Lettera in redazione: Sciopero o serrata

E’ inutile sperare che noi tifosi possimo rinsavire tutto d’un colpo, smettendola di affidare le nostre gioie domenicali a gruppi di professionisti (o “bande di mercenari”, come li ha impietosamente definiti un celebre giornalista, ahilui, acceso tifoso del Toro). E’ assolutamente normale che sia così. Questi baldi giovanotti sono profumatamente remunerati per tirar calci a una palla, indossando una maglia che non è la “bandiera” che noi tifosi portiamo incisa nella pelle e, soprattutto, nel cuore (e nessuno meglio di noi senesi ne comprende il significato).

Già, il cuore, Questi baldi ragazzotti, che non lesinano partecipazioni a partite del cuore, che baciano appassionatamente le maglie battendosi il cuore, che piegano le dita a forma di cuore (per i tifosi o le veline?), esibiscono sempre il loro grande cuore. Mica il portafogli.   Massimo Gramellini, il torinista furente e sconsolato di cui sopra, scrive, tra l’altro, nel suo “Buongiorno” che appare quotidianamente sulla Stampa: < Sono lì per guadagnare. E per vincere. Ma vincere per se stessi, mica per noi. Credetemi, li ho conosciuti da vicino quando facevo il giornalista sportivo: nelle interviste ci incensano, ma in cuor loro ci considerano dei pirla. E hanno ragione. >   Pertanto cari amici pirla come me, lasciamo da parte i furori. Ci conviene continuare a cercare emozioni sportive, dando un attimo di riposo agli impegni della mente e lasciando via libera alla passione del cuore (arièccolo il cuore), credendo ingenuamente, o fingendo di credere, che ciascuno di costoro sia “uno di noi” e non un pedatore ben stipendiato che, con la determinante e interessata partecipazione dei vari presidenti di federazioni (Figc), di comitati (Coni), di associazioni (Aic), delle stesse squadre di calcio, sta trasformando il gioco più bello del mondo in una sorta di ridondante “Circo Barnum”. E senza Buffalo Bill.   Saluti di vero cuore.

Vittorio Rossetti