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Interviste

Manninger: “Siena casa mia, devo dire grazie a Chiesa. Il calcio di oggi è solo moda e business”

“Che città, che pace. Siena è casa mia. Sono stato benissimo e mi hanno trattato da re. Ogni volta che torno mi ricoprono d’affetto”. Alex Manninger torna a parlare della sua esperienza alla Robur, tre stagioni e 83 presenze in Serie A, e lo fa in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

“Devo spendere un grazie per Enrico Chiesa – spiega – Avevamo giocato insieme a Firenze, dove eravamo vicini di casa, e mi ha aiutato parecchio all’inizio. Mi diceva “oggi vieni a cena da me”. Io potevo solo accettare, sennò si arrabbiava. Ma quanto era forte Enrico, mamma mia. Ricordo che si fermava le ore a calciare, fino a che non gli riusciva tutto non andava via dal campo”.

Manninger fa il falegname in Austria (“Mi scusi, sono in montagna e sto costruendo una casa. Non prende molto bene il cellulare”, esordisce al telefono). “Fare il falegname mi ha insegnato l’importanza del sudore e dei sacrifici. Sia Conte che Klopp, nel tempo, hanno apprezzato questo aspetto. Mi dicevano che ero fondamentale per trasmettere ai più giovani l’attitudine al lavoro”.

Racconta del rapporto con Buffon e Del Piero ai tempi della Juve, dell’Arsenal da giovanissimo (“Ho solo un rimpianto: essere andato via troppo presto. Ma sa… volevo giocate”), della scelta sbagliata di andare a Firenze perché “trovai una situazione assurda, era il 2001 e la società era sull’orlo del fallimento. Per diversi mesi non abbiamo preso lo stipendio. L’allenatore era Mancini e ogni tanto ci diceva. “Chissà se ci alleniamo domani”. Scherzava, ma sapevamo tutti che potevamo fallire da un momento all’altro”.

L’ultimo anno alla Juventus fu allenato da Conte. “Antonio mi colpì già dal ritiro. Mi prese da parte e mi disse che apprezzava il mio modo di lavorare e che voleva già prendermi quando era a Siena. Ricordo che all’inizio era l’unico a credere nella vittoria dello scudetto”.

Manninger torna infine sul suo lavoro attuale. “Mi ha insegnato il sudore e la fatica. E oggi sono felice. Il calcio di oggi è solo moda e business, io invece non ho nemmeno Instagram, pensi un po’. Sono felice nella mia pace e nella semplicità. Adesso negli spogliatoi si pensa più ai capelli e ai post da fare che a lavorare sodo”.

Fonte: Fol