Lettera in redazione: giusto il diritto di sciopero, ma il calcio non è più uno sport

In questi giorni nei giornali, televisioni, web è circolata solo un’unanime voce : lo sciopero dei calciatori, e da tutti è stata apostrofata come una decisione sbagliata tanto più fatta da una categoria di gente che in questo momento è sicuramente molto più privilegiata di altre.

Molte sono state le reazioni dei tifosi e le parole qualunquistiche con cui sono stati apostrofati

quelli che fino ad un giorno prima erano gli idoli, hanno creato un clima di caccia all’untore e non sono mancati sia da parte del tifoso e da chi tifoso non è mai stato, lo spunto per riversare la propria rabbia con imprecazioni

da " stadio ".

E’ consuetudine comune credere che chi fa sciopero lo faccia solamente per avere più soldi….e loro che di soldi li guadagnano molti …… che cosa vogliano! Questa è stata l’idea generale che ha veicolato tutto il brusio nazionale. Ho letto dei commenti su fb di persone che si sono mostrate, nella loro completa ignoranza , così volgari e maleducate da effettivamente comprendere quanto la superficialità non faccia bene a questo paese.

Non tutti hanno approfondito la diatribia che esiste da un anno a questa parte, nessuno ha detto che a questa famosa riunione c’erano ben pochi presidenti di squadre di calcio e chi c’era in loro vece non sapeva nemmeno di cosa si stava parlando. Che esiste un presidente di lega, dimissionario, che non aspetta altro di essere sostituito e che non tiene fede agli impegni presi. Che alcuni presidenti hanno sottovalutato che cosa effettivamente poteva accadere e che ad altri non ha fatto che piacere per poter arrivare con una settimana in più con la preparazione nelle gambe ( De Laurentis ) altri ancora hanno potuto tirar fuori dal cilindro la loro risoluzione infallibile ( Della Valle )…..

Tutto questo è italiano e rispecchia cosa sta succedendo intorno a noi. E’ indice di gente che vorrebbe muoverci come burattini, che ci vuole tenere nell’ignoranza che fanno delle azioni subdole il loro pane quotidiano, di un’informazione che è veicolata a piacimento e dal momento che stiamo attraversando.

Qui di sport non si può più parlare, ce ne dobbiamo rendere conto. Noi, che la domenica andiamo allo stadio credendo di assistere ad " una partita di calcio ", noi andiamo ad assistere ad uno show interpretato da dei "

professionisti " che hanno il diritto di scioperare, se si trovano in disaccordo con il loro datore di lavoro,

sostenuti dai loro sindacati come qualunque lavoratore.

Se poi, la loro busta paga è non ho idea quante volte la nostra , non ci dobbiamo meravigliare è frutto della nostra società e di noi che andiamo ancora a vedere " una partita di calcio " credendo e illudendoci che sia tutto ancora vero.

Saluti Simonetta Ferrandi