 2013, la Robur si apprestava ad ospitare al Rastrello l’Avellino. Era l’ultimo anno della vecchia Ac Siena, il più pazzo, il più schizofrenico, sicuramente il più irrazionale. Gli ostacoli si opponevano ai sorrisi, le penalità convivevano con le vittorie, i mancati pagamenti non oscuravano le soddisfazioni che staff e giocatori offrivano ai tifosi. Mediatore di questo splendido trifoglio (a cui mancava però il gambo, ovvero la società) era un uomo che a Siena ha sempre lasciato ricordi positivi. Per i risultati, certo, perchè nel calcio contano eccome, ma soprattutto per il suo modo di essere. Sincero, affabile, bonario, adatto ad una piazza che se viene trattata con onestà e rispetto apre davvero il cuore come suggerito da Porta Camollia. Ecco perchè rincontrare Mario Beretta è sempre un piacere.

San Miniato – L’occasione arriva nel giorno di presentazione della stagione calcistica del G.S. San Miniato. Prima di iniziare, alle ore 15.30, viene annunciato un accordo tra il San Miniato stesso e il Cagliari Calcio, che dall’avvento del presidente Giulini sta facendo davvero le cose in grande. Il centro di allenamento del Cagliari, in precedenza interamente assorbito dalla prima squadra, è stato aperto a tutto il settore giovanile. La foresteria e i servizi per i ragazzi sono stati migliorati, mentre sono nati due centri di formazione, uno ad Alghero e l’altro alle porte di Milano, perchè “va bene l’identità sarda ma il calcio è sempre più globale” – dice Oscar Erriu, responsabile dell’attività di base e della Cagliari Football Academy.

Siena seconda casa – E qui entra in gioco Mario Beretta, dal primo luglio responsabile del settore giovanile del club sardo. “Mario è stato determinante per intaprendere questo progetto di affiliazione – dichiara Simone Gasperini, che svolge lo stesso ruolo di Beretta nel San Miniato. “E’ un progetto importante per far crescere al meglio i ragazzi ed offrire loro un trampolino di lancio nel futuro”. “Ringrazio il San Miniato per l’opportunità che ci ha fornito. La società è un’eccellenza in provincia a livello di settore giovanile. Siena poi è la mia seconda casa, e quindi avere una affiliata qui mi riempie di gioia” – risponde Beretta sempre in conferenza stampa.

L’affiliazione – Ma in cosa consiste questo accordo? In soldoni: il San Miniato entra nella rete delle società affiliate alla Cagliari Football Academy, un progetto che nasce per promuovere lo sviluppo del calcio giovanile in Sardegna e nel territorio nazionale. Durante l’anno sportivo il club sardo offrirà seminari, incontri e riunioni per tecnici e dirigenti della società affiliata e stage, manifestazioni e tornei ai giovani calciatori del San Miniato. I più meritevoli verrano sottoposti a dei provini per entrare a far parte del Cagliari, e qui il discorso dovrebbe tirare in ballo la Robur. Dopo tanti anni di collaborazione con l’Ac Siena, infatti, il San Miniato (unica scuola calcio qualificata del senese) apre le porte ad un'altra società professionistica. Un ostacolo al recente progetto affidato da Ponte a Livio D’Alessandro? Chissà..

Ancora Beretta – Dopo la conferenza, Mario Beretta torna a parlare del suo nuovo ruolo e del campionato della Robur. “C’è molto lavoro da fare, mi impegna tanto ma sono contento perchè è un’esperienza affascinante. Stiamo facendo tante cose, come i centri di formazione e le affiliazioni tra cui quella con il San Miniato, che ha un valore particolare per l’attaccamento che ho con Siena. La Robur? Credo stia facendo un buon lavoro, a squadra è ripartita da zero e passare dalla D alla C non è facile. L’importante è il consolidamento della società, se poi non riesci a salir di categoria ci riprovi l’anno dopo. Sono contento di vedere ancora protagonisti Portanova e Ficagna, miei ex giocatori. Se trovo il tempo verrò a vedere una partita come è succeso l’anno scorso”.

Basta panchina – Poi la chiusura con l’ultima esperienza bianconera, in serie B. “Quell’anno è stato importante per la decisione che ho preso successivamente di cambiare la mia attività nel calcio. Una stagione esaltante, la piu bella per rapporti, per espressione di gioco e risultato, ma anche la più dolorosa per tutto quello che sappiamo”. Erano appena due anni fa, sembra passata una vita. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fedelissimo Online