Le richieste di Palazzi: «Catania retrocesso in Lega Pro a -5»

Retrocessione in Lega Pro e cinque punti di penalizzazione per il Catania, cinque anni di squalifica per Antonino Pulvirenti. Stefano Palazzi non frena sulla strada del «premio» per la «collaborazione» dell’ex presidente reo confesso, senza attenuare però la durezza della sua ricostruzione davanti al Tribunale presieduto da Sergio Artico. TENTATO E CONSUMATO In pratica, dice il procuratore della Federcalcio nella sua requisitoria, non solo ci sono prove dell’illecito per sei partite, ma anche dell’esistenza di «un’associazione con un vincolo stabile e un programma sociale». Con un obiettivo chiarissimo: salvare il Catania che stava sprofondando verso la Lega Pro. E «non si può ridurre l’accaduto a millanteria o truffa». Lo dicono anche gli intrecci con le scommesse e i flussi anomali delle giocate. Insomma, l’illecito non solo fu «tentato», insiste Palazzi, ma anche «consumato».

PREMIO Poi il procuratore gira pagina: «Pulvirenti ha fornito un apporto collaborativo in sede penale e disciplinare». Gli si deve dunque «riconoscere il beneficio dell’articolo 24, comma 2», una fattispecie prevista dal nuovo codice di giustizia sportiva che vuole appunto premiare «collaborazioni fattive per la scoperta o l’accertamento di fatti». Attenzione, non è un patteggiamento (per l’illecito è vietato) anche se gli somiglia. Si tratta di una «proposta» della Procura su cui la difesa di Pulvirenti e del Catania si sono impegnate a non impugnare la condanna. Nel calcio, dice Palazzi, la collaborazione è rarissima. «Solo con questi atteggiamenti, può essere spezzata l’omertà». ORA IL TRIBUNALE Ora i giudici si sono presi un po’ di tempo, la sentenza potrebbe arrivare stasera (una condivisione dell’impostazione di Palazzi con qualche punto in più di penalizzazione?), più probabilmente domani. Qualche ora in più perché avremo insieme dispositivo e motivazioni. Se il Tribunale decidesse per una sanzione più dura, il Catania potrebbe fare ricorso. La giurisprudenza non esclude situazioni in cui, pure con un accordo Procura-difese, si possa decidere per un’altra soluzione. Capitò anche per l’omessa denuncia e la squalifica di Antonio Conte. Ma allora si trattava di un vero patteggiamento, che fu rifiutato.

DASPO Di certo, i cinque punti di penalizzazione in Lega Pro hanno già scatenato polemiche a non finire, rappresentate dall’«indignazione» del presidente della Lega B, Andrea Abodi. Mentre da Catania giunge anche la notizia di un daspo di 5 anni per Cosentino e Pulvirenti disposto dal questore Marcello Cardona. Alla fine della giornata processuale, l’incolpato numero uno respinge chi parla di richieste troppo leggere da parte di Palazzi: «Ho collaborato sin dall’inizio. Ho fatto i nomi di altri giocatori e situazioni che sono coperte da segreto, il procuratore deve fare ulteriori indagini. In ogni caso ho chiuso con il calcio».

E ORA SAVONA-TERAMO Per il suo avvocato, Eduardo Chiacchio, «Pulvirenti è il più grande collaboratore della giustizia sportiva. E se non ci fosse stata la sua confessione, questo processo non si sarebbe potuto svolgere». Parole pronunciate dopo le considerazioni durissime formulate da Mattia Grassani, l’avvocato dell’Entella, che tornerà in Serie B dopo la retrocessione del Catania: «Il più grande illecito sportivo della storia moderna del mondo del calcio, costruito da una vera organizzazione a delinquere». Un botta e risposta che ha anticipato la sfida di oggi, quando i toni saliranno ancora fra i due legali, che difendono rispettivamente le ragioni del Teramo (Chiacchio) e quelle dell’Ascoli (Grassani), che subentrerebbe in caso di retrocessione degli abruzzesi. Il caso Savona-Teramo – fra gli incolpati 5 società e 11 tesserati – aprirà la seconda giornata di processi. Poi toccherà al terzo filone, sempre figlio dell’inchiesta Dirty Soccer di Catanzaro.

NUOVI CAPITOLI? Palazzi ha anche formulato altre richieste di condanna per Cosentino e il dirigente Piero Di Luzio (stralciata invece la posizione di Fernando Arbotti): cinque anni di inibizione (il massimo) con preclusione, più altri tre anni «in continuazione».Una richiesta contestata naturalmente dall’avvocato dell’ex a.d. Daniele Piraino: «Non c’è neanche un’intercettazione che compromette Cosentino e alla prima occasione è stato scarcerato dallo stesso gip». La sensazione è che l’inchiesta, costretta a livello sportivo a fare in fretta, dovrà scrivere inevitabilmente altri capitoli nelle prossime settimane.

Fonte: La Gazzetta dello Sport