La situazione della Robur, cosa dicono i quotidiani senesi: La Nazione

Dopo le sensazioni, lievi ma positive di martedì sera, ieri è stata invece la giornata del silenzio intorno ai drammatici problemi economici del Siena. L'ennesima ormai dalla metà di maggio. Un silenzio preoccupante, in alcuni momenti addirittura assordante, vista la portata e l'importanza che invece avrebbero le parole degli interlocutori e dei protagonisti in un momento del genere. Il futuro della Robur però non può davvero più attendere. Ormai siamo giunti nella settimana che porterà il Siena al verdetto finale, al dentro o fuori.

Oggi, come da prassi, la Lega Serie B estrometterà la Robur dal campionato per le note inadempienze. Da oggi al 16 però la speranza è quella di riuscire comunque, e con gravissimo ritardo, a pagare, e quindi quasi automaticamente presentare il ricorso per la riammissione. Passaggio che previo il pagamento degli stipendi arretrati sarebbe praticamente automatico, e che il 19 diventerebbe ufficiale, dopo il consiglio federale.

Il problema però resta, e di enorme grandezza. Entro il 16 il Siena deve necessariamente adempiere a tutto ciò che viene regolarmente richiesto, altrimenti, e questa volta davvero, la Robur sarà fuori dal calcio (solo professionistico?), sbattuta nelle cronache (sportive e non) nazionali, come emblema dell'inadempienza di una società figlia di una città che negli ultimi mesi ha già dovuto passare momenti nerissimi. I colloqui proseguono interminabili, lenti, privi di certezze.

Da una parte i rappresentanti e consulenti di Massimo Mezzaroma, dall'altra i vertici della banca Monte dei Paschi. La mediazione delle istituzioni è forse davvero l'unica ancora di salvezza per la società, che nelle ultime ore è stata costretta a rivedere alcuni puti salienti del suo programma economico finanziario per il futuro.

Tanta solerte concertazione forse poteva arrivare prima, fin dalla fine di maggio (anche se in momento ancora non si era insediato il nuovo sindaco) o comunque immediatamente dopo l'ennesimo scoglio non superato, ovvero quello del 25 giugno. In ogni caso non è adesso il tempo dei rimpianti e dei rimorsi, che sono tanti e che si perdono nel tempo. Ora è il momento di fare qualcosa di concreto per salvare davvero la Robur, i suoi 109 anni di storia, il lavoro dei dipendenti e la fede e la passione di chi la tifa e la segue ovunque da una vita.

Dopo di che arriverà inevitabile, se le cose prenderanno la piega che nessuno si augura, il momento delle accuse, del `poteva essere fatto', del teatrino delle responsabilità da scaricare. Il tutto, ovviamente, a spese della Robur e di chi ci tiene davvero.

Fonte: La Nazione