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Marchio Ac Siena, ascoltato Antonio Conte

Continua il processo per la cessione del marchio dell’Ac Siena, un’operazione risalente al 2012, quando il brand fu venduto per 22 milioni di euro (grazie a un finanziamento di Mps), un valore decisamente gonfiato – secondo l’accusa – per sistemare il bilancio ed evitare il fallimento del club, poi comunque avvenuto nel 2015. Dopo Valentina Mezzaroma, ieri è stato il turno di Antonio Conte, collegato a distanza dalla questura di Torino. Al centro della testimonianza il ruolo di Banca Mps. Conte, che stava per passare alla Juventus dopo aver allenato un anno il Siena, riportandolo in Serie A, fece una passeggiata con l’allora presidente della banca, Giuseppe Mussari. “Andammo per le vie della città – sottolinea l’ex mister bianconero a La Nazione – lui aveva piacere di confermarmi a Siena. Era pronto a rinnovarmi il contratto”. A quel punto il pm, Siro De Flammineis, dopo aver precisato che però il presidente dell’Ac Siena era Mezzaroma e non Mussari, chiede conferma sul fatto che Perinetti spiegò a Conte che Mussari avrebbe voluto essere chiamato da Agnelli per concordare il passaggio alla Juve. “Mps era dentro il Siena Calcio, nel senso che si trattava di uno sponsor che, mettendo soldi, rappresentava una parte fondamentale. Penso che quella telefonata ci sia stata”, risponde Conte. Che poi spiega che se non ci fosse stata la Juve avrebbe proseguito la sua avventura a Siena. Il processo, che vede imputati tra gli altri Mussari e Massimo Mezzaroma, proseguirà il 25 ottobre con ulteriori testimonianze. Non verrà sentito Clarence Seedorf: la Procura ha rinunciato alla sua audizione.

Fonte: Fol