Lettere in redazione: una replica a Guglielmo Longhi

Scrivo in merito alla risposta del sig. Guglielmo Longhi tesa a giustificare il termine "fascistissimo" usato per definire l’inno della nostra squadra. L’autore osserva, cito testualmente, che musica e parole "indubbiamente risentono delle mode e delle suggestioni del Ventennio" ed afferma, perentoriamente, che ciò è "Un dato di fatto".

Chi ha un minimo di cognizione storica sa che il Fascismo, o meglio la propaganda del partito, si accaparrò di termini coniati o usati dal Movimento Futurista, termini che esaltano l’azione e il movimento, come nel nostro inno. Quello che in effetti piace di questa melodia, che non finisce di affascinarci, è l’uso di parole che inneggiano al dinamisno, all’agonismo, alla velocità, ossia all’essenza della cultura futurista, nonchè agli autentici princìpi dello sport. Il Fascismo, il sig. Longhi dovrebbe saperlo bene, usò invece asservire questa terminologia all’esaltazione dei propri esecrabili valori.

Mi fermo qua, perchè da storico dell’arte potrei portare miriadi di esempi, anche più calzanti della parola scritta.

Ma preme ribadire l’errore del sig. Longhi, perchè se il metro usato per giudicare l’inno della Robur si applica ad altre manifestazioni, come ad esempio il teatro di Ettore Petrolini che fece continuo uso di termini futuristi e si svolse proprio durante il Ventennio, si finisce per fare una confusione abissibale, ahimé tipica di questi tempi astorici, e inquinare espressioni artistiche, a volte altissime, e più piccole manifestazioni che non hanno niente a che vedere con il Fascismo.

Un’ultima considerazione sulla musica dell’inno della Robur. Il supposto tono da marcetta non è affatto un’eredità dei motivetti fascisti, ma piuttosto il proseguire di una tendenza della canzone popolare che fu una componente comune negli anni trenta e quaranta. Si osservi che in nessun altro modo, se non come ‘marcette’, si possono qualificare le musiche dei cartoni americani della democraticissima America, basti pensare alle canzoni di pellicole di Walt Disney, come "I tre porcellini" (1933) e "Biancaneve e i sette nani" (1937).  

 

Con preghiera di trasmissione al sig. Guglielmo Longhi

Distinti saluti

Marco Ciampolini