Mannocci Ottorino era un marinaio, con la pelle cotta dal sole, lo sguardo truce e la passione per il football.
Serviva la patria e giocava nella sua Livorno. Un terzino niente male, arcigno, deciso, mai domo, avere a che fare con lui era un problema.
Sembrava avviato ad una grande carriera di calciatore, ma non aveva fatto i conti con la storia.
Nel 1921, marinaio della Regia Marina, fu raggiunto dall’ordine di raggiungere Firenze per riattivare le linee ferroviarie bloccate, da giorni, dagli scioperi.
Era il 1 marzo quando, in compagnia di altri 47 marinai, fu fatto accomodare su un mezzo militare, scortato da 18 carabinieri che, alle prime luci dell’alba, si mosse verso Firenze.
Giunto in prossimità di Empoli, il convoglio fu scambiato per una spedizione di squadristi e subì un violento assalto dalla popolazione locale che lasciò sul campo molti feriti e ben 6 morti.
Il marinaio Ottorino Mannocci, fu ben presto circondato dagli assalitori ingaggiando con molti di essi un vero e proprio duello rusticano. Si difese, si difese bene, ma non riuscì ad evitare un tremendo fendente di baionetta che gli lacerò il petto dalla spalla all’addome.
Giorni e giorni trascorsi tra la vita e la morte, ma alla fine, la sua forte fibra ebbe il sopravvento sulle gravi ferite, riuscendo a ritornare alla vita.
Per lui, eroe di un periodo difficile e senza regole, si chiusero improvvisamente le porte della marina. Che se ne faceva l’esercito di un soldato che aveva subito quel grave insulto al fisico?
Iniziò a fare lo scaricatore al porto di Livorno, concedendosi, ogni tanto, qualche partita di calcio.
Nel 1926 la Robur, alla ricerca di giocatori di carattere e buona tecnica, si ricordò di quel “cagnaccio” difensivo che lavorava al Porto di Livorno e fu lo stesso presidente Francioni, che si recò nella città labronica per proporgli un ingaggio.
Mannocci, convinto di essere stato dimenticato da tutti, accettò immediatamente la proposta, giurando eterna fedeltà alla maglia della Robur e trasformandosi nel giro di pochi giorni dal suo arrivo a Siena in un vero trascinatore. A Sesto Fiorentino, nel campionato 28-29, giocatori, tecnici e tifosi della squadra locale assalirono i calciatori della Robur. Mannocci si levò la maglia e mostrando il petto nudo, solcato dalla cicatrice, mise fuori uso tutti coloro che gli capitarono a tiro, per ultimo, il centravanti avversario che si avvicinava minaccioso con una pala in mano. Che paura poteva avere uno che si era trovato il petto squarciato da una baionetta?
Nessuna e dopo aver schivato il primo colpo sferrato, rispose con un pugno preciso e potente che sdraiò a terra il focoso aggressore.
Ottorino Mannocci giocò nella Robur per quattro campionati disputando in totale 83 partite. Ritornato a Livorno continuò a lavorare al porto, mai dimenticando i colori bianconeri. Anche questa è storia. (Nicola Natili)
Fonte: FOL e Museo Robur
