MALESANI: DOVREMO SCENDERE IN CAMPO COME FOSSIMO A SIENA

Le cose più semplici sono spesso quelle più complicate: le giocate in campo, il modo di allenare, pensare di affrontare il Palermo nella sua tana “come se la partita si giocasse a Siena”. Lo dice Alberto Malesani che nel difficile compito di caricare la Robur, di entusiasmo e non di responsabilità, di isolarla e spingerla, sta piano piano plasmando il gruppo, per quelli che sono i suoi credo e le sue convinzioni.
E’ passata un’altra settimana: c’è ancora tanto da lavorare mister?
“Dobbiamo ancora crescere sotto tanti profili: nei particolari, nei reparti, nelle individualità, nella capacità di saper giocare in più maniere. Ogni tecnico ha il suo modo di allenare. La nostra difesa, per esempio, era abituata a lavorare secondo determinati concetti, giusti. Ma doveva metterci dentro qualcosa in più a livello individuale. La difesa a zona va bene, ma nella mia idea il singolo giocatore deve metterci maggiore attenzione per aumentare la pressione. Vedo dei miglioramenti, ma possiamo fare ancora meglio”.
Tra i suoi giocatori c’è chi ha detto che il suo calcio è semplice: lei dà degli input poi sta a ognuno di loro, metterli in pratica. E’ così?
“Attenzione. Il mio modo di allenare ‘semplice’, è il più difficile che possa esserci: alleno ventidue giocatori contemporaneamente, definirei il mio calcio ‘situazionale’”.
Il fatto che la squadra cerchi insistentemente il tiro da fuori rientra nel discorso o è solo sintomo della fiducia ritrovata?
“Diciamo che dico ai ragazzi: se c’è da tirare, tirate. Con l’Udinese abbiamo sbloccato il risultato proprio così…”.
Maccarone sembra proprio rinato…
“Lo vedo in quella posizione e mi sembra che stia rendendo molto bene. Poi tutto è sempre relativo, va con i risultati. A lui, come ai compagni, chiedo aiuto anche in fase difensiva, non vedo altra via: lo stanno facendo, c’è solo un po’ da migliorare. Non so come ho fatto a convincerli, ma li ho convinti e condividono quello che dico”.
Da attaccante a attaccante: ha pensato a qualche misura speciale per Miccoli?
“La linea difensiva dovrà stare molto attenta a non farlo giocare e dovrà ricevere piccoli aiuti, da dietro, dal reparto avanzato. Il giocatore di zona dovrà stare sempre concentrato al massimo, sapere chi gli passa vicino”.
Del Palermo in generale che ne pensa?
“Che è una squadra di medio alta classifica. Se Zenga, prima del divorzio, l’ha definito un gruppo da Champions e da primato in classifica vuol dire che era forte dell’organico a sua disposizione. E poteva esserlo. A Zamparini puoi dire tutto, ma no che lesini nella costruzione della squadra. Oggi il Palermo è un ottimo di mix di esperienza e gioventù: i vari Pastore e Cavani hanno entusiasmo, giocatori come Liverani, Simplicio, Bresciano – che è pure nazionale – e lo stesso Miccoli, di calcio ne hanno masticato tanto”.
Come, allora, affrontare i rosanero?
“Dovremo scendere in campo come se non fossimo a Palermo, ma in casa nostra. Questa la mia idea di ‘continuità’. Mi piace che la squadra stia alta e che sia aggressiva. Se vuoi far bene devi avere coraggio: puoi pure perdere, ma non hai il rammarico di non averci provato. Se te la giochi, se hai una tua identità, anche la sconfitta ti fa crescere”.
Vedremo quindi la stessa formazione che ha battuto l’Udinese?
“Il sistema di gioco sarà lo stesso, ma cambierò qualcosina. Nella scelta degli uomini apporterò degli accorgimenti in base al modo di giocare del Palermo”.
Il fatto che le ultime due vittorie, condite dal gran gol di Maccarone, abbiano fatto puntare su di voi, lei per primo, i riflettori, crede possa in qualche modo esaltare troppo la squadra?
“Per quanto mi riguarda no, delle interviste potrei fare tranquillamente a meno, come ne ho fatto a meno in questi ultimi due anni in cui nessuno mi ha cercato. Ma fa parte del mio, del nostro, lavoro che per quanto mi riguarda considero un dono divino. Non credo possa avere ripercussioni neanche nei ragazzi: dovranno essere bravi a trasformare le gratificazioni in entusiasmo senza adagiarcisi sopra”.
Imminente, a quanto pare, cambio societario, mercato che sta per riaprirsi, tifosi riappacificati, sosta in arrivo: cosa ci dice di tutto questo?
“Di mercato non parlo più. Per quanto riguarda il cambio alla presidenza, spero solo non influenzi troppo la squadra. Un cambiamento è pur sempre un cambiamento: non è il passaggio in sé, ma la trasformazione che ne segue nelle abitudini, nel modo di lavorare, negli usi di una società. Non posso entrare nella testa dei ragazzi, spero che adesso che tutto sta andando per il verso giusto, questo clima si possa mantenere. I tifosi li ringrazio, senza fare il ruffiano, perché hanno capito il momento e ci sono stati vicini. La sosta in genere aiuta i giocatori. Nel nostro caso non lo so. Però c’è e dobbiamo accettarla”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line