Mai così in basso

Non ci sono più le parole adatte, solo la rabbia per una gestione che giorno dopo giorno si sta dimostrando un suicidio sportivo. Scelte scellerate, imposte e poi rinnegate, una serie infinita di sconcertanti decisioni che in pochi mesi hanno trasformato la Robur nell’oggetto di derisione di tutta l’Italia calcistica. Senza vergogna e senza alcun segno di ravvedimento si continua a percorrere la strada intrapresa ad agosto, con gli stessi uomini, con le stesse idee confuse, con la convinzione manifestata e mai ammessa, che il Siena è solo un giocattolo, un mezzo e non un fine.
Fa arrabbiare leggere le dichiarazioni della “nuova” gestione (cala, cala, ma di che?) societaria e ancora di più quelle di un direttore sportivo che annuncia la “rivoluzione di febbraio”, via chi non si è dimostrato all’altezza, dentro nuovi volti in proiezione futura. Una domanda, semplice ma pertinente: chi l’ha scelti a suo tempo, quando gli armeni sbarcati a Siena non sapevano nemmeno cosa fosse il calcio italiano? Chi ha portato giocatori fermi da mesi e in qualche caso da anni? Si chiamano scommesse, certo, a volte vanno bene, altre male, ma per chi ha un solo obiettivo ci sarebbero volute certezze. Ad ora l’unica è che siamo diventati la barzelletta di Italia. Abbiamo subito di tutto, dai capricci di un presidente, allo sbarco di tecnici e giocatori che niente c’entrano con la nostra realtà, da promesse e programmi, a delusioni e ridimensionamenti. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.» così pronunciava Tancredi ne Il Gattopardo e così è successo nel Siena da agosto ad oggi, gente che va, gente che viene, altri che rimangono, ma niente è cambiato.
Fonte: FOL