La saga Mezzaroma-Lotito, parenti serpenti

No, non può essere solo una partita di calcio. Siena-Lazio che domani pomeriggio dà il via al nuovo anno della Serie A è qualcosa di molto più complesso. E intrigante. E’ la sfida tra due rami di una stessa famiglia, un tempo unitissima e potentissima, oggi divisa fino al punto che i suoi membri s’ignorano. Quasi una saga, degna di Dallas, Dynasty e tutti i polpettoni televisivi infarciti da odi e veleni di famiglie che, allargando le loro dimensioni e le loro ricchezze, hanno finito inevitabilmente per spaccarsi. E non parlarsi più.

Parenti serpenti – E come definirli sennò? Da una parte ci sono i «padroni» del Siena Massimo e Valentina Mezzaroma, figli di Pietro, il capostipite della famiglia che tra gli anni ’70 e ’90 ha creato interi nuovi quartieri della capitale; dall’altra parte c’è il patron della Lazio Claudio Lotito, marito di Cristina Mezzaroma, cugina di Massimo e Valentina in quanto figlia di Gianni, uno dei due fratelli di Pietro (l’altro è Roberto). Fino a metà anni ’90 Pietro, Gianni e Roberto sono stati una cosa sola: il loro lavoro ha creato un autentico impero nel campo dell’edilizia. E i loro figli, che oggi non si parlano, erano come fratelli. Poi le discussioni, le divergenze, i sospetti, i litigi. E, inevitabile, la rottura. Come sempre accade quando i confini di un’impresa si allargano troppo. E quando i soldi che produce cominciano ad essere davvero tanti. Pietro resta da solo, Gianni e Roberto si mettono in proprio. I loro figli, prima cugini quasi fratelli, diventano degli estranei.

Fattore Lotito – Qualcuno, maliziosamente, sussurra che le divisioni iniziarono quando in famiglia entrò Lotito, sposando Cristina Mezzaroma. I tempi effettivamente coincidono, ma solo quelli. Anche perché l’attuale presidente della Lazio non ebbe alcun incarico all’interno dell’impresa di famiglia. Una spaccatura, però, Lotito la produsse. Calcistica. Perché in una famiglia profondamente e ferocemente romanista si insinuò un laziale come lui. All’Olimpico ancora si ricordano di quel derby (metà anni ’90) in cui in tribuna autorità all’interno del clan Mezzaroma un uomo osò esultare ad un gol della Lazio. Era Lotito, ovviamente. «Infatti lui non è nostro parente», sottolinea oggi Valentina Mezzaroma. E in un’intervista di qualche tempo fa, Massimo aggiungeva: «Nella nostra famiglia mai ci sono stati e mai ci saranno laziali».

Il gelo – Certo, se paragonata ai problemi di eredità di un impero economico, queste divisioni calcistiche fanno un po’sorridere. Ma pure queste hanno contribuito, e non poco, a dividere il cugino«acquisito» Lotito dai Mezzaroma e questi ultimi tra di loro. Ecco perché Siena-Lazio di domani sarà un nuovo capitolo di quella che è una specie di guerra dei Roses. Loro, i protagonisti, si ignoreranno come sempre. Come avviene in Lega calcio quando Claudio Lotito e Massimo Mezzaroma si ritrovano per le consuete riunioni tra presidenti. E come avviene in Campidoglio (sede del Comune di Roma) quando il sindaco invita i dirigenti delle principali realtà sportive cittadine (Massimo Mezzaroma è anche presidente della M.Roma, la squadra di pallavolo della capitale). E come è avvenuto nell’unico precedente tra il Siena dei Mezzaroma e la Lazio di Lotito. Si giocò il 23 marzo del 2010 all’Olimpico. Vinse la Lazio per 2-0 una sfida che era come una finale. No, non solo per l’incrocio Lotito-Mezzaroma, ma anche perché entrambe le squadre erano in lotta per non retrocedere. I biancocelesti poi si salvarono, il Siena invece retrocesse. Ma è risalito subito in A. Per la gioia di Massimo e Valentina Mezzaroma. Che potranno così consumare la vendetta (solo calcistica, per carità) contro il cugino-intruso Lotito. Che invece sogna di dare loro l’ennesimo dispiacere. Ma, quasi certamente, a Siena non andrà.

Fonte: La Gazzetta dello Sport