Lettera ad Anna Durio di Mario Lisi

Cara Signora Anna,

ormai ho già consegnato il mio articolo mensile al direttore di “Mesesport” per il prossimo numero di aprile, altrimenti avrei volentieri sfruttato l’occasione per commentare il tristissimo spettacolo da Lei offertoci in video subito dopo la fine (per l’ennesima volta ingloriosa) di una partita della Robur che stavolta ha beneficiato dei tre punti i grigiorossi di Cremona.

Per prima cosa avrei voluto scrivere di cuore che, se già sapevamo della propensione di Suo figlio al biasimevole vizio della bestemmia, mai ci saremmo aspettati di scoprire che sotto le mentite spoglie della madre – donna-manager presidentessa del Siena – si nascondessero anima e stile degni di un camallo del porto di Genova!

Vede, le irripetibili espressioni uscite dalla Sua bocca l’altra sera per un indiscriminato attacco a tutto e a tutti in questa città, hanno colpito noi senesi non soltanto perché non è mai bello sentirsi rinfacciare questioni di vil danaro (ma lo sa che qualche secolo fa ne prestavamo perfino al papa?) ma soprattutto perché Siena, con tutti i suoi mille innegabili difetti e problemi, è comunque da sempre luogo di civiltà, di arte e di cultura che non si merita sceneggiate del genere, tantomeno a causa di una squadra di calcio e nemmeno in risposta ad eventuali provocazioni da parte di quelle pecore nere che si possono  trovare in ogni famiglia.

Dunque, se il Suo intento era quello di ferirci, OK c’è riuscita alla grande sputtanandoci sul web. Ma se, con la gazzarra della Sua villanesca “sparata”, voleva dimostrare di avere la personalità, il carisma e l’autorevolezza che ci vogliono nel ruolo che ricopre, prenda nota che queste sono doti che non si raggiungono né agitando il blocchetto degli assegni né alzando artificiosamente la voce, battendo il cazzotto sul tavolino o, peggio ancora, ingegnandosi di ripetere le peggiori parolacce possibili. Così facendo, più che altro ci si squalifica a livello personale e si può passare facilmente dalla ragione al torto…

Davvero con cordialità

Mario Lisi