“Non ho ancora rinnovato. Per farlo servono idee condivise. Se resto a Siena, resto per rivincere ancora. Mi prendo l’impegno con la tifoseria e voglio che siano fatte le cose per bene. Chiedo di essere coinvolto nel progetto a livello tecnico. Se arriva un giocatore che non conosco non sono tanto convinto, guardo tante partite per questo motivo. A Siena poi servono ragazzi forti anche a livello mentale. Tutte le partite sei chiamato a vincere, e se sei troppo ansioso, arriva la domenica e fai male”. Parola di mister Lamberto Magrini, protagonista dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, la trasmissione settimanale del Siena Club Fedelissimi.
La squadra che verrà – “È prematuro parlare dei rinnovi dei ragazzi. Se il direttore chiama uno prima di un altro, quell’altro se la prende e pensa che non viene tenuto. Per ovviare a questo e per tenerli sull’attenti, rimandiamo tutto a fine campionato. Qualcosa va modificato, perché cambia la categoria e c’è una quota in più”.
Giacomini – “Si collega settimanalmente con la squadra, ci è stato vicino. Dopo la vittoria mi ha detto: mister, iniziamo a programmare per la Serie C. È carico e motivato”.
Lo stadio – “Se il Comune ce lo mettesse a disposizione prima della fine della stagione, per fare una festa, sarebbe magnifico. Anche a costo di cambiarci all’Acquacalda”.
Le prossime partite – “Se metto dentro 3-4 giovani tutti assieme, rischio di esporli a figuracce. Penso di inserirne un paio con l’ossatura della squadra. Come tenere alta l’intensità negli allenamenti? Con soluzioni dove si divertono ma lavorano al tempo stesso. Mercoledì hanno fatto un’ora e tre quarti di esercizi con la palla ad altissima intensità”.
Il campionato – “Quando ho conosciuto i ragazzi, a Chianciano, ho capito che si poteva fare benissimo. Sono sempre positivo, parto pensando di vincere. So che non è sempre possibile, ma a Siena non ci si può nascondere. Serviva vincere e riconquistare la stima e la fiducia dei tifosi. È andata bene”.
Il pericolo infortuni – “In trent’anni da allenatore è stata la prima volta che ho trovato una squadra di ragazzi che non si erano mai allenati in gruppo, senza fare amichevoli. Avevo timore degli infortuni per via del campo di casa sempre allentato, che fa lavorare adduttori e flessori, in particolare i gemelli. Abbiamo avuto diversi infortuni sotto questo aspetto”.
Chi è cresciuto di più – “Morosi e Hagbe hanno fatto una crescita esponenziale. Si sono applicati bene, hanno ascoltato. Pagani era un passo avanti agli altri, è stato penalizzato perché a destra ho utilizzato un 2004. I giovani in generale sono cresciuti parecchio anche perché hanno lavorato con ragazzi più esperti, come Bianchi, Lollo, Cavallari, Achy. A Ravanelli e Costanti dicevo: prendete spunto da Ricciardo, che dentro l’area sa interpretare alla perfezione il ruolo. Ho fatto i complimenti ad Hagbe, è stato anche concreto con tre gol e due rigori di cui uno decisivo procurati. Ivan? Per vincere campionati bisogna fare tanti gol, e con Boccardi, Candido e Masini possibili trequartisti, è stato penalizzato perché di fronte aveva giocatori di grande esperienza. Davanti voglio sempre giocatori esperti che ti fanno vincere i campionati. Si è comportato bene, poi ha subìto un infortunio alla caviglia che lo ha tenuto fuori due mesi. Ora è pronto da due settimane, avrà la possibilità di giocare”.
Meritocrazia – “In tutti i lavori ci sono i raccomandati, calcio incluso. Sono un carattere scomodo, il vecchio Nelso Ricci mi diceva che cercava sempre allenatori di carattere, mentre i presidenti preferiscono allenatori più morbidi, per scegliere chi far giocare. Ma io sono fatto a modo mio, sono stato esonerato da primo in classifica. Questo forse ha limitato la carriera ma ne vado orgoglioso. Sono salito sempre vincendo campionati”.
Mignani e il trequartista – “Ho seguito l’anno di Mignani, fino alla finale di Pescara, vedendo tante partite del Siena, anche perché giocava con lo stesso sistema di gioco, il 4-3-1-2. Un modulo che mi affascina, perché mi affascina il trequartista. Oggi si punta più alla corsa e alla forza fisica che non alla tecnica. Ho la fortuna di allenare Candido che interpreta il ruolo alla perfezione. Sa palleggiare, si sacrifica in fase di non possesso, sa attaccare gli spazi in profondità, sa fare gol. Con una preparazione di base può dare ancora molto di più sotto l’aspetto della continuità. Nel 4-3-3 l’esterno viene controllato meglio dal terzino, il trequartista che svaria sfugge di più ai controlli”.
La città e i tifosi – “Non ho fatto calcio ad altissimi livelli, ma abito a Perugia e non c’è una cultura e un attaccamento così radicato città-squadra. E poi la storia secolare delle Contrade, che tramandate di padre in figlio… Quest’anno ho avuto un bel gruppo, ma avevo un bomber di riserva che ha fatto 20 gol e questo bomber sono stati i tifosi”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
