Le cose lunghe diventano serpi e quella di Taverne è diventata un pitone!

Il problema esiste e nessuno lo nasconde, ma forse è arrivato il momento di vedere la situazione del campo di Taverne in un’ottica diversa, da un punto di osservazione inserito nel contesto attuale. Fin dall’inizio si è capito che l’operazione Taverne fosse una “marchetta” quasi imposta a Mezzaroma, a meno che qualcuno non creda ancora che l’ex azionista della defunta AC Siena, non fosse rimasto folgorato sulla via di Taverne. Lui sicuramente ci ha messo del suo (quando ha firmato aveva una pistola alla tempia?), ma il quadro attuale è totalmente diverso. Che anche il Siena ne avesse potuto trarre dei vantaggi (meno di quanto si pensi) è indiscutibile, ma le modalità e la strada intrapresa fin dall’inizio lasciavano intuire che si sarebbe andati poco lontani. Nel corso degli anni, i dubbi di molti si sono dimostrati fondati e oggi la società Taverne si vede privata di un impianto, bello o brutto, piccolo o grande, che gli permetteva di svolgere la propria attività e un’importante azione sociale. Il Siena è saltato, Mezzaroma quasi e i disagi per chi gestisce la società delle Taverne sono aumentati a dismisura. Che il sindaco di Siena, Bruno Valentini, cerchi una soluzione è apprezzabile, ma ci sembra poco percorribile la strada scelta, ovvero quella di caricare tutte le spese per il completamento o il rifacimento dell’impianto sulle spalle della neonata Robur Siena. Sarebbe forse più giusto rivedere tutta l’operazione con i tre soggetti interessati: il Comune di Siena, le Taverne e la Robur Siena.

Il primo perché comunque proprietario dell’impianto, gli altri due perché dovrebbero convivere nello stesso. Così come sarebbe più giusto e corretto dividere per due o per tre le spese per il completamento. La Robur Siena, non dimentichiamolo, è una società dilettantistica, nata da poco che sta affrontando con dignità e concretezza i tantissimi problemi che il ripartire da zero comportano. Pretendere che s’imbarchi in un’avventura così dispendiosa non è né giusto né possibile visto che i problemi che dovrà affrontare sono ancora tanti. Si trovino altre soluzioni, si cerchi il modo di mettere fine allo scempio di Taverne, di permettere alla società locale di praticare il calcio e curare il settore giovanile, ma non si pretenda che sia solo la Robur  a risolvere una situazione incancrenita  che riguarda un’intera comunità.  Se alla Robur sono stati negati interventi per cercare di salvaguardare la categoria, è quanto meno inopportuno chiedergli di salvare una situazione figlia delle passate gestioni. Se un capitolo si è chiuso, è chiuso per tutto e tutti., noi abbiamo già dato.  (Nicola Natili)

Fonte: FOL