Lapo Mangiavacchi: “Lavorare a Siena è un orgoglio inestimabile. Qui ho trovato persone eccezionali”

La sua famiglia si è spesa da sempre per il calcio del territorio. Non solo a San Quirico, dove risiede, ma anche per la Robur, un amore storico e mai nascosto. Se Arnolfo e Claudio hanno aiutato la causa bianconera da dietro la scrivania, rivestendo ruoli dirigenziali, Lapo Mangiavacchi ha preferito il rettangolo verde. Nella stagione appena conclusa, infatti, il più giovane della famiglia sanquirichese ha fatto parte dello staff dei fisioterapisti che per tutto l’anno sono stati a fianco della squadra. Con lui abbiamo parlato dopo l’allenamento congiunto di sabato.

Lapo, che effetto ha fatto scendere sul campo della squadra del tuo paese da avversario?

“Un po’ strano, perché finora c’ero sempre andato da giocatore. Mi ci sono ritrovato come avversario dal punto di vista lavorativo ed è stato molto particolare”.

Te la senti di fare un bilancio di questa stagione?

“È stata una stagione lunga e abbastanza travagliata, soprattutto per le difficoltà incontrate da gennaio in poi. Eravamo partiti abbastanza bene, con un bel lavoro durante la preparazione. Abbiamo trovato ragazzi da subito molto disponibili”.

Poi si è concretizzata l’ufficialità del ripescaggio.

“Sì, ed era già metà agosto. Sono cambiati 3/4 della rosa e la maggior parte dei giocatori è arrivata senza preparazione. Lo staff ha subito cercato di mettere i calciatori nelle migliori condizioni. Mister Gilardino e Caridi sono stati molto bravi, poi nella parentesi Maddaloni, che comunque ringraziamo, abbiamo avuto un po’ di difficoltà. I risultati faticavano ad arrivare, ma il gruppo è sempre stato unito e coeso. Negro ha tirato avanti per due partite con la massima disponibilità. Padalino infine ha fatto un lavoro egregio perché, soprattutto ad un certo punto, la salvezza non era così scontata”.

A livello personale ti ritieni soddisfatto del tuo percorso?

“Mi sento maturato, avendo la fortuna di essere affiancato da uno staff molto competente. In modo particolare i miei colleghi, Giulio Leonardi e Federico Aoli. Li ringrazio tantissimo, sono due ragazzi eccezionali dal punto di vista umano e lavorativo. Mi hanno fatto crescere molto”.

Come è stato l’ambientamento in bianconero?

“Sono stato accolto bene da subito, Giulio (Leonardi, ndr) c’era già dall’anno scorso e mi aiutato ad integrarmi al meglio. Siamo della stessa zona, e avere qualche cosa in comune agevola. Non a caso abbiamo instaurato una bella amicizia, che ha facilitato il lavoro”.

Con i calciatori invece?

“Ho voluto sempre mostrare disponibilità e chiarezza. Con qualcuno ho legato un po’ di più, ma ho cercato di dare il massimo con tutti. Forse i giocatori più giovani si saranno sentiti maggiormente a loro agio, penso a Mora, Meli, Bani. Con loro sono quasi coetaneo e il feeling è scattato subito. Ma ho instaurato un bel rapporto anche con i più esperti”.

Avete avuto il vostro bel da fare in questa stagione visti i numerosi infortuni muscolari.

“Alla base di ogni infortunio non c’è sempre solo una causa, sono multifattoriali. Di sicuro il passaggio dal campo in erba di Castellina a quello in sintetico dell’Acquacalda può aver influito, così come la continua alternanza tra il sintetico degli allenamenti all’erba nelle partite. Un altro fattore è che molti sono arrivati a ritiro iniziato senza preparazione. In un mese e mezzo è difficile mettere benzina nelle gambe. Se avessimo avuto tutta la squadra a disposizione dall’inizio i ragazzi sarebbero stati meglio, avendo modo di lavorare con più calma”.

Il connubio fra il Siena e la famiglia Mangiavacchi va avanti da anni. Cosa significa per te essere alla Robur?

“Non ci sono parole, è un orgoglio inestimabile. Speriamo che nel prossimo futuro la Robur riesca veramente a tornare ai livelli precedenti. Lo meritano la città, i tifosi e tutta la gente che ci lavora e tira la carretta”.

Il tuo auspicio per il futuro?

“Se ci sono le possibilità, rimanere a Siena sarebbe l’ideale. Potrei crescere ancora e farlo vicino a casa. Devo riparlare con la società, speriamo di trovare un accordo”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol