La tessera del tifoso cambia volto Malagò rilancia le celle negli stadi

Tutti insieme, Polizia, Leghe, Federcalcio, Coni, a fare «gioco di squadra» per disegnare «il calcio che vorrei». È successo ieri, una sorta di pit stop nel lavoro della task force che sta disegnando una nuova politica anti-violenza, la cosiddetta «fase 2» (l'espressione è del prefetto Vincenzo Panico, che guida il gruppo di lavoro), che non molli nulla sulla sicurezza, ma semplifichi l'accesso agli stadi. La fumata bianca arriverà a fine marzo: le misure scelte diventeranno operative dalla prossima stagione. Ma intanto, c'è un allarme. Nella stagione 2013-2014, infatti, i numeri hanno cominciato a girare. C'è un'inversione di tendenza rispetto al meno 60 per cento di incidenti dal 2007 delle annate precedenti.

Stagione dura In questo momento, infatti, il bilancio rispetto a un anno fa è negativo: più incontri con feriti (49 contro 39), più feriti fra le forze dell'ordine (64, un anno fa erano 43) e fra i civili (57 rispetto a 36). È stato lo stesso capo della Polizia, il prefetto Alessandro Pansa, a non nascondere i dati, pur rimarcando che il problema è internazionale: «In Germania si sta riflettendo sulla crescita della violenza e sulla sottovalutazione del connubio sport-politica». A fine intervento Pansa è stato poi raggiunto dal presidente della Lazio, Lotito, che ha voluto dirgli la sua: «Bisogna fare prevenzione, ma ci vuole anche un'azione di repressione utilizzando le leggi che abbiamo».

Tifosi-società A fare da apripista al dibattito è stata l'inchiesta di «Polizia Moderna» sull'argomento, che ospita anche un'intervista al c.t. Prandelli: «Educare giovani e ascoltare i bambini per prevenire la violenza negli stadi». La rivista dà la parola anche al presidente del Coni, Giovanni Malagò, che ribadisce: «La tessera del tifoso ha fatto il suo tempo». Rilanciando pure il modello inglese di stadi dove sia possibile anche detenere e processare per direttissima i responsabili di violenze. Le linee guida della fase 2 sono chiare: tessera «riformata» («chiamiamola fan card e facciamone uno strumento di servizi in stadi digitali», ha detto Francesco Soro, capo di gabinetto Coni), semplificazione della vendita dei biglietti, ottimizzazione dell'impiego degli steward («che sono comunque quadruplicati», ricorda il presidente Abete). Lo snodo, comunque, è quello dei rapporti tifoserie-società. Roberto Massucci, vice presidente operativo dell'Osservatorio, lo sottolinea: «Non è possibile che la Roma, società con cui peraltro abbiamo una straordinaria collaborazione, non sappia che 500 suoi tifosi si sono dati appuntamento alla Stazione Termini per partire per Napoli. Senza treni per tornare indietro».

Fonte: La Gazzetta dello Sport