Le due facce del calcio

Acquisti e cessioni di giocatori, iscrizioni mancate e scompaginamento dei campionati, acquisizione dei diritti di società in crisi e diritti televisivi. L’estate è dalla notte dei tempi il periodo chiave per l’economia che ruota attorno al mondo del calcio. Ma procediamo con ordine, andando ad analizzare alcuni dei fattori che regolano l’economia del pallone e ne costituiscono le fondamenta per la sua esistenza.

I primi cinquanta giorni del calciomercato hanno visto una speculazione dei prezzi d’acquisto, segno evidente che i fondi internazionali e i brand che contano sono tornati prepotentemente nell’emisfero del calcio internazionale. Un esempio su tutti, il caso Geoffrey Kondogbia. L’ex centrocampista del Monaco, passato per 40 milioni di euro all’Inter di Thohir, è stato il protagonista di un’asta folle tra la cordata indonesiana che governa la società nerazzurra e la Doyen Sports, alleata del nuovo socio di Silvio Berlusconi, il broker thailandese Bee Teachaubol. La domanda che molti di noi ci siamo posti è: da dove arrivano tutti questi milioni di euro? Da dove arrivano questi vagoni zeppi di euro che per molti anni sono mancati nella città meneghina? La risposta è semplice. Moratti e Berlusconi si sono appoggiati alle casse sconfinate delle due cordate asiatiche per risollevare le sorti di due club, che indebitati fino al collo sono stati costretti a vendere una buona fetta delle loro azioni ai nuovi ricchi. Mr Bee e la famiglia Thohir, visto il successo della nostra Serie A nel continente asiatico, hanno intelligentemente investito su due brand di richiamo internazionale, ovvero l’Inter e il Milan, per diffondere il proprio marchio nel loro bacino d’utenza.

Il caso Kondogbia non è l’unico di questa sessione infuocata di calciomercato. A fare scalpore negli ultimi mesi sono state anche le campagne acquisti di Juventus e Bologna. La Vecchia Signora, reduce da una stagione trionfale che l’ha vista sfiorare il triplete, ha messo a segno quattro colpi di livello. Su tutti spiccano i 40 milioni di euro sborsati al Palermo per Paulo Dybala, oltre agli acquisti di Zaza, Mandzukic e Sami Khedira. Secondo quanto riportato recentemente dalla Gazzetta dello Sport, la Juventus chiuderà il 2015 con un fatturato vicino ai 350 milioni di euro, un bilancio frutto non solo delle cessioni eccellenti (Vidal, Pirlo e Tevez), ma anche di una gestione societaria in cui il marketing la fa da padrone. I milioni provenienti dai diritti televisivi, il patrocinio di sponsor come l’Adidas e il colosso delle scommesse sportive bwin, gli introiti derivanti dallo Juventus Stadium hanno reso la Vecchia Signora un modello da seguire in Italia e nel mondo. Tra le nuove forze economiche della Serie A spicca anche il Bologna FC, neopromosso dopo un anno di purgatorio nella serie cadetta, che grazie agli sforzi economici compiuti dalla cordata americana composta da Saputo e Tacopina sta allestendo una squadra competitiva in vista della prossima stagione. I 19 milioni di euro spesi per il colombiano Quintero sono il segno evidente che la dirigenza vuole riportare la squadra felsinea nelle zone alte della Serie A, una missione resa possibile da partnership importanti come quella con l’operatore britannico 32Red, che da qualche stagione è uno dei partner ufficiali del Bologna FC. Gli operatori di scommesse e le piattaforme di casinò, come evidenziato per la Juventus e il Bologna, si stanno prepotentemente inserendo nel mondo del calcio, instaurando partnership con le tv che si occupano delle trasmissioni in esclusiva dei campionati e delle competizioni europee, oltre a rivestire il ruolo di sponsor ufficiali di decine di club italiani. L’interesse e il volume di euro che ruotano attorno al calcio nostrano continuano però a focalizzarsi solo su Serie A e Serie B, oscurando la Lega Pro e gli altri campionati che avrebbero bisogno come il pane di sponsorizzazioni del genere per mantenersi in vita e evitare fallimenti inaspettati per mancanza di patrocinatori e introiti dai diritti televisivi. Il calcio ha ormai due facce, quelle dei potenti sostenuti da brand milionari di scommesse e marchi internazionali e quello provinciale che si sostiene a stento con le forze di imprenditori impavidi. Questa disparità non giova al calcio italiano, che dovrebbe investire maggiormente in quei campionati dove nascono e crescono centinaia di piccoli campioncini che potrebbero rappresentare il futuro del movimento.

Fonte: Fedelissimo online