La Robur vince, altri appena ‘pareggiano’ di Paolo Brogi

La Robur ha vinto, viva la Robur. L’esordio da tre punti era la cosa che contava di più e la missione è stata compiuta. Il 2-1 all’Ostia Mare è una roba ormai vecchia e ampiamente trattata in ogni dove, quindi non mi soffermerò su questo, anche perché la partita non mi è stato consentito vederla allo stadio ‘Franchi’ e su questo mi soffermerò,  più avanti.

Adesso è invece l’ora di gettarsi sul tema caldo, quello affrontato negli ultimi giorni, e qui arriviamo agli altri che ‘appena pareggiano’. Parliamo dal nuovo stemma del Siena, tanto criticato. Ebbene devo dire che l’ho studiato a fondo e non riesco veramente a capire come sia stato prodotto. Non è brutto, direi piuttosto insignificante.   Non ho mai avuto la famosa vena artistica, tipo quelli che davanti a uno scarabocchio ci vedono la vita, il sogno, la paura, l’attesa e compagnia bella, però pur girando il foglio sui quattro lati al nuovo stemma o logo del Siena non riesco a dare una lettura. Per parlarci chiaro se a qualcuno piace è perché è obbligato a farselo piacere. E basta. Ovviamente, come tutti credo, speravo in qualcosa di migliore o almeno più significativo ma accetto la scelta fatta da chi promette di riportare in alto la nostra vecchia Robur. «Belli i tempi della serie A  vero? Ci torneremo». Questa la frase che un componente della nuova società si è lasciato scappare e io voglio almeno provare a crederci. Perché davanti ai giocatori forti con la maglia bianconera, alle vittorie sul campo e ai primati in classifica, ogni stemma, logo o divisa per me passano in secondo piano. E’ brutto detto così? Chissenefrega. Siamo in una società dove conta tantissimo la sostanza e quasi niente la forma. Se l’armeno che guida e foraggia la vita calcistica bianconera  ha pensato e prodotto quei tanti bastoncini messi in fila, avanti così. Non mi piace ma mi adeguo per un bene comune più grande e di tutti, il risorgere della nostra amata Robur. Ho apprezzato le alternative  proposte da alcuni tifosi sul web, tutte belle e accattivanti. Ma ragazzi vi sembra il caso di andare da chi magari il suo stemmino lo ha pensato di notte e prodotto, tirarlo per la giacca, dirgli hai fatto una cazzata e ora metti questo? No dai non si può e soprattutto non serve a niente ai fini dell’effetto generato. In fondo tutto il mondo è paese, basta guardare cosa gira in fatto di maglie e appunto stemmi in tutta Italia per capire che aria tira. Quindi prendiamoci il nostro improbabile logo e andiamo avanti in questo campionato perché al momento mi pare che le cose con la coppia formata dall’attivo diesse  Grammatica e il dinamico patron sosia di un giovane Carlo Pedersoli, ai tempi delle vittorie nel nuoto,  stiano andando nella direzione giusta.

Sugli accrediti allo stadio invece avrei qualcosa da ridire, e qui si torna al discorso iniziale.

Le richieste le faccio io per La Nazione e quindi vi chiederete come sia possibile che il sottoscritto possa essere rimasto fuori. Ne avevo solo due e li ho doverosamente concessi ai nostri giovani e bravi giornalisti Guido e Angela rinunciando ad andare allo stadio. Spiace però che tanti ‘guardatori di partita’ siano invece stati regolarmente al loro posto, magari con la furbata del sito spacciato da testata. Potevo chiamare in causa il nostro Qs e farmi accreditare, inventare BrogiVatteloaPescaNews ed entrare ma non fa parte del mio dna. Alle 17 della domenica c’è chi va a prendere il the e guardarsi la televisione e chi invece arriva in redazione pronto a lavorare fino a tarda notte per regalare qualcosa di gradevole ai propri lettori il giorno successivo. Io faccio orgogliosamente parte di questa seconda schiera e il resto è noia. 

In ogni caso lo Scandicci Calcio mi ha accreditato e domenica prossima sarò a fare l’inviato dalla vicina terra fiorentina. Vi do dunque appuntamento per lunedì in edicola con La Nazione. Sperando di raccontare una grande partita e una bella vittoria.

Sempre forza Robur. (Paolo Brogi  e-mail paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL