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MALAGUTTI NON NUOVO A “SCOOP” SUL SIENA

Vittorio Malagutti, 40 anni, è giornalista professionista dal 1986. Ha raccontato per il settimanale “il Mondo” i retroscena finanziari di Tangentopoli. Per il “Corriere della Sera” ha seguito vicende come lo scandalo Russiagate di Boris Eltsin, il processo a Slobodan Milosˇevic´, la crisi della banca Bipop, il crac della Cirio di Sergio Cragnotti, il dissesto finanziario del calcio e la bancarotta della Parmalat. Attualmente lavora come inviato dell’“Espresso”. È autore del libro I conti truccati del calcio (Roma 2002). In passato si è già interessato del Siena e sotto la sua lente finì De Luca, fresco di promozione in serie A. Vi riproponiamo l’articolo che usci a suo tempo.
fonte: siena club fedelissimi

 

Miracolo a Siena

di Vittorio Malagutti

 Di coraggio, quello sì, ne ha da vendere. Mentre il calcio, in Borsa e fuori Borsa, naviga in un mare di guai finanziari, il presidente del Siena, Paolo De Luca, annuncia che punta a breve termine alla quotazione sul mercato azionario. Sorpresa generale, ma De Luca tira diritto: “Noi non quotiamo il tifo, ma un progetto imprenditoriale complesso: un nuovo stadio, con spazi commerciali e di ristorazione, e un campus per lo sport con tanto di attrezzature mediche d’avanguardia”. È un obiettivo ambizioso, anche perché il Siena, matricola della serie A, per ora non può sfoggiare conti brillanti. Circa 8 milioni di perdite nel bilancio al 30 giugno 2003. In rosso anche i due esercizi precedenti. De Luca però è fiducioso. E la città lo sostiene. Tifosi entusiasti, politici plaudenti, a cominciare dal sindaco Maurizio Cenni (Ds). Mentre il Monte dei Paschi, la grande banca senese, sponsorizza la squadra (3,3 milioni di euro per questa stagione). Perfino la chiesa fa la sua parte. Nel consiglio di amministrazione della squadra, oltre ai tre figli, c’è anche un parroco, don Gaetano Rutilo. Per De Luca è un gran successo personale. E pensare che il patron del Siena, napoletano verace, è sbarcato nella città del Palio solo pochi anni fa. Alle spalle aveva una carriera da costruttore, incappata nelle indagini sulla Tangentopoli campana. Appalti post terremoto, per i mondiali del ’90, per l’Alta velocità. De Luca è stato costretto a difendersi in tribunale. Nel giugno del 1995 venne anche arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle attività delle cooperative rosse nel Napoletano per poi essere scarcerato dopo poche settimane. “Storie vecchie, sono stato assolto da tutto”, dice De Luca. Ma ancora prima di darsi al mattone, il patron del Siena aveva fatto politica. Nei primi anni Ottanta, ai tempi del sindaco Maurizio Valenzi lo troviamo in consiglio comunale a Napoli come rappresentante (“indipendente”, precisa lui) dell’allora Pci. L’impegno politico da consigliere comunale prosegue per qualche anno, poi “una stagione è finita”. E il politico torna imprenditore a tempo pieno. L’uragano Tangentopoli rischia di travolgerlo e lui si sposta verso nord. A Roma, dove adesso hanno sede le sue società: la capogruppo Dipiù Ambiente (depuratori), che risulta intestata alla moglie Paola Bonavolontà, la Ilva Pali Dalmine (guardrail), la Avis (logistica). Lo sbarco al Siena calcio risale a tre anni fa, “ma frequentavo la città già da alcuni anni per motivi famigliari”, spiega De Luca. L’imprenditore napoletano rilevò un primo 40 per cento del capitale, cioè la quota di Giambattista Pastorello, il patron del Verona. La squadra però non decollava. Navigava nei bassifondi della serie B e il bilancio perdeva a rotta di collo. Fino a quando l’altro grande azionista, il finanziere italo-svizzero Antonio Ponte, non decise di cedere il suo 40 per cento e De Luca comprò. A benedire l’operazione c’erano Comune e Provincia di Siena, oltre alla Fondazione Monte dei Paschi. Tutti a guida Ds. E tutti azionisti della Finanziaria senese di sviluppo, che controllava il 10 per cento circa della squadra di calcio.