Nella stagione 1934-35 in cui il Siena conquistò per la prima volta la promozione in serie B, poté contare su una squadra fortissima, ma piena di scavezzacolli.
Alfio Pistolesi, factotum della società, sudò le proverbiali sette camicie per cercare di tenere tutto sotto controllo, ma nonostante la sua forte personalità, non sempre ci riuscì.
Sicuramente non riuscì a calmare i bollenti spiriti di qualche calciatore nella notte che precedette lo scontro, importantissimo per la promozione, che si disputò il 16 giugno 1935 a Sanremo contro la squadra locale.
Terminata la cena i giocatori si ritirarono nelle loro stanze e, seguendo una rigida regola in voga in quegli anni, lasciarono le scarpe all’esterno delle proprie camere.
Presto il silenzio scese nel lungo corridoio su cui si affacciavano le camere, una pace assoluta rotta solo dal rumore, quasi impercettibile, di due porte che si aprono. Fenini e Felini non resistettero alla tentazione dei piaceri della notte e con passo felpato si avviarono verso l’uscita, ma solo dopo aver dato libero sfogo all’ incontenibile spirito goliardico che era una delle loro caratteristiche principali.
Tutte quelle scarpe fuori delle camere rappresentarono una tentazione irresistibile e, mentre le raccoglievano per nasconderle, già pregustavano la reazione che avrebbero manifestato i compagni all’indomani.
Una scala di servizio, un rapido attraversamento dei locali della cucina – dove occultarono le scarpe – e via verso la notte sanremese.
Nel frattempo Alfio Pistolesi, conoscendo le abitudini del duo “FeFe” – come amava chiamarli -iniziò un giro di controllo e quando arrivò nel corridoio dove si affacciavano gli alloggi dei giocatori, non vedendo le scarpe, senza porsi troppe domande, capì subito quello che era successo individuando immediatamente la punizione per i due irrefrenabili viveurs.
La notte brava di Fenini e Felini finì verso le 4,00 del mattino, e quando accesero la luce del corridoio per ritirarsi nelle loro stanze, videro con grande sorpresa che all’esterno delle camere dei compagni erano in bella mostra di se gli scarpini da gioco che avrebbero indossato dopo poche ore e in mezzo, seduto su una sedia, Alfio Pistolesi con un barattolo in mano.
“Questa è la sugna e li ci sono le scarpe, le voglio vedere pulite come se fossero nuove. Quando avete finito riportate le scarpe dei vostri compagni dove le avete trovate e lustrate anche quelle. Procuratevi il lucido e le spazzole. Il resto stasera dopo la partita.”
Il Siena battè la Sanremese per 1-0, ipotecando così la finalissima e la rete della vittoria fu messa a segno da Angelo Fenini da Milano, centravanti opportunista come pochi, seguace imperterrito di bacco, tabacco e venere.
In quell’anno Angelo Fenini mise a segno 27 reti in 29 incontri, riuscendo così a guadagnarsi la conferma al contrario del compagno Felini che Pistolesi, stufo delle sue scorribande, cedette proprio alla Sanremese, privandolo della gioia di debuttare in serie B nella stagione successiva. (Nicola Natili)
Fonte: FOL – Museo Robur
