Lettere in redazione: Perché tifo Robur

APPUNTI BIANCONERIPERCHE’ TIFO ROBUR

“Pronto? Scusi, che ha fatto il Siena?”

Queste parole mi risuonano nella testa da un po’ di giorni. E sono le parole di una bambina che, più o meno 40 anni fa,col batticuore, alzava la cornetta del telefono, quello nero, attaccato al muro del corridoio, e componeva il numero del bar “La Lizza” nel disco che, piano piano, ruotava.

Sì, perché toccava a me, la più piccola di casa, fare quella telefonata quando il Siena giocava in trasferta, in campi dal nome strano, che però insegnavano anche un po’ di geografia, dal nord, al centro, al sud, a seconda delle annate e dei campionati.

Quando era bel tempo e si andava alla Messa, di sera, si allungava la strada per vedere, sempre al bar “La Lizza”, il bandierone a strisce:

“S’è vinto!”

“S’è pareggiato, ma va bene…in quel campo!”

Certo, di donne, o meglio, di bambine, 40 anni fa, che già erano innamorate della Robur, non è che ce ne fossero tante, ma qualche compagna già alle elementari condivideva con me questa passione: eravamo ancora tutte femmine in classe e ci dovevamo arrangiare. E poi c’era la sorella, più grande, che mi copriva le spalle.

Ebbene, toccava a me fare quella telefonata, come toccava a me fare il caffè con la moka perché (almeno me lo facevano credere) sapevo farlo meglio di tutti. Tre sorelle, tutte nate nelle lastre, una mamma senesissima, un babbo venuto da lontano, passionale e sportivo, che ci ha lasciato amare i nostri colori perché anche lui li amava, pur essendo venuto da lontano. E quando si comincia a rimpiangere i tempi andati…sì, vuol dire che sono stati vissuti e goduti nel modo giusto.

Negli occhi ancora tante immagini di sole. Perché, se ripenso alle mie domeniche al Rastrello, le vedo tutte colorate: gli alberi verdi, l”Excelsior” color mattone, le mura della Fortezza e le campane di San Domenico. Tutto questo intorno a quell’erba sempre bella e soprattutto profumata, in una città che ricordo pulita, vivibile e con l’acqua del “Vivo” che: “Appena torno a casa, mi bevo un bel bicchiere di acqua della cannella!”

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Il mio stadio: il prato in curva, umido e nemmeno tanto pulito; si va dietro la porta e poi nel secondo tempo si cambia curva.

La gradinata: si prende il cuscino perché è sudicio, come si fa a mettersi a sedere! Ecco, ti compro le noccioline mentre si aspetta.

La tribuna coperta: un lusso! Ma oggi piove! Dai, ti ci porto, così non ci si bagna.

Lo speaker (o meglio, l’altoparlante): il passeggio della Lizza…l’ora esatta…al calciatore che segnerà il primo gol…

Poi i nostri eroi escono: quelle magliette attillate, quei calzoncini corti… Ma i miei colori sono illuminati dal sole e quelle strisce hanno impresso la loro immagine dentro di me: il mio cuore è a strisce. E i ricordi si mescolano. Giocatori, partite, campionati belli o deludenti, momenti davvero bui. Ma alla fine della partita, via…il cuscino vola giù come un’astronave e atterra nella pista di atletica.

Il tempo corre veloce: il fidanzato, come fo’ a dirlo al babbo! Ma, che bello, anche lui è del Siena. E questa Robur è di tutti e due. Ma lui va allo stadio col suo amico… Va be’, ti aspetto a casa. Basta saper aspettare. Ecco, domenica andiamo insieme? Sì, dove? In gradinata! E la gioia di quel gol è più forte di qualsiasi “sballo”, come dicono oggi, e ti lascia bene per tutta la settimana, ma che dico, per tutta la vita.

Anni di serie C, così mi piace chiamarla, poi il babbo mi regala una radio tutta per me. Alla radio posso sentire le radiocronache della mia Robur! In casa e in trasferta. Già, in trasferta, l’unica cosa che mi è mancata: la trasferta. Ma una ragazza non può certo andare nel pullman. E così, anche ora, mi è rimasto un po’ di pudore ad andare in trasferta misto ad una certa invidia verso chi se ne è fatte tante e poi tante!

E’ incredibile, due binari che corrono paralleli: la vita e la Robur. Sembra un paradosso. La vita e una squadra di calcio. Eppure è così! Ma la vita va avanti, fra fatiche, conquiste, gioie, dolori. La vita va avanti e il mio Sienone è sempre lì, resiste, 400, 1000, 2000 spettatori, resiste.

Poi, un giorno, comincia il campionato. C’è il sole,due figli e il terzo nel pancione. Siena-Lucchese: dai, perché non andiamo tutti alla partita? Le “cose della vita” mi avevano allontanato dallo stadio, ma non dalla Robur. E quel giorno non si poteva dire di no.

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Sole, ancora; tribuna coperta, ora si può; i bambini, distratti; la femmina, piccolina, che sbuffa; ma alla fine è 2 a 0.

Mamma mia, com’è cresciuta la mia Robur! E il piccino, che è nato a dicembre, è cresciuto a latte e radiocronache: sì, con la radio del mio babbo. Lui non c’è più; la radio, la sua radio, ancora funziona perfettamente, ed è lì, vicino al televisore a schermo piatto, viene in vacanza con me, la domenica mattina mi fa riascoltare le interviste del giorno prima, che in genere ho già sentito in diretta. E quando il Siena giuoca fuori, zittisco con gioia la voce del telecronista di Sky e ascolto quello di Siena. Con la radio del babbo.

E ora, ad un passo dal nuovo sogno, rivedo tutti i volti di questa lunga strada, illuminati dal sole e bagnati dalle lacrime del PRESIDENTE.

E mentre sono in casa, sento la voce del piccolo, lui che quest’anno, dopo la retrocessione, ha voluto la maglia del Siena senza il nome di alcun giocatore. La maglia e basta, che gli è già entrata nel cuore, anche il suo a strisce bianco-nere. Sta cantando. Ma è l’ultimo canto che ha imparato dopo il derby col Grosseto: “Sai, mamma, stamani a scuola, nell’intervallo, ci siamo messi a cantare Che bello è, quando esco di casa, per andare allo stadio, a tifare la Robur… Che bello è, quando esco di casa, per andare allo stadio, a tifare la Robur… Che bello è, quando esco di casa, per andare allo stadio, a tifare la Robur…” e non la smette più.

Ecco la gioia grande. Certo. Lui è stato fortunato: serie B, serie A, serie B, serie A! Ma senza il passato, il futuro non potrebbe esistere. Ora però via, verso il futuro! Tutti insieme, illuminati dal sole. E con la radio del babbo.

Grazie, Robur! Anna

Fonte: Fedelissimo Online