La trasferta vista dal Frensis: Lastrigiana vs Siena

L’entusiasmo alle stelle di questo periodo ci permette di riempire facilmente un pullman dove tra un seggiolino e un altro, prendono posto i tifosi i quali si appassionano per le vicende che vedono protagonisti gli attori principali nella telenovela dello stadio. Il pranzo in sede e la trasferta in bus sono gli anelli di congiunzione per catturare umori, pareri e aspettative di ognuno di noi. Un coacervo di idee proiettate sia verso il club che verso il mondo che circonda il pianeta Robur. Due eventi hanno caratterizzato e condizionato questa trasferta. La notizia sulla sorte del Rastrello che ancora non è definita e definitiva a poche ore dalla partenza per Lastra a Signa e le condizioni del campo di gioco ai limiti della praticabilità per il confronto contro la Lastrigiana. La giornata è uggiosa mentre in tutte le precedenti trasferte ci aveva sempre accompagnato un sole beneaugurante. Arriviamo così all’ impianto sportivo e nel fare il biglietto ci viene consegnato un foglio con le formazioni delle squadre e tra scroscianti risate leggiamo che l’allenatore del Siena è Argilli. La struttura è di uno squallore tenebroso compreso il terreno di gioco e il bar è posto a 100 metri fuori dallo stadio, con un andirivieni che scoraggia anche le forze dell’ordine, infatti, nell’intervallo nessun presidio presso i cancelli ostacolerà l’uscita e l’entrata a chiunque. La partita non decolla e si trascina stancamente verso un epilogo che è riassunto molto bene nelle parole di Gill in conferenza stampa. Ma poi succede che i tifosi si mettono a sognare e tutti sappiamo che ” in tanti si sogna meglio ” e allora durante la pausa tra il primo e il secondo tempo la squadra bianconera ritorna in campo con un comunicato dove annuncia che dopo averci provato per 45 minuti è impossibile in quel campo portare a termine la sfida. Che la salute dei giocatori non va messa in pericolo e il rispetto per il pubblico garantito per non costringerlo ad assistere ad un incontro mortificante.  Sport, salute e spettacolo sono le prerogative per un obiettivo comune. Ci daranno partita persa a tavolino ma la società e la squadra perseguono valori che vanno oltre la sfida o l’esito del campionato. Non ha senso cercare di essere virtuosi obbligando le società a dotarsi di ” quote ” quando gli stessi vengono buttati allo sbaraglio in campi come questo. Parleranno di noi nei prossimi giorni, televisioni e giornali. La nostra scelta di non terminare la partita dovrà far riflettere tutti e i nostri tifosi, che di umiliazioni ne hanno ricevute in dosi massicce, capiranno e ci sosterranno anche in questa battaglia. Dagli spalti un urlo feroce si leva prendendo in prestito le parole di Paolo De Luca :  quando sogniamo noi per gli altri so c…. amari (Francesco Ducci)