Le reazioni di Abete, Beretta e Preziosi dopo i fatti di Genova

«Non è pensabile che il mondo del calcio ceda a un ricatto davanti a soggetti identificabili e sanzionabili. Il problema è che questi episodi vanno denunciati, non si può dire sono sempre gli stessi,  altrimenti scatta un meccanismo omertoso che può creare danni al mondo del calcio». Il presidente della Figc,Giancarlo Abete dopo i fatti di Genova chiede ai club di assumersi la responsabilità di fronte a certa parte della tifoseria. «Vanno denunciati e perseguiti» dice a Radio anch'io lo sport Abete è diretto con le società e esige, a chi ha ruoli di responsabilità nel calcio, di isolare la parte insana del tifo. «Se c'è tolleranza o speranza che poi le cose non succedono non si può rimanere stupiti – ha insistito il presidente federale -. Le società, i dirigenti hanno delle responsabilità e quando si hanno dei ruoli sia a livello dirigenziale che di professionisti ci si deve assumere la responsabilità. Non fa piacere avere contro una parte della tifoseria ma bisogna assumerse il rischio che i propri comportamenti non siano graditi». Per Abete non basta dire che certe presenze all'interno delle tifoserie sono note: servono denunce e prese di distanze nette.«Occorrono denunce molto più forte e che non si pensi che le cose vanno a posto da sole – ha insistito il presidente della Figc -. Ieri si è vista una cosa inaccettabile, la resa davanti a una violenza. Si parla di cultura e di rispetto delle regole e di necessità che chi non le rispetta venga emarginato». La consegna delle maglie agli ultrà da parte dei giocatori genoani è il gesto simbolo. «Non va data vinta a questi delinquenti – aggiunge Abete – quella della consegna della maglie è una resa. La maglia si disonora non perdendo una partita perchè si è più deboli, ma quando si rinuncia a portarla e la si consegna alla critica e al dileggio davanti a soggetti che non meritano nulla e che peraltro sono facilmente identificabili. Non si capisce perché siano ancora in circolazione». «Sono fiducioso che vengano individuati uno per uno e abbiano il massimo della pena in base alle norme vigenti» sottolinea però Abete che non vede analogie tra i fatti di Genova e quelli dell'Olimpico quando venne sospeso il derby di Roma con i tifosi padroni del campo. «Allora scattò una psicosi collettiva con la convinzione profonda che ci fosse stato il morto – spiega Abete -, coinvolgendo una pluralità di persone. A Genova la situazione è collegata a un evento sportivo normale: si tratta di persone che hanno il gusto di esporsi e vogliono fare una provocazione: adesso porteranno lo scalpo delle maglie come la dimostrazione che loro sono stati più bravi degli altri».

Queste le parole di Beretta: «Sarebbe molto importante dimostrare che chi si macchia di colpe del genere, sia chiamato a rispondere in maniera molto pesante e molto diretta. Intanto bisogna applicare con la massima severità tutte le norme esistenti. Non è sufficiente squalificare il campo,bisogna riuscire a fermare questi facinorosi che creano un danno al calcio, al Genoa e all'immagine di questo mondo» Sulla sospensione della partita Beretta sottolinea che «spesso i responsabili dell'ordine pubblico sono chiamati a prendere decisioni veloci e difficili in pochi momenti. Non si può essere indulgenti con questi comportamenti. Dobbiamo renderci conto che rispetto a episodi di questo genere e ai loro protagonisti, serve dal punto di vista giuridico tolleranza zero».

Questo invece il presidente del Genoa Enrico Preziosi, intervenuto a Radio Anch'io Lo Sport su Radiouno.
”Le dichiarazioni che ho fatto le penso profondamente e ne sono convinto. Alcune centinaia di tifosi sono assimilabili alla delinquenza organizzata. Bisogna colpire queste persone e fare in modo che non vengano più allo stadio. Bisogna pur dire queste cose, non e' un fatto solo genovese. Perche' 70-80 persone riescono a prevaricare su 25 mila persone che vogliono assistere a uno spettacolo? Questi sono solo delinquenti". E' stato detto che Preziosi ha ordinato di consegnare le maglie: "Non entro in polemica. Ho solamente detto che se le maglie date i tifosi sarebbero state sostituite da altre maglie va bene, le regaliamo per stare tranquilli, ma dopo abbiamo rifiutato. Nessuno della polizia ci ha detto di darle o non darle, ma il problema e' che 70-80 persone entrano in un altro settore e minacciano l'invasione di campo. Sono riconoscibili? Certo ed e' questa la risposta che mi attendo, mi auguro di non dovere assistere ad altri spettacoli di questo tipo. So di rischiare con queste parole, ma io mi chiedo se e' il caso di continuare a investire. Da noi c'e' la cultura del tifo, qui ogni sconfitta e' un dramma. A parte che non siamo retrocessi, ma se dovesse accadere significa che l'avremo meritato sul campo. Giocare fuori da Genova? Se questo e' il clima e' evidente che preferiamo giocare in un altro stadio, dispiace per coloro che hanno pagato l'abbonamento ma cosi' non si puo' andare avanti".

Fonte: Radio Anch’io lo Sport